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Il passato e l’emancipazione, la musica, una donna: tre graphic novel da non perdere

di Vanna Vinci

5' di lettura

Natale, tempo di letture, tempo di scoperte. Abbiamo chiesto a Vanna Vinci fumettista, illustratrice e insegnante qualche suggerimento. Il suo ultimo lavoro è la graphic novel Io sono Maria Callas edito da Feltrinelli Comics. Ecco le graphic novel che ci e vi consiglia.

Ariston di Sara Colaone e Luca De Santis
«Chi è morto?», «Il neorealismo. Anche il dopoguerra, ricorda troppo la guerra». Questo dialogo fulminante potrebbe essere la filigrana della storia, anche se la guerra e tutto il suo dramma riaffiorano a tratti come un rigurgito. Già dalle prime pagine il lettore si trova completamente immerso nell'atmosfera dell'estate italiana dell'inizio del boom economico. I rumori, gli odori, le voci, addirittura la densità dell'aria, tutto ci trascina in questo piccolo universo complesso e stratificato che è l'hotel in riviera. L’Ariston è un’eredità pesante che Renata si è ritrovata fra le mani. Un'eredità che viene prima di tutto, soprattutto prima di lei stessa. Intorno all'Ariston e a Renata si incastrano le vite di moltissimi personaggi. De Santis e Colaone modellano ognuno di questi, dai principali fino ai più periferici, come con la sabbia bagnata, e così le forme cambiano col passare delle onde, del vento e del tempo. Agli autori bastano pochi tratti per definirne i caratteri tutti diversi, senza sbavature, senza luoghi comuni, con una grande sensibilità. E il disegno è pastoso, mobile, fluido come il respiro. Ma in mezzo a tante voci, sono quelle di Renata, Roberta e Bianca a venire fuori prepotentemente. Perché è vero quello che recita la quarta di copertina: La storia, un affare di donne. L'attenzione è focalizzata su queste tre vite, in cui è racchiusa non solo la chiave della storia e del destino dell'Ariston, ma anche quella, molto intima, della percezione del ruolo della donna, non solo per la società e per la famiglia, ma soprattutto per se stessa, per la propria individualità. A prescindere dal rapporto con l'uomo, che in questa analisi pare essere la controparte più debole e impreparata. Ariston è una storia fatta di scelte e di rivoluzioni, piccole magari, e molto private, ma sostanziali, perché sono quelle che determinano la libertà dei personaggi. Perché è vero che «Non bisogna aver paura delle scelte... perché le cose cambiano nel momento in cui si decide, mica quando vanno a buon fine».

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Il cammino della Cumbia di Davide Toffolo
Le prime pagine del libro sono una dichiarazione di intenti. Toffolo, in prima persona e a testa in giù, dichiara che c'è solo una cosa che può fare, andare a cercare le radici della musica che l'ha messo così sottosopra. Deve andare dove la gente sta come lui, cioè dall'altra parte del globo. E Paulonia, il vero spirito guida di questo viaggio, che ha già capito tutto, risponde: «Ti avevo detto che non ti avrebbe fatto bene ascoltare così tanta Cumbia». Così inizia la cronaca di un viaggio iniziatico in un continente misterioso e sconosciuto che è il mondo della Cumbia e di chi ne fa parte. Gli esploratori sono in tre, Toffolo, Paulonia dai capelli blu e Nahuel, nome Mapuche che significa giaguaro. E arrivano in Sud America come rappresentanti del fantomatico Istituto Italiano di Cumbia. La ricerca di questo Eldorado musicale comincia in Argentina a Buenos Aires, per continuare attraverso la Bolivia, l'Equador e la Colombia. Ma i posti visitati non sono solo geografici, non ci sono solo paesaggi e case e locali e strade e treni. Ci sono altri luoghi da scoprire, che sono fatti di persone, tipi strani, diversi. Ma soprattutto di suoni, mitici, mai sentiti prima, evoluti o vintage, che richiamano e ricostruiscono questo sistema geroglifico musicale che è la Cumbia. È un libro di avventura, oscuro e lisergico, come le atmosfere di Conrad o Poe, che si spinge oltre limiti conosciuti e rassicuranti, come in Cuore di tenebra. Nel vortice onirico e psichedelico della Cumbia tutto è possibile, lama e pangolini parlanti, demoni e arcangeli che sanno dei segreti, rovine antichissime e capotreni alla David Linch. Il segno è scarno, ma mantiene la morbidezza della realtà, i colori sono meravigliosi e terribili. È una storia da leggere e rileggere, da sottolineare come i libri di scuola, per prendere appunti e metterci anche noi alla ricerca della Cumbia. Una ricerca che, come questo libro, non ha fine, e lascia col desiderio di averne di più, di perdersi senza ritrovarsi. È la fata turchina Paulonia, che come l'Upupa Sapiente, guida di certi viaggi iniziatici, ci indica quale sia l'unica strada possibile per ritrovare se stessi, dicendo a ondate: «Facciamo l'amore qui?».

Cinzia di Leo Ortolani
Come tutti i grandi umoristi della letteratura, Ortolani sa farci morire dal ridere, ridere a denti stretti e sorridere. Un'arte somma, dato che far piangere la gente è facile mentre far ridere è un'impresa da veri specialisti. Dietro questa capacità quasi divina, perché ridere è uno dei più grandi piaceri della vita, si nasconde una profonda capacità analitica e una grande intelligenza di narratore. Questo autore nel fiore degli anni che è sopravvissuto, in splendida forma (visti i selfie...) al regime militare che gli ha imposto quel capolavoro periodico che era Rat-Man, dimostra non solo di essere stato in grado di mantenere vivo e vegeto un personaggio popolare per oltre cento numeri, ma di essere altrettanto capace di produrre un romanzo a fumetti, quello che adesso si chiama un graphic novel. Poco importa se la/il protagonista di questa storia è un personaggio scaturito da Rat-Man, perché ha tutte le carte in regola per stare in piedi da sola/o anche sui tacchi a spillo. Perché è Cinzia! Una giovane donna, che però si chiama Paul perché non ha ancora finito il percorso per l'ufficio della naturalizzazione del genere, che Ortolani ci presenta, piano piano, in tutta la sua complessità. La seguiamo nella sua vita, durante la giornata, alla drammatica ricerca di lavoro, tra mille sfaccettature anche demenziali delle associazioni LGBT (IQ... SWFN...), insieme alla sua amica Tamara, con cui condivide la casa ma anche il percorso di cambiamento di genere. Ma è quando la protagonista si innamora che l'alchimia diventa perfetta, che il lettore si immedesima in quello che prima non era che una macchia nella normalità. L'autore non si fa sfuggire nemmeno un dettaglio o una battuta per ricostruire chirurgicamente l'assurdità e anche il dramma che si trova ad affrontare una persona che si chiama Paul ma che è nata Cinzia. Una persona che prima di essere accettata dalle istituzioni, deve riuscire a farlo da sé, nel profondo del suo animo e del suo corpo, perché oltre alle parole, è il corpo e la carne che parlano. Ortolani la riprende nell'intimità della casa, del sonno e del sogno, insomma della vita quotidiana, e ce la porge come fosse un film francese, in tutta la sua nitidezza e senza effetti speciali. Ma senza rinunciare a un po' di musical hollywoodiano. Insomma Io sono Cinzia è come Madame Bovary... tutti siamo Cinzia.

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