il giudizio dELL’AGENZIA

Il peso dell’incertezza non cambia il rating di Fitch, ora occhi puntati sulla manovra d’autunno

La correzione sui conti messa in campo dal governo con la legge di assestamento (0,45% del Pil; 7 miliardi) è bastata per sospendere la procedura per deficit eccessivo (Pde) che la Commissione europea aveva annunciato a giugno. Per questo oggi da Fitch non è arrivata nessuna mossa sul rating sovrano.

di Davide Colombo


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2' di lettura

È passato un anno da quando Fitch ha acceso la luce rossa di un outlook negativo accanto al rating BBB sull’Italia, due tacche sopra il limite di guardia dell’investment grade. E se da allora le prospettive macroeconomiche sono cambiate in peggio, con proiezioni che ora non vanno oltre la stagnazione per l’anno in corso, è pur vero che la correzione sui conti messa in campo dal governo con la legge di assestamento (0,45% del Pil; 7 miliardi) è bastata per sospendere la procedura per deficit eccessivo (Pde) che la Commissione europea aveva annunciato a giugno. Per questo oggi non è arrivata nessuna mossa sul rating sovrano. Rimane BBB con outlook negativo.

Bruxelles, lo ricordiamo, aveva rilevato un mancato rispetto dei saldi 2018 sugli standard previsti dal “braccio preventivo” del Patto di stabilità e crescita (Psc), il rischio di una deviazione significativa nel 2019 e la prospettiva di uno sforamento del tetto del 3% per il deficit/Pil 2020. La correzione adottata il 1° di luglio ha messo in folle la procedura e ora la Commissione aspetta di leggere il Documento programmatico di Bilancio (Dpb) atteso a metà ottobre per valutare la conformità della manovra 2020-2022 con il Psc.

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Fitch aspetterà a sua volta quel passaggio per decidere se muoversi e come (ha tempo 24 mesi per farlo). E assai probabilmente la stessa cosa faranno Moody’s il 6 settembre, che peraltro ha un rating già ora a una sola tacca dalla soglia junk e un outlook stabile, e il 25 ottobre S&P’s (attualmente a BBB-).

Certo, il “rischio politico” ha fatto un salto di qualità notevole dall’ultimo pronunciamento di Fitch del 22 febbraio scorso. La maggioranza di governo s’è liquefatta ed è partito il conto alla rovescia per un’assai probabile chiusura anticipata della legislatura, con nuove elezioni in autunno. Sul fronte del debito pubblico è ormai chiaro che l’obiettivo annunciato di dismissioni per 18 miliardi quest’anno non verrà raggiunto (Fitch ora prevede un debito/Pil al 134,7% nel 2021), mentre le nuove tensioni sullo spread potrebbero avere effetti negativi e di ulteriore indebolimento del settore bancario. Se il quadro dovesse peggiorare l’agenzia potrebbe comunque prendere decisioni fuori dal calendario, dovendo rispettare il regolamento Ue del 2013 (articolo 8-a) che impone standard di trasparenza a garanzia della qualità dei rating, come ha fatto notare alla vigilia l’economista Lorenzo Codogno. Ma dire oggi se lo farà è impossibile.

Nella nota diffusa in serata l’agenzia continua ad aspettarsi un moderato allentamento fiscale nel 2020 con un deficit al 2,7% del Pil. Si parte dal presupposto che non ci sarà un’attivazione della clausola Iva (aumento che rappresenterebbe l’1,3% del Pil) e ci si apettano nuove tensioni con la Commissione europea. Le variabili aperte sono troppo numerose: per esempio non è noto se il governo che presenterà il Dpb a Bruxelles sarà lo stesso che poi porterà la legge di Bilancio in Parlamento, oppure se ci sarà o meno un esercizio provvisorio. Mentre riguardo all’appiattimento del quadro macro non c’è più molto da dire. È dato per acquisito.

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