INAUGURAZIONE A STRASBURGO

Il Parlamento Ue tira dritto: mercoledì eleggiamo il nostro presidente

dal nostro inviato Alberto Magnani


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(Marka)

3' di lettura

STRASBURGO - «Il nuovo presidente del Parlamento sarà votato mercoledì alle 9». L'attuale numero uno dell'Eurocamera, Antonio Tajani, ha sgomberato il campo da dubbi: il parlamento eleggerà il 3 luglio il suo presidente, come da accordi, con o senza il raggiungimento di una intesa a Bruxelles sugli altri vertici Ue. Il parlamento si sta riunendo a Strasburgo per la prima plenaria della legislatura 2019-2024. L'obiettivo dei capi di Stato e di governo era di arrivare alla data di esordio dell'assemblea, il 2 luglio, con una rosa formale di candidati per tutte le cariche pendenti (Commissione, Consiglio, Bce, alto rappresentante per la Politica estera e appunto Parlamento).

Non è andata così e ora l'assemblea si trova costretta a uno scatto in avanti rispetto ai capi di Stato, ancora alle prese con la riunione-fiume del Consiglio che si sta protraendo a Bruxelles. Il risultato è che il nome scelto a Strasburgo potrebbe influenzare il giro di nomine successivo nel Consiglio Ue, invertendo l'ordine originario della procedura. Fra le ipotesi resta in piedi quella di Manfred Weber, l'esponente del Partito popolare europeo che avrebbe dovuto correre per la Commissione, ma la concorrenza inizia a farsi fitta. I candidati avranno tempo fino alle 22 del 2 luglio per avanzare il proprio nome. È probabile che si arriverà a diversi spogli prima del voto definitivo.

Come funziona l’elezione e il nodo delle alleanze
Il presidente del Parlamento viene eletto direttamente dall'assemblea. Le candidature possono essere presentate da gruppi politici con almeno 38 deputati. Nelle prime tre votazioni, può essere eletto il candidato che ottiene una maggioranza assoluta (50 per cento più uno) dei voti validi. Non contano schede nulle e bianche. Se non si arriva a un risultato entro i primi tre spogli, i due candidati più votati si affrontano direttamente in una ulteriore votazione.

Vince chi ottiene la maggioranza semplice. Con queste premesse, i risultati sono appesi agli equilibri fra vari gruppi politici interni al Parlamento. Weber potrebbe incassare il favore di un fronte pro-europeo formato da Ppe, Socialisti&Democratici, Renew Europe (i liberali dell'ex gruppo Alde) e Verdi. Il problema è che gli stessi Popolari sono pervasi da qualche tensione sulle scelte che il gruppo sta perseguendo a Bruxelles per la sfida sulla Commissione, mentre i Verdi hanno rimesso in corsa un nome autonomo: la tedesca Ska Keller, già indicata come spitzenkandidat (candidato-guida) sempre per la Commissione.

Esordio movimentato fra Brexit e Catalogna
La prima plenaria dell'Eurocamera si svolge dal 2 al 4 luglio. L'esordio dei 751 deputati usciti dal voto del 23-26 maggio si è svolto in un clima abbastanza movimentato, complici due questioni che pendono sulla nuova legislatura. Da un lato l'esclusione di tre deputati indipendentisti catalani dal Parlamento UE (Oriol Junqueras, Charles Puigdemont e Toni Comin: il primo è in carcere, gli altri due in esilio). La sede del parlamento europeo di Strasburgo è presidiata da una massiccia presenza di indipendentisti, con cori e bandiere contro la “negazione di diritto” esercitata a sfavore dei due europarlamentari.

    L'altro nodo in sospeso è quello del Regno Unito, con conseguenze anche più drastiche sugli equilibri della Camera. Il Brexit Party, il partito nazionalista di Nigel Farage si trova a esprimere la delegazione più corposa dell'assemblea, con un totale di 29 deputati. Un contingente che ha saputo farsi notar nell'apertura dei lavori dell'Eurocamera, voltando le spalle al presidente Antonio Tajani e al resto dei deputati durante l'esecuzione dell'Inno alla gioia. Ironia vuole che due esponenti del Brexit party siano stati sorteggiati come scrutatori per la nomina di domani, contribuendo all'elezione stessa del numero uno del Parlamento.

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