Previdenza

Il passaggio di Inpgi (giornalisti) in Inps: da aprile la procedura per le pensioni

L’ente registra 200 milioni di passivo annuale: iscritti e pensioni erogate corrispondono allo 0,1% dei relativi valori Inps, mentre i contributi versati sono lo 0,3 per cento

di Matteo Prioschi

Oltre quota 100: come cambierà il sistema pensionistico italiano

2' di lettura

Già da aprile 2022 dovrebbe essere disponibile la procedura per chiedere la pensione all’Inps con decorrenza da luglio. L'indicazione (una delle poche operative) è stata fornita da Gabriele Uselli, direttore centrale pensioni Inps, nel corso del seminario dedicato al passaggio dell’Inpgi all’Inps, organizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro e dall’Inpgi stesso con il patrocinio dell’Inps.

Squilibrio neo assunti/pensionati

Per effetto della legge di Bilancio 2022, dal 1° luglio di quest’anno la gestione sostitutiva dell’istituto di previdenza dei giornalisti passerà all’Inps. Una decisione presa a fronte dello squilibrio strutturale della gestione verificatosi negli ultimi dieci anni. Pasquale Tridico, presidente Inps, ha evidenziato che la gestione registra circa 500 nuovi assunti all’anno, a fronte di un migliaio di cessati/pensionati, e che la retribuzione mediana dei nuovi assunti è di 20mila euro, mentre la pensione mediana è di 60mila euro. Se a ciò si aggiunge l'esplosione degli ammortizzatori sociali ricordata dal direttore generale Inpgi, Mimma Iorio (+700% i contratti di solidarietà in dieci anni), si ha il quadro di quella che il presidente dell’istituto, Marina Macelloni, ha definito «una crisi strutturale della professione giornalistica, una trasformazione epocale».

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Gianfranco Santoro, del coordinamento statistico attuariale, e Vito La Monica, direttore centrale organi collegiali dell’Inps, hanno spiegato perché si è preferito spostare i giornalisti nell’Inps piuttosto che traghettare alcune categorie professionali (i comunicatori) in senso inverso: maggiore probabilità di equilibrio nel tempo; non penalizzare chi è oggi in Inps e che avrebbe perso ad esempio forme di pensionamento anticipato quali l’attuale quota 102 e opzione donna. E se 200 milioni di passivo annuale sono insostenibili per l’Inpgi, gli iscritti e le pensioni di quest’ultima corrispondono allo 0,1% dei relativi valori Inps, mentre i contributi versati sono lo 0,3 per cento.

L’idea di un ente unico per le casse privatizzate

Da qualche settimana sono iniziati i lavori per far dialogare i due sistemi previdenziali, dato che ai giornalisti si applicheranno le regole Inps da luglio 2022, ma le quote di pensione antecedenti verranno sempre calcolate con le regole Inpgi, che sono abbastanza complesse. Altrettanto complesso sarà il passaggio agli ammortizzatori sociali Inps, oggetto peraltro della riforma contenuta nella legge di Bilancio 2022, ma per questo c’è tempo fino a tutto il 2023.

Tridico, però, ha rilanciato una riflessione non nuova nel mondo previdenziale e cioè se, a fronte dell’evoluzione delle professioni in cui operano le Casse di previdenza privatizzate, sia il caso di pensare a un ente unico, anche privatistico, in grado di garantire una migliore sostenibilità. Riflessione che La Monica ha poi ripreso per i numerosi fondi esistenti all'interno dell’Inps.

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