editorialesale in zucca

Il peggio sembra passato, ma l’Italia resti legata al carro globalizzazione

di Giancarlo Mazzuca

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(Adobe Stock)

2' di lettura

Tocchiamo ferro, ma, secondo diversi analisti, il peggio per gli scenari mondiali sembra alle nostre spalle. La settimana che si è appena conclusa, in effetti, ci ha regalato notizie più rassicuranti sul fronte dell'economia globale. Guardiamo nel “particulare”: 1) lo scenario più nero dell'estenuante braccio di ferro sulla Brexit, con un burrascoso divorzio tra Londra e l'Europa, viene ritenuto, a questo punto, scongiurato dagli osservatori internazionali; 2) i dati economici dei principali “partner” dell'Unione Europea hanno appena registrato alcuni segni positivi; 3) le vendite al dettaglio statunitensi hanno fatto intravvedere, sia pur in modo piuttosto sfumato, la luce in fondo al tunnel; 4) gli ultimi indici mensili della congiuntura “made in China” - e, in questo caso, la “Via della Seta” appena firmata a Roma non c'entra per nulla - sono piuttosto rassicuranti perché certificano una situazione che appare adesso sotto controllo.

Intendiamoci, mancano tuttora segnali ancora più concreti in grado di confermarci senza tema di smentite che una solida ripresa sia davvero dietro l'angolo, ma non dobbiamo neppure dimenticarci che, comunque, la stabilizzazione della congiuntura resta il primo passo necessario verso quella vera inversione di rotta che potrebbe arrivare nei prossimi mesi. Per voltare definitivamente pagina, gli analisti elencano alcuni fattori che vanno, appunto, dalla tenuta economica di Pechino all'accordo commerciale sempre in dirittura d'arrivo tra gli Stati Uniti e lo stesso “pianeta giallo”. A far pendere ancor più la bilancia potranno contribuire gli incentivi fiscali in cantiere nel Vecchio Continente così come il secondo programma di rifinanziamento della Banca centrale europea (Tltro –II).

Per completare il quadro, la Federal Reserve dovrà restare alla finestra, assieme alle principali banche centrali, mantenendo i tassi fermi per l'intero 2019. E garantendo, così, uno scenario di modesta crescita e di bassa inflazione. E l'Italia? Mai come oggi restiamo legati al carro della globalizzazione.

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