il dibattito

Il pericolo di essere esautorati

di Carlo Cantalamessa (presidente Odcec Ascoli Piceno)


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2' di lettura

Il fenomeno della globalizzazione dei mercati ha comportato un velocissimo cambiamento nei sistemi economici determinando la necessità di governare nuove variabili: la complessità oltre che la competitività. La nostra categoria è sempre più in difficoltà, sopraffatta da gravosi adempimenti da gestire per assicurare il puntuale gettito erariale in un complesso sistema fitto di impegni, ritardi, rinvii e incertezze interpretative. Viviamo con l’ansia e lo stress delle scadenze sopportando, a nostre spese, le disfunzioni della Pa. Le trasformazioni del sistema economico e il progresso non potranno essere da noi affrontati se non saremo pronti ad occupare in fretta nuovi spazi. Dobbiamo essere capaci di aggregare le nostre competenze e le nostre forze e, mentre svolgiamo sempre più a fatica le incombenze quotidiane, avere uno sguardo rivolto al futuro. Possiamo dare risposte adeguate alle mutate esigenze delle imprese attraverso una riorganizzazione dei nostri studi che ci consenta di diversificare le nostre competenze: creazione di studi associati, società tra professionisti e ricerca di nuove aree e opportunità di lavoro, anche specialistiche.

In questa prospettiva, le specializzazioni rappresentano un’opportunità, non la soluzione definitiva di tutti i problemi. Le specializzazioni per la nostra professione consentono di operare, in maniera qualifica e con il necessario riconoscimento giuridico, anche in settori innovativi, magari nell’ambito di studi organizzati a fianco al commercialista “di base”. La specializzazione in alcune aree professionali è nei fatti, non percorrere questo indirizzo ci porterà a essere esautorati a favore di emergenti nuove professioni anche non ordinistiche. Tra commercialista “di base” e quello specializzato non può esserci è un “derby”. Le due figure debbono coesistere, cooperando nell’interesse del cliente: nessuno può pensare che lo specialista sia “superiore” al commercialista di base, operano semplicemente in ambiti diversi. Deve riconoscersi al “commercialista di base” (ancora la parte più rilevante della nostra professione) che opera sempre con deontologia ed etica, con maggiori oneri rispetto ad improvvisati altri operatori, le giuste “riserve” di legge, in considerazione del ruolo sociale svolto e della garanzia che rappresenta per lo Stato. Le specializzazioni offerte dalle “Scuole alta formazione”, ove queste gestite con rigore accademico ed economico, rappresentano un orgoglio della categoria che sa costruire anche al proprio interno centri di alta formazione che possano, che in un futuro prossimo, fare una raccolta dei lavori e di pubblicazioni che sia autorevole dottrina, punto di riferimento per gli operatori. Per fare questo, per aggregare le nostre forze e le nostre esperienze prima ancora che delle competenze, dobbiamo ritrovare il nostro senso di appartenenza.

* presidente Odcec di Ascoli Piceno 

L’intervista con Miani

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