Cassazione

Il parchimetro prende solo monete? La multa per la sosta gratis scatta lo stesso

Anche se l’apparecchio non è predisposto per le banconote e il Pos l’automobilista deve provare lo stesso di aver fatto tutto il possibile per pagare

di Patrizia Maciocchi

(Adobe Stock)

2' di lettura

Nessuna possibilità di lasciare, con un’alzata di spalle, la macchina sulle strisce blu senza pagare, perché il parchimetro prende solo soldi spicci che l’automobilista non ha. Inutile inveire contro il Comune fuorilegge che, ignorando quanto previsto dalla Legge di Stabilità 2016 - anche se in assenza di decreti attuativi - non ha adeguato i parchimetri predisponendoli ad accettare carte di credito, bancomat e banconote. Per la Cassazione (ordinanza 277) l’unico modo per evitare di essere sanzionati per l’illecito amministrativo, è dimostrare di aver fatto tutto il possibile per rispettare la legge: e dunque per pagare.

Dalla questua per le monete alla ricerca delle strisce bianche

Onere che potrebbe passare per la prova di una “questua” presso tutti i negozianti limitrofi, nel tentativo di cambiare le banconote con le preziose monete, quasi sempre introvabili per la dura legge della domanda e dell’offerta. Si può tentare di giocarsi l’ impegno improcrastinabile e importante, con nessuna anima pia nelle vicinanze utile a far uscire il guidatore dall’impaccio. O, ancora, la multa potrebbe essere evitata se non ci sono in aree prossime parcheggi free o a disco orario. Un peso in tutto questo può averlo anche l’ora nella quale avviene il fatto.

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Il miraggio delle sentenze dei giudici di pace

A far bene sperare gli automobilisti erano stati i giudici di pace che, nel 2017, e dunque a ridosso della Legge di Stabilità, da Fondi, a Firenze, da Civitavecchia a Prato, fino a Lodi avevano annullato le multe, con sentenze salutate forse con troppo favore dai giornali e lette in fretta. I giudici di pace, infatti, avevano accettato le giustificazioni degli utenti della strada sull’assenza di spicci, app, grattini ecc, per adempiere il dovere, addossando al tempo stesso al comune l’obbligo di dimostrare che il mancato adeguamento delle “colonnine” era dovuto a difficoltà tecniche. Restava però in capo all’automobilista il problema di “inventarsi” qualcosa, senza che si potesse parlare di provvedimenti che mandavano definitivamente in soffitta le multe in caso di colonnine obsolete. Il sogno della sosta selvaggia a scrocco degli enti locali, infatti, non è durato molto. La Suprema corte aveva fatto presto tornare il dovere di esporre il ticket sul cofano. Adempimento ora confermato, salvo prove diaboliche.

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