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Il petrolio degli Emirati arabi va in Borsa per sfidare Brent e Wti

di Sissi Bellomo


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(EPA)

3' di lettura

Mentre Saudi Aramco si avvicina al traguardo dell’Ipo, l’industria del petrolio mediorientale sta vivendo un’altra rivoluzione: quella del trading. Abu Dhabi, uno degli Emirati arabi uniti, tra pochi mesi terrà a battesimo una nuova borsa per lo scambio di futures sul greggio, che ha tutte le carte in regola per affermare il Murban come benchmark globale accanto al Brent e al Wti.

Le basi per il successo ci sono. Sarà infatti l’InterContinental Exchange (Ice) a gestire il listino e la liquidità è garantita fin d’ora da un nutrito gruppo di partner internazionali, che comprende tre Major occidentali – Bp, Royal Dutch Shell e Total –, la cinese Petrochina (Cnpc) e il colosso olandese del trading petrolifero Vitol. Sono della partita anche le giapponesi Inpex e Jxtg Holdings, la thailandese Ptt e la società di raffinazione sudcoreana GS Caltex.

Il ruolo del Cane a sei zampe
Eni per ora non c’è. Ma San Donato – nell’ambito di un generale rafforzamento delle attività ad Abu Dhabi – ha comunque assunto un ruolo chiave nel piano che ridisegna le strategie commerciali dell’emirato, rilevando il 20% di Adnoc Global Trading : neonata società costituita per disintermediare la vendita dei prodotti raffinati da Fujairah, sul Golfo Persico (l’austriaca Omv ha il 10%).

L’Arabia Saudita aveva fatto la stessa identica mossa nel 2012, partendo proprio da Fujairah, e oggi Aramco Trading Company (Atc), il braccio commerciale di Saudi Aramco, è un attore di primo piano sul mercato fisico del petrolio, con trading desk a Londra e Singapore che ogni giorno scambiano 4,5 milioni di barili (non solo sauditi) tra greggio e derivati, con l’obiettivo di arrivare entro il 2022 a 6 mbg: un volume che sarebbe inferiore solo a quello di Vitol.

Leggi britanniche , clearing europeo
La nuova borsa, Ice Futures Abu Dhabi (Ifad), sarà inaugurata nella prima metà del 2020 e farà parte dell’Abu Dhabi Global Market: distretto finanziario aperto agli operatori internazionali, in cui è in vigore la common law britannica. Il clearing sarà affidato a Ice Clear Europe, la stessa stanza di compensazione utilizzata per i contratti Ice su Brent e Wti, nonché per l’Ice (Platts) Dubai e l’Ice Low Sulfur Gasoil. I clienti potranno quindi compensare i margini per varie posizioni.

Per accessibilità, trasparenza e sicurezza l’Ifad si pone sullo stesso piano delle più affermate borse internazionali. Niente a che vedere con i futures cinesi sul petrolio, lanciati l’anno scorso, che – nonostante volumi di scambio ormai simili a quelli del Brent –restano ancora un prodotto utilizzato perlopiù da operatori locali, ben lontano dall’affermarsi nella competizione globale tra benchmark.

Sfida a Brent e Wti
«Con il lancio di Ice Futures Abu Dhabi i futures sul Murban si schiereranno accanto ai più significativi benchmark globali del petrolio», promette invece Jeff Sprecher, ceo di Ice. Per Sultan Al Jaber, ceo di Adnoc (Abu Dhabi National Oil Company), quello appena compiuto è «un passo coraggioso e storico nella direzione giusta, che cementerà la posizione di Abu Dhabi come un vero hub».

Un acceleratore formidabile sarebbe la scelta del Murban come benchmark per i listini dei produttori dell’area, che oggi prezzano il greggio a premio (o a sconto) soprattutto sul Dated Brent o sull’Oman/Dubai. Per quest’ultimo il riferimento è dato dal Dubai Mercantile Exchange, partecipato da Cme Group.

Murban più liquido del Brent
A dare il via alla sfida è stato il Consiglio supremo del petrolio di Abu Dhabi, che ha modificato il meccanismo di formazione del prezzo del Murban, il principale greggio locale, la cui produzione peraltro è di ben 1,7 mbg: quasi il doppio rispetto al paniere di greggi del Mare del Nord che costituisce il sottostante del Brent.

Il prezzo del Murban era fissato in modo reatroattivo, mentre d’ora in poi sarà il mercato dei futures a decidere, in base alle leggi della domanda e dell’offerta. Sono state anche rimosse le clausole di destinazione: chi compra potrà rivendere liberamente a terzi.

Difendere le quote di mercato
Tra i Paesi dell’Opec non solo l’Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti, ma anche Iraq e Algeria stanno cercando di assumere un ruolo più attivo nel trading. La stessa area di attività è stata rafforzata anche da molte Major internazionali (Eni compresa). Ma per i grandi Paesi produttori c’è qualcosa di più della ricerca del profitto.

Con la transizione energetica che ridurrà la domanda di petrolio , per le Noc, le compagnie statali, «assicurarsi un mercato per il greggio è diventato un obiettivo strategico critico», afferma Simon Flowers, chief analyst di WoodMackenzie.

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