COMUNICAZIONE

Il Pd rinuncia allo streaming, finisce una fase aperta da Pannella

di Riccardo Ferrazza


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(Ansa)

2' di lettura

Ora che la decisione di Matteo Renzi di far svolgere a porte chiuse la direzione del Pd di oggi segna la fine - o perlomeno la sospensione - dell’epoca dello streaming, si può provare a guardare indietro per capire quando la pubblicità a ogni costo degli incontri e riunioni di partito è stata inaugurata. Nella sua forma tecnologica avanzata non c’è dubbio: la paternità spetta al Movimento 5 Stelle che però, dopo averne esaltato il valore di onestà e trasparenza, piuttosto velocemente l’ha abbandonata anche se mai ufficialmente rinnegata. Ma il primo colpo di piccone al muro che ha sempre protetto i vertici politici da occhi e orecchie esterne lo ha dato qualcun altro, esattamente dieci anni fa.

Durò appena 29 minuti la diretta che Marco Pannella riuscì a improvvisare con Radio radicale trasmettendo dal suo telefonino la relazione di Romano Prodi davanti a ministri e segretari di partito riuniti a Caserta per quello che venne definito il “conclave” dell’Unione. Era l’11 gennaio 2007 e fu un’azione in pieno stile radicale, come rivendicato dallo storico leader di fronte alle proteste di alcuni dei presenti: «Su Radio radicale sono andate in onda le trasmissioni pirata delle sedute della Camera dei deputati che non lo consentiva...».

Neanche mezz’ora e per di più molto disturbata a causa di una ricezione pessima, tanto che del discorso dell’allora premier si capì ben poco. Ottima invece la connessione con immagini per la verità un po’ sgranate che appena sei anni dopo (27 marzo 2013) attraverso il blog del Movimento 5 Stelle consentì a tutti di assistere all’incontro tra il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, impegnato dopo la non vittoria di un mese prima alle politiche a formare il governo, e il M5S con Roberta Lombardi e Vito Crimi.

«Sembra di stare a Ballarò» si lasciò sfuggire in quell’incontro la Lombardi. E da lì la spettacolarizzazione degli incontri è cresciuta. Complice l’arrivo sulla scena di Matteo Renzi. Seduto un anno dopo sulla sedia occupata l’anno prima da Bersani, il premier incaricato trasformò la possibile graticola in un’occasione di ribalta. Tanto che di quell’incontro cui prese parte Beppe Grillo si ricorda soprattutto una battuta del premier incaricato: «Esci dal blog, Beppe!».

Nel frattempo l’epica dello streaming in casa del Movimento si è rapidamente ridimensionata. E a certificare il cambio di registro comunicativo è stato il vertice di fine maggio sulla legge elettorale tra la delegazione di M5S e democratici, tenutasi a porte chiuse e a telecamere spente in una situazione a parti rovesciate rispetto all’inizio della legislatura. Tanto da far dire qualche tempo fa a Luca Lotti: «Ho capito: alla fine gli unici che fanno lo streaming siamo noi del Pd...».

Frase da oggi non più vera. «I lavori si svolgeranno, come sempre, a porte chiuse e saranno trasmessi in diretta streaming» si leggeva nella tradizionale nota che l’ufficio stampa del Pd dell’era renziana ha diffuso in questi anni alla vigilia di ogni direzione. Ora si cambia: niente streaming, ma anche niente tweet e niente post, come ordinato ad apertura di direzione dal presidente democratico Matteo Orfini. Si torna al passato, a prima della “bravata” di Pannella.

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