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Il petrolio si impenna, Riad e gli Usa annunciano tagli di produzione

Le notizie sono ancora confuse, ma nella guerra dei prezzi si è arrivati quanto meno a una svolta. Ci sarà un vertice di emergenza dell’Opec Plus, mentre Trump parla di super-tagli

di Sissi Bellomo

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(Reuters)

Le notizie sono ancora confuse, ma nella guerra dei prezzi si è arrivati quanto meno a una svolta. Ci sarà un vertice di emergenza dell’Opec Plus, mentre Trump parla di super-tagli


2' di lettura

Il mercato del petrolio è a una svolta: i grandi produttori sono di nuovo pronti a tagliare l’offerta. L’Arabia Saudita chiede la convocazione di un vertice d’emergenza con la Russia, il resto della coalizione Opec Plus e «un gruppo di altri Paesi». Mentre dagli Stati Uniti Donald Trump , prefigurando tagli «per 10 milioni di barili» (si immagina al giorno) e «forse anche 15 milioni»: una riduzione che sarebbe senza precedenti, pari a oltre il 15% della produzione totale.

In una serie di tweet concitati e dichiarazioni alla televisione Cnbc, il presidente Usa non ha specificato chi chiuderà i rubinetti, né come saranno distribuiti i tagli. Non è chiaro nemmeno se Washington parteciperà ai sacrifici e quanto: se davvero scendesse in campo per un’azione coordinata, si tratterebbe di un evento davvero storico.

La reazione a caldo del mercato è comunque stata euforica: un rialzo di circa il 40% per il Wti, che ha superato 27 dollari al barile, e che ha addirittura sfiorato il 50% per il Brent, tornato sopra 32 dollari.

Gli Usa, campioni del capitalismo e del libero mercato, stanno soffrendo in modo particolare per il crollo del petrolio, che ha ridotto il valore del Wti a 20 dollari al barile nei giorni scorsi, mentre sul mercato fisico si sono raggiunti prezzi ancora più bassi, sotto 10 dollari nelle maggiori aree di shale oil.

La crisi ha già fatto una prima vittima eccellente tra i frackers a stelle e strisce: Whiting Petroleum, schiacciata da oltre 250 milioni di dollari di debiti vicini al default, è andata in amministrazione controllata. Centinaia, forse migliaia di altri operatori rischiano il fallimento negli Usa.

Le misure contro il coronavirus hanno provocato una contrazione della domanda petrolifera senza precedenti nella storia: i consumi globali in questi giorni sono ridotti di un quarto. La capienza degli stoccaggi si sta pericolosamente riducendo: secondo IHS Markit quella in terraferma di questo passo sarà esaurita entro giugno.

In mare ci sono già almeno 80 milioni di barili di greggio custoditi a bordo di petroliere, nonostante i noli marittimi siano alle stelle, oltre 200mila dollari al giorno per le Vlcc. E in Nord America gli operatori stanno affittando anche treni cisterna per conservare il greggio che non trova acquirenti.

La Cina sta comprando a man bassa, approfittando dei prezzi bassi, per accrescere le sue riserve strategiche. Ma non basta. E persino i sauditi stanno faticando a piazzare sul mercato i barili extra.

In India, dove il governo ha decretato il lockdown per 1,3 miliardi di persone, diverse compagnie (tra cui Ioc e Hindustan) avrebbero dichiarato lo stato di forza maggiore per respingere carichi di greggio provenienti da Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi e Iraq, riferisce la stampa locale.

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