Interventi

Il peso economico e diplomatico della Ue al servizio dell’ambiente

L’Europa ha i mezzi per fare la differenza fissando regole e standard

di Josep Borrell e Werner Hoyer

(Adobe Stock)

4' di lettura

Il mondo sta seguendo con ansia lo sviluppo dei vaccini anti Covid-19, in attesa di tornare alla normalità dopo un anno di lockdown. Ma non vi sarà mai un vaccino per l’altra minaccia incombente sull’umanità: il cambiamento climatico.

Le immagini apocalittiche degli incendi boschivi in California e le devastanti inondazioni in Bangladesh sono avvisaglie di ciò che ci aspetta se non affronteremo l’emergenza climatica. Senza un’azione decisa, queste catastrofi si ripeteranno più di frequente e saranno ancora più distruttive. Ma soprattutto il cambiamento climatico è una delle sfide geopolitiche più grandi che abbiamo davanti a noi. In quanto moltiplicatore di conflitti, alimenta instabilità sociopolitica, crea pressione migratoria, aggrava le ingiustizie a livello globale e mette in pericolo diritti umani e pace, specialmente nei Paesi più vulnerabili.

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I climatologi hanno messo ben in chiaro che per limitare l’aumento medio della temperature a 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industrializzazione – obiettivo dell’Accordo di Parigi – il mondo può emettere ancora solo altri 580 gigatoni di diossido di carbonio. È questa la nostra dotazione di carbonio, per sempre; eppure, al tasso attuale di emissioni di 37 gigatoni l’anno, l’avremo esaurita entro il 2035. Dunque, dobbiamo ridurre le emissioni di carbonio subito. Dal momento che la temperatura è già aumentata di 1,1 gradi a livello globale, e in molte zone della Terra anche molto di più, il prossimo decennio è la nostra ultima occasione di affrontare il problema.

L’Unione europea è stata per decenni avanguardia a livello globale nella battaglia contro il cambiamento climatico e sta mantenendo ferme le proprie ambizioni anche nel pieno della crisi Covid-19. Fra l’altro, l’Ue ha lanciato ciò che il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans ha definito «il piano di stimolo economico più verde al mondo». Con il Green deal, l’Ue ha alzato al 55% il suo obbiettivo di riduzione delle emissioni entro il 2030 e si è impegnata a raggiungere l’impatto zero entro il 2050.

Per sostenere questo sforzo, gli Stati membri hanno concordato di trasformare la Banca europea di investimenti (Bei) nella Banca Ue del clima. Come indicato nella Tabella di marcia 2021-2025 della Banca del clima, il gruppo Bei intende mobilitare 1.000 miliardi di euro in investimenti in interventi per il clima e sostenibilità ambientale fra il 2021 e il 2030. È la prima banca multilaterale di sviluppo al mondo a essere allineata agli obiettivi di Parigi

Per essere efficace, tuttavia, l’Europa deve aggiungere a questi sforzi sul piano interno una politica estera intraprendente. In un mondo in cui l’Ue conta meno dell’8% delle emissioni globali, l’azione per il clima non può limitarsi al nostro Continente. Se permettiamo che la crescente domanda energetica in Africa e Asia sia soddisfatta da nuovi impianti di produzione energetica a carbone o gas finanziati dalla Cina o da altri attori, le nostre speranze di limitare il riscaldamento globale andranno in fumo. Dobbiamo convincere i nostri partner a condividere le nostre ambizioni e spingerli, o aiutarli, ad adottare le misure necessarie.

A questo fine, l’Europa dovrà mettere il proprio peso economico e diplomatico al servizio della causa ambientale e diventare una potenza globale nella “diplomazia del clima”. Dobbiamo combinare i nostri sforzi per il clima con la realpolitik, riconoscere il nesso incontrovertibile fra innovazione e sviluppo.

L’Europa ha gli strumenti necessari per fare la differenza a livello globale. Essendo uno dei più grandi mercati interni e blocchi commerciali al mondo, l’Ue ha il potere di fissare regole e standard sui beni di importazione e servizi. Abbiamo già un ampio spettro di accordi commerciali e partnership strategiche con Paesi e organizzazioni regionali in tutto in mondo. E insieme, l’Ue e i suoi Stati membri sono il primo donatore al mondo di aiuti allo sviluppo e assistenza umanitaria. Infine, l’Ue ha il più grande istituto multilaterale di prestiti, la Bei.

Vi è un disperato bisogno della potenza di fuoco della Bei. Secondo la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, per conseguire gli obiettivi su clima e sviluppo sostenibile per il 2030 è necessario coprire un divario annuale di investimenti di circa 2.500 miliardi di euro. Non possiamo fare affidamento solo sul settore pubblico ovunque e soprattutto nelle regioni meno sviluppate. La Bei, in quanto istituzione pubblica pioniera nelle obbligazioni verdi, ha un ruolo importante da giocare sia nel reindirizzare sul piano globale i finanziamenti privati verso progetti sostenibili, sia nel garantire che tutti i progetti abbiano senso sul piano economico.

Per avere davvero un impatto a livello globale, l’Ue deve dispiegare con decisione tutti gli strumenti che ha a disposizione. Per esempio, gli sforzi in corso per affrontare le conseguenze economiche e sociali della pandemia da Covid-19 nelle regioni a noi più vicine devono essere delineati e implementati tenendo conto della più ampia agenda climatica. Altre banche di sviluppo dovrebbero seguire l’esempio della Bei e allineare le loro operazioni agli obiettivi di Parigi, attenersi a un percorso di basse emissioni e sviluppo resiliente dal punto di vista ambientale.

La Conferenza Onu sul Cambiamento climatico Cop26, in programma in novembre a Glasgow, sarà una tappa fondamentale per innalzare le ambizioni a livello mondiale. A differenza delle altre Cop, sarà incentrata meno su nuove norme multilaterali e più su come garantire che quanti più Paesi possibile, specialmente i grandi inquinatori, rafforzino i propri impegni.

Accelerare l’azione sul clima e gestire la transizione energetica deve essere al centro della politica estera dell’Unione europea e del lavoro con tutti i partner nel mondo. A questo proposito, salutiamo con favore la decisione del Presidente Biden di tornare nell’Accordo di Parigi. Ciò che facciamo oggi segnerà il corso della storia per decenni a venire. Siamo determinati a far sì che il 2021 sia l’anno chiave in cui l’Europa mette tutto il suo peso diplomatico e finanziario nella lotta globale contro il cambiamento climatico. Come ha detto il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, questa è «la sfida decisiva del nostro tempo».

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