MAGGIORANZA

Il patto «fifty-fifty» M5S-Lega rafforza il ruolo di Conte

di Barbara Fiammeri


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1' di lettura

Il patto del «fifty-fifty» anche stavolta è stato rispettato. Due miliardi in meno per quota 100 e reddito cittadinanza garantiscono la sopravvivenza del governo gialloverde e scongiurano (si spera) l’apertura di una pericolosa procedura d’infrazione contro l’Italia. Luigi Di Maio e Matteo Salvini, prima ancora di inoltrasi nel vertice notturno di Palazzo Chigi, si erano accordati sul messaggio da dirottare all’esterno vergato all’insegna del “non ci siamo calati le braghe”.

Dalla notte scorsa però qualcosa è cambiato perché un nuovo protagonista si è imposto: il premier Giuseppe Conte. Ai suoi due vice ha ricordato di aver ricevuto proprio da loro, con roboanti pubbliche dichiarazioni, la “piena fiducia” nel condurre il confronto con la commissione Ue. Confronto che per il premier ha raggiunto un punto di caduta condivisibile. Di conseguenza, se Salvini e Di Maio avessero espresso un giudizio diverso e avessero opposto resistenza ai contenuti dell’intesa con Bruxelles, avrebbero di fatto sconfessato il presidente del consiglio italiano che ne avrebbe tratto le conseguenze.

La parola dimissioni viene recisamente smentita tanto da Palazzo Chigi che dagli entourage di Salvini e Di Maio. Ma a questo punto poco importa. Certo è, invece, che la figura di Conte in quest’ultima settimana è cambiata e non tanto e non solo agli occhi dell’opinione pubblica ma soprattutto a quelli dei due leader di M5s e Lega che forse per la prima volta si sono davvero sentiti i vice del premier.

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