no di iv al proporzionale

Pd, Renzi, Salvini: al via le grandi manovre sulla legge elettorale

I dem e i Cinque stelle difendono il Germanicum e puntano sul soccorso di Forza Italia, Renzi e Salvini uniti nell’interesse di tenersi il Rosatellum

di Emilia Patta

Come funziona il Rosatellum in 2 minuti

I dem e i Cinque stelle difendono il Germanicum e puntano sul soccorso di Forza Italia, Renzi e Salvini uniti nell’interesse di tenersi il Rosatellum


3' di lettura

Non c’è dubbio che uno dei patti fondanti del governo giallo-rosso nato la scorsa estate mentre Matteo Salvini faceva i suoi comizi dal Papeete sperando in un rapido ritorno alle urne è quello tra Pd e M5s sulla legge elettorale: un proporzionale con sbarramento adeguato a evitare la frammentazione partitica togliendo i collegi uninominali (il 37% circa) contenuti nella legge elettorale ancora in vigore, il Rosatellum.

Solo un sistema proporzionale può permettere quella conventio ad excludendum, esattamente come accaduto per decenni nella Prima repubblica ai danni del Pci, nei confronti dei sovranisti e anti-europeisti di casa nostra ossia Lega e Fratelli d’Italia. Con il Rosatellum, che pure ha la parte proporzionale preponderante rispetto al vecchio Mattarellum (qui i collegi erano il 75% e la parte proporzionale solo il 25%), basterebbe per la coalizione di centrodestra ottenere complessivamente il 40% dei voti e una vittoria uniforme sul territorio nei collegi per conquistare la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento.

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La Conventio ad excludendum e il rischio binario morto

Si capisce dunque come la decisione della renziana Italia Viva di sfilarsi dal tavolo del cosiddetto Germanicum (ossia, appunto, il proporzionale con soglia di sbarramento al 5% sui cui i partiti della maggioranza compresa Italia Viva avevano siglato un accordo di massima a gennaio scorso) riporta la questione della legge elettorale in alto mare. Con il rischio che i veti reciproci dei partiti finiscano per mantenere in vita proprio quel Rosatellum che tutti vorrebbero cambiare.

La paura della soglia al 5% e la decisione di Iv di far saltare il tavolo

Ma che cosa ha spinto Matteo Renzi a sfilarsi dall’accordo siglato qualche mese fa? Anche se l’ex premier non lo dice il motivo è nella soglia ritenuta troppo alta: da molte settimane ormai anche nei sondaggi più favorevoli Italia Viva non arriva al 4%. Né sembra decollare, per le rivalità e le incomprensioni tra i vari leader, l’idea renziana di un grande polo centrista con i radicali di Più Europa e Azione di Carlo Calenda. Stessa (comprensibile) opposizione alla soglia del 5% si registra anche da parte della sinistra di Leu, il quarto socio della maggioranza giallo-rossa. È possibile varare una legge con l’opposizione o una parte di essa contro due partiti della maggioranza? In passato i governi sono caduti per molto meno.

La strana convergenza di Renzi e Salvini sul Rosatellum

Renzi ha rispolverato nelle ultime settimane l’idea di un maggioritario con ballottaggio nazionale sul modello del “sindaco d’Italia” (in fondo era questo il sistema dell’Italicum poi bocciato in parte della Corte costituzionale). Ma è chiaro che questo sistema elettorale ha poche chance al momento in Parlamento: il M5s è storicamente ostile al ballottaggio, e soprattutto è ostile Salvini che invece preferirebbe un modello con premio di maggioranza al primo arrivato o basato sui collegi uninominali come il vecchio Mattarellum. E se non è possibile tormare al Mattarellum tanto vale tenersi il Rosatellum, con il quale - come abbiamo visto - il centrodestra puà aspirare alla vittoria. Neanche il sistema spagnolo (proprozionale basatio su piccole circoscrizioni con soglia implicita che premia i partiti più grandi) rispolverato nelle ultime ore dal pd in funzione anit-Renzi è preferibile ai colelgi del Rosatellum per Salvini. E anche per Renzi, a ben vedere, il Rosatellum è alla fine preferibile al proporzionale con soglia al 5%: la soglia di sbarramento è infatti nella legge attuale al 3%, e scende addirittura all’1% per i partiti che sono in coalizione.

Solo M5s e Pd uniti sul proporzionale

A puntare sul proporzionale con soglia al 5% restano dunque i due partiti maggiori della maggioranza, M5s e Pd. Per i pentastellati il proporzionale è il sistema ideale per correre in solitaria, non rinunciando quindi all’”alterità” rispetto ai partiti tradizionali, mentre aderendo a una coalizione prestabilità si perderebbe il profilo “né di destra né di sinistra” che il movimento si è sempre dato. Il proporzionale è d’altra parte congeniale al Pd perché permette di costruire (o ricostruire) l’alleanza giallo-rossa anti-Salvini dopo le elezioni evitando i contorcimenti della coalizione pre-elettorale.

Il «corteggiamento» di Forza Italia

Ma M5s e Pd non hanno i numeri sufficienti in Parlamento. Da qui il corteggiamento di Forza Italia, che sarebbe attratta dal proporzionale come grimaldello per scardinare l’alleanza con la Lega di Salvini e avvicinarsi alla maggioranza “europeista”. Tuttavia Forza Italia non può sganciarsi dagli alleati prima delle regionali del 20 settembre. E dopo chissà.

Insomma, affossato il Germanicum le danze devono ancora incominciare. E il rischio che alla fine, quando sarà, si torni a votare con il Rosatellum resta alto.

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