analisiil ruolo delle camere

Il “Parlamento degli insulti” ha perso la sua funzione

Da spazio per proporre e discutere leggi a teatro (o meglio teatrino) della nuova politica, litigiosa e in perenne campagna elettorale

di Montesquieu

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(Ansa)

3' di lettura

Con il termine riciclaggio, si intende, in questo contesto, la sostituzione di funzioni desuete con altre inedite. Nel caso, il Parlamento – organismo un tempo prestigioso e tutt'ora costoso, duplicato in due componenti identiche nel modello e nelle funzioni, le due Camere, Senato della Repubblica e Camera dei deputati - andrebbe sprecato se le funzioni esaurite non fossero sostituite degnamente. Il Parlamento è un organismo necessario e non sufficiente di tutte le democrazie.

Necessario, principalmente, per lo sviluppo della legislazione di un sistema e di un paese; ma anche per informare gli elettori delle grandi questioni, per controllare l’azione del governo. Nel nostro sistema le Camere concedono altresì la fiducia all’esecutivo. Esigenze di sintesi rimandano alle infinite occasioni in cui si è spiegato come queste funzioni, tutte senza eccezioni, siano nel nostro sistema atrofizzate, anchilosate, mantenendo dell’originale solo il loro nome e il posto nella Costituzione scritta. Per una spolverata di memoria: nessun ruolo effettivo residua alle Camere nella formazione delle leggi, la funzione legislativa è integralmente traslocata presso le sedi del governo.

Con risultati disastrosi per reputazione del Parlamento e dei parlamentari, per la qualità della legislazione, per la capacità di rappresentanza dei parlamentari. I propri intendimenti fondamentali, ad eccezione dell’iniziale dibattito sulla fiducia, i capi dei partiti li illustrano con i mezzi messi a disposizione dalla travolgente avanzata delle tecnologie, in via esclusiva ai propri simpatizzanti. Non in specifiche sessioni, ma ininterrottamente, di giorno e di notte. Se richiesti esplicitamente di presentarsi davanti alle Camere, come è capitato al penultimo ministro dell’Interno, sfuggono all’obbligo costituzionale e regolamentare di farlo, non essendo previsto e possibile il trascinamento con la forza.

La finalità delle nuove funzioni è in diretta relazione con le mutate esigenze dei partiti, rispetto a quella originaria del confronto tra le parti: oggi, quella di darsele di santa ragione, insultarsi senza sosta, danneggiarsi reciprocamente, unica finalità il consenso. Si sono sviluppate quindi , lo sguardo rivolto alle nuove esigenze, funzioni nuove che mantengono il vecchio nome, per praticità e risparmio di energie. Un esempio, attualissimo: il procedimento presso la apposita giunta per concedere o negare alla giustizia ordinaria di procedere verso un ex ministro. Procedimento ispirato a rispetto di diritti e garanzie.

La lite, furibonda, è scoppiata perché chi vuole spedire a processo l’interessato non vuole che ciò succeda alla vigilia delle elezioni regionali (di nome, di fatto strapolitiche); mentre gli aspiranti salvatori dell'ex ministro vogliono esibire nella campagna elettorale citata lo scalpo di una persecuzione da parte della nuova maggioranza. L’esigenza di sintesi smarrisce una serie di passaggi , nell’insieme e ad un tempo gustosi e disgustosi. Passate le elezioni, le posizioni si capovolgono: gli accusatori frettolosi , i difensori prudenti, entrambi oltre ogni limite.

Un esempio minuto, non fosse per l’attualità: ma c'è ben altro. Come la trasformazione della funzione parlamentare inquirente (le cosiddette inchieste parlamentari), da strumento di prevalente garanzia delle minoranze a spregiudicato manganello contro le stesse, anche grazie ai poteri delle commissioni parlamentari, equiparate a quelli della giustizia ordinaria. Telekom Serbia, Mitrokhin, Igor Marini: chi non ha memoria troverà qualche auto telematico. Oggi, sono in auge e reiterate le inchieste sulle banche, per la cui efficacia persecutoria si cercano, in luogo dei fisiologici presidenti di garanzia generale, figure di garanzia per finalità di parte.

Per concludere, tra i tanti un ultimo, clamoroso esempio: il dibattito del 20 agosto scorso al Senato due membri a quel momento ancora dello stesso governo, presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, si randellano senza risparmio l’un l’altro. Nonché, l’uno a fianco dell’altro. Il Parlamento, con la sua solennità, può persino superare in efficacia Facebook, Twitter e Instagram insieme, e consacra una nuova funzione.
Se le nuove funzioni sono queste, la soluzione idonea non è la riduzione di un terzo dei parlamentari, fannulloni per necessità , che siano mille o seicento: è la soppressione del parlamento, a cominciare dalle prepotenti oligarchie che lo tengono in ostaggio.

Per approfondire:
Caso Gregoretti: Gasparri propone no processo a Salvini. M5S, Pd e Iv chiedono rinvio voto
Riduzione dei parlamentari, come rendere utile il referendum

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