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Il paradosso Mini-BoT: più contante per tutti

di Vitaliano D'Angerio


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3' di lettura

Essere o non essere. Per i miniBot vale lo stesso dilemma amletico. È debito o no? È una banconota o una quasi-banconota? Nel Governo italiano c’è confronto aspro sull’argomento. Al momento, come dato certo, vi è soltanto una mozione bipartisan votata il 28 maggio che giustifica una futura emissione di titoli di Stato di piccolo taglio per i ritardi delle amministrazioni pubbliche nel pagare le imprese. Quindi i miniBot servirebbero a sbloccare i pagamenti. Questa la premessa. Ma Bce, Bankitalia e il ministero dell’Economia hanno già detto che: o sono nuovo debito pubblico o una nuova moneta. E quest’ultima non è possibile, visto che l’unica moneta con corso legale in Italia è l’euro.

Effetto spread

Ecco la sintesi delle ultime due settimane che hanno messo in apprensione anche i mercati finanziari. Quali sono allora le ricadute concrete, attuali e future, per i risparmiatori? La prima si chiama spread. «Lo spread è cominciato a salire subito dopo la pubblicazione sull’Huffington Post il 15 maggio 2018 del contratto di governo Lega-M5S – afferma Andrea Terzi, docente di economia monetaria alla Franklin University e alla Cattolica di Milano –. Spread che ha ricevuto nuova forza il giorno della mozione sul miniBot votata in Parlamento. Se il Governo italiano porterà avanti la prova di forza con l’Ue dell’introduzione del miniBot, ci sarà ulteriore pressione sui titoli del debito pubblico italiano; lo spread salirà ancora con tante conseguenze negative per i risparmiatori italiani».

MiniBot: cosa succede se....

Sole24Ore e Plus24 hanno da tempo elencato tutti i «contro» dell’aumento dello spread e quindi rimandiamo alle puntate precedenti. Qui invece vogliamo usare il procedimento del what if : “cosa succede se...” nella quotidianità avessimo tra le mani un miniBot. «Nella mozione si prevede che con i miniBot vengano pagate le imposte – evidenzia Terzi –. Bene oggi si pagano con un addebito sul conto corrente soltanto telematicamente via F24. Il miniBot è invece esclusivamente cartaceo non in formato elettronico: le quasi-banconote, come le definisco, non entrerebbero mai nel sistema elettronico gestito e vigilato dall’Eurosistema». La carta è il primo ostacolo. Quindi ci saranno imprenditori o semplici privati che porteranno carrettate di miniBot di carta in banca per pagare le imposte. Sempre che gli istituti li accettino.

Troppa carta

«C’è dunque un ostacolo telematico. E poi le banche, nel caso dovessero accettare il miniBot per girarlo al Tesoro – aggiunge il docente – dovrebbero verificarne l’autenticità per evitare uno scherzo da “banda degli onesti”. Inoltre dovrebbero attrezzarsi per inviarle al Tesoro con furgoni e vigilantes. Ecco che a quel punto le banche sarebbero legittimate a chiedere una commissione per il loro lavoro». Rischio falsi, blindati, contante: sono anni che le banche provano a ridurre l’uso del cash. Con il miniBot si farebbe un salto indietro e vi sarebbero costi che andrebbero a gravare sui correntisti. «Sono molto scettico che tutto ciò accada – rileva Terzi –. Resta il problema dello spread e, ribadisco, la prova di forza su questo tema comporterà un danno per i risparmiatori italiani».

I debiti di Asl ed enti locali

C’è poi la questione dei debiti che fanno capo a enti locali, Asl e più in generale alla Pubblica Amministrazione. «La mozione del 28 maggio fa riferimento agli imprenditori che hanno crediti nei confronti della PA e che potrebbero utilizzare i miniBot per il pagamento delle tasse – ricorda Maurizio Mazziero, consulente finanziario ed esperto di tali tematiche –. Bene, facciamo l’ipotesi che sia stata già approvata la legge sui titoli di Stato di piccolo taglio, ipotesi priva di fondamento a mio parere. Se il piccolo Comune volesse pagare con i miniBot, dovrebbe chiedere al Tesoro di emetterli. A quel punto emergerà il debito e verrà immediatamente consolidato. Qual è il senso di tale operazione? Meglio dunque un tradizionale BTp». Inoltre, ipotizziamo per i miniBot anche un mercato secondario dove gli imprenditori volessero scambiarli: «Sarebbe impossibile realizzarlo: non c’è un formato elettronico ma soltanto carta – conclude Mazziero –. Dove avverrebbe lo scambio?».

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