AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùverso il vertice opec

Il petrolio è alle stelle sul mercato fisico. E le raffinerie ora soffrono

I consumi arrancano, ma alcune qualità di greggio sono diventate rare e carissime. A una settimana dal vertice Opec Plus, che deciderà sul futuro dei tagli di produzione, gli scenari per domanda e offerta si sono fatti più complessi

di Sissi Bellomo

Putin visita re Salman a Riad e firma un accordo petrolifero

3' di lettura

Da un lato la domanda di petrolio è minacciata dal crollo dei margini di raffinazione, finiti addirittura in negativo in Europa. Dall’altro l’offerta comincia a rallentare, persino negli Stati Uniti dello shale oil. E sul mercato fisico alcune qualità di greggio sono diventate così richieste – o così scarse – che il loro prezzo è volato a livelli che non si vedevano da molti anni.

È un quadro complesso quello di cui l’Opec e i suoi alleati dovranno tenere conto la settimana prossima, quando si riuniranno a Vienna per votare sul futuro dei tagli di produzione.

Le condizioni del mercato petrolifero sono cambiate parecchio dall’ultimo vertice dell’Opec Plus, lo scorso luglio. E la novità più rilevante non è la ripresa delle quotazioni di Brent e Wti, che pure scambiano vicini ai massimi da due mesi (intorno a 64 e a 58 dollari al barile rispettivamente).

La bussola dei dazi
Ad influenzare questo e altri mercati sono da tempo soprattutto gli alti e bassi delle trattative Usa-Cina. Per il petrolio tuttavia di recente sono emersi altri fenomeni, meno vistosi, ma significativi per interpretare le condizioni dei fondamentali.

Importante è la persistenza di un’ampia – e crescente – backwardation, che si estende su gran parte della curva dei futures: in parole povere il Brent per consegna a breve costa più caro di quello per consegne lontane nel tempo. Il contrario di quello che ci si aspetterebbe in uno scenario di prolungato eccesso di offerta, come quello che continuano a dipingere l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), il governo Usa, attraverso l’Energy Information Administration (Eia), e la stessa Opec.

La variabile shale oil
Il direttore dell’Aie, Fatih Birol, a dire il vero inizia a segnalare un ripensamento:  la produzione Usa «rallenterà, non vedremo più una crescita esplosiva dello shale», ha dichiarato alla Reuters, auspicando che i Paesi Opec prendano «la decisione giusta per se stessi e per l’economia globale, che è ancora molto fragile».

Anche Mohammed Barkindo, segretario generale dell’Opec, aveva espresso dubbi di fronte alle telecamere della Cnbc: per lo shale oil, in difficoltà a finanziarsi, forse si sta addirittura preparando una «rapida decelerazione».

L’impatto di Imo 2020 (e delle sanzioni)
Il greggio da shale, in quanto leggero e poco solforoso, è comunque avvantaggiato in questo momento dai preparativi per Imo 2020: le nuove specifiche che dal 1° gennaio impongono, in tutto il mondo, di abbassare il tenore di zolfo dei carburanti navali.

Per l’Azeri Light e il Qua Iboe (nigeriano) c’è un boom di ordini, che ne ha fatto impennare il prezzo: il differenziale sul benchmark si è spinto al record dal 2013.

Anche alcuni greggi solforosi –come il russo Ural – godono di forte domanda e valutazioni da primato. Ma il motivo sono da un lato le sanzioni Usa, che hanno fatto crollare l’offerta da Iran e Venezuela, e dall’altro gli stessi tagli Opec, che hanno colpito soprattutto barili sour.

Raffinerie in crisi
Il risultato è che rifornirsi di petrolio è diventato carissimo per le raffinerie. Una situazione aggravata dalla debolezza dei consumi finali di carburante, che in molte aree geografiche (soprattutto in Europa e in Asia, ma non solo) ha spinto i margini di lavorazione in negativo.

Molti impianti per evitare perdite stanno rallentando il passo: un fenomeno che avrebbe già ridotto la domanda di greggio di 300mila barili al giorno secondo Energy Aspects, che vede difficoltà in particolare in Italia e in Francia, ma anche nel Nord Europa, a Singapore, in Corea del Sud e in alcune parti dell’America Latina.

Persino gli Usa, dove il petrolio è abbondante e a buon mercato, non sono immuni da difficoltà. Quest’anno le raffinerie americane hanno diminuito dell’1,8% le lavorazioni, in risposta a consumi in calo sul mercato domestico (-1% nei primi otto mesi dell’anno) ed esportazioni di carburanti ridotte.

Per approfondire:
L’Opec ora intravvede il tramonto del petrolio
Petrolio, Opec e Russia valutano ulteriori tagli produttivi
«Voglio il Brasile nell’Opec». L’ultima follia di Bolsonaro

@SissiBellomo

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...