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Il Pd è vivo, ma il secondo posto non basta per l’alternativa di governo

di Emilia Patta


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Nicola Zingaretti durante la manifestazione “People - prima le persone” a Milano (foto Ansa)

3' di lettura

«Per ora la novità è che l’alternativa al centrodestra è un nuovo centrosinistra, bisogna organizzarci per cambiare perché Salvini va fermato a cominciare dalle europee». E ancora: «La Basilicata conferma che l’alternativa al centrodestra e a Salvini siamo noi, il Pd che deve diventare più forte e un nuovo centrosinistra». Il neo segretario del Pd Nicola Zingaretti vede il bicchiere mezzo pieno.

E nel giorno in cui il centrodestra vince anche il terzo test regionale nel giro di poche settimane, dopo l’Abruzzo e la Sardegna, la lettura di Largo del Nazareno resta quella della tenuta complessiva del campo del centro-sinistra, che rispetto alle politiche dell’anno scorso recupera sette punti (dal 26% a più del 33%): una tenuta che, assieme al dato dell’ennesimo crollo del M5s passato dal 44% delle politiche al 20,27% con il terzo posto per il suo candidato Antonio Mattia, fa sperare nel ritorno del vecchio bipolarismo centrodestra- centrosinistra.

Le cose in realtà non stanno proprio così: il candidato del centrodestra a trazione salviniana Vito Bardi è oltre il 42%, a quasi dieci punti dal candidato del centrosinistra Carlo Trerotola: anche nel caso della Basilicata, così come accaduto un mese fa in Sardegna, i dati reali hanno smentito l’impressione di un testa a testa. Al terzo test elettorale nel giro di poche settimane - una volta appurato che il centrosinistra a guida Pd, che con le 4 liste direttamente ricollegabili arriva al 23,1%, è ancora vivo e anzi in leggera ripresa rispetto al risultato choc delle scorse politiche con il 18% – torna in evidenza il fatto che il Pd non è (ancora?) competitivo con il nuovo centrodestra, o meglio destra-centro, salviniano. Resta insomma il fatto che i test regionali così come i sondaggi nazionali certificano che i voti perduti in favore del M5s a cominciare dal 2013 e poi ancora di più nel 2018 non stanno tornando al Pd se non in piccola parte. Quei voti stanno andando in buona parte alla Lega di Salvini o restano a casa in attesa di offerte migliori.

Il compito di Zingaretti è nelle prossime settimane quello di rafforzare il Pd anche attraverso candidature della cosiddetta società civile alle prossime importanti elezioni europee del 26 maggio. Il logo della lista Pd sarà presentato nelle prossime ore e oltre al simbolo del partito avrà un riferimento a “Siamo europei” di Carlo Calenda e un riferimento al Partito socialista europeo: si tenta insomma di guardare sia a destra che a sinistra per non disperdere voti.

Eppure l’obiettivo di corto termine del sorpasso sul M5s non risolve il problema della governabilità finché il centrodestra salviniano continuerà ad attrarre i voti anche di chi un tempo votava centrosinistra. La costruzione dell’alternativa di governo è ancora tutta da compiere: e non è un problema solo del Pd, evidentemente, ma riguarda la vitalità della nostra democrazia.

Da questo punto di vista i renziani, ormai minoranza all’interno del Pd, hanno buon gioco a sottolineare provocatoriamente il secondo posto («Friuli, Trento, Molise, Abruzzo, Sardegna e Basilicata. Alla sesta volta penso che persino il grande Toto Cutugno abbia smesso di esultare per il secondo posto», twitta Anna Ascani). Ma certo se il nuovo Pd si limita a ricompattare il mondo alla sua sinistra senza porsi il problema di recuperare i voti in uscita verso la Lega e di dare una risposta alle domande dei ceti produttivi del Nord potrà magari ottenere il sospirato sorpasso sul M5s alle europee ma non certo porsi come reale alternativa di governo quando sarà il momento di andare alle politiche.

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    Emilia Pattacapo servizio

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: storia dei partiti, teoria politica, diritto parlamentare, diritto costituzionale, sistemi elettorali

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