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Il Pentagono: «Huawei e altre 19 aziende lavorano per l’esercito cinese». Rischio nuove sanzioni

Ora il presidente Trump, alla luce di questo rapporto, potrà decidere se applicare sanzioni o (nel caso di Huawei e Hikvision) inasprire il quadro esistente

di Biagio Simonetta

Cina, Huawei non conosce crisi e si prepara a espandersi

Ora il presidente Trump, alla luce di questo rapporto, potrà decidere se applicare sanzioni o (nel caso di Huawei e Hikvision) inasprire il quadro esistente


3' di lettura

Nuove pesanti accuse piombano su Huawei. Il mittente è sempre lo stesso: gli Stati Uniti d'America, in questa nuova guerra fredda che va avanti da oltre un anno. Stavolta, però, è il Pentagono a farsi sentire. In un documento del Dipartimento della Difesa - di cui parla l'agenzia Reuters - Huawei e altre 19 aziende cinesi sono accusate di lavorare per conto dell’esercito di Pechino. Imputazioni pesantissime, che adesso potrebbero dar vita a nuove sanzioni. Un fatto che raggelerebbe ulteriormente i rapporti già precari fra Usa e Cina, nettamente deteriorati dopo l'esplosione della pandemia.

Coinvolte le principali aziende tech cinesi

Nel documento del Pentagono, oltre a Huawei, compaiono fra le altre Hikvision (colosso nel campo delle videocamere di sicurezza), China Mobile Communications Group, China Telecommunications Corp, il produttore di aeromobili Aviation Industry Corp of China, China Railway Construction Corp, China Aerospace Science and Industry Corp (CASIC), nonché CRRC, il più grande produttore mondiale di treni passeggeri, che ha siglato contratti a Boston, Filadelfia, Chicago e Los Angeles. In sostanza le principali aziende tecnologiche cinesi.

E adesso è tutto nelle mani di Trump.Il documento del Pentagono, infatti, non ha poteri sanzionatori. Ha solo scopi informativi. Ed è stato pubblicato dopo pressioni bipartisan durate mesi. Al Dipartimento della Difesa è stato chiesto, in sostanza, di compilare un elenco di compagnie militari cinesi che operano negli Stati Uniti, comprese quelle «possedute o controllate» dall'Esercito popolare di liberazione che forniscono servizi commerciali, di fabbricazione, produzione o esportazione. Ora Trump, alla luce di questo rapporto, potrà decidere se applicare sanzioni o (nel caso di Huawei e Hikvision) inasprire il quadro esistente.

Huawei e Hikvision, infatti, sono già soggette a un ban commerciale molto rigido imposto oltre un anno fa. Ban che nel caso di Huawei ha costretto l'azienda di Shenzhen a fare a meno dei servizi Google sui suoi nuovi smartphone. Da quando è scattato il ban voluto da Trump (che ritiene Huawei un pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti d'America), da Washington stanno cercando di convincere i Paesi amici a escludere l'azienda cinese dai lavori per le reti 5G. Al momento le aziende coinvolte e l'Ambasciata cinese a Washington non hanno rilasciato commenti. Solo Hikvision ha definito le accuse «prive di fondamento».

Una pressione bipartisan

Nei mesi scorsi, il Pentagono è stato messo sotto pressione dai legislatori di entrambi i partiti politici statunitensi affinché pubblicasse l'elenco, anche in virtù delle crescenti tensioni tra Washington e Pechino sulla tecnologia, il commercio e la politica estera. Lo scorso settembre, il senatore democratico Chuck Schumer, il collega repubblicano Tom Cotton e il rappresentante repubblicano Mike Gallagher avevano scritto una lettera al segretario alla Difesa, Mark Esper, sollevando preoccupazioni riguardo all'arruolamento di società cinesi da parte di Pechino per sfruttare le tecnologie civili emergenti a fini militari. E il report pubblicato oggi è frutto anche di quella missiva.

Parola alla Casa Bianca

Adesso tutti aspettano la reazione di Trump. Ma di certo questo elenco acuirà le tensioni fra Stati Uniti e Cina, le due maggiori economie al mondo. La gestione della pandemia (con le accuse sulla provenienza del coronavirus) e la questione Hong Kong hanno reso tesissimi i rapporti fra Washington e Pechino in queste ultime settimane. E il famoso accordo di “fase 1” sottoscritto sotto Natale sembra un ricordo ormai sbiadito.

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