Farmindustria

Il Pharma italiano in ottima salute e con la voglia di «restare». Purché il Paese lo consenta

di Barbara Gobbi e Rosanna Magnano


La farmaceutica patrimonio italiano, ma serve una visione del futuro

3' di lettura

Tredici imprese farmaceutiche in ottima salute e con una dote che oggi va per la maggiore: quella resilienza che ha consentito loro di affrontare gli anni peggiori della crisi economica con risultati in crescita e le radici ben piantate in Italia: export da record (24,8 mld), ricavi in salita (11 mld), occupazione in aumento costante (+8% nel 2015-17), investimenti in R&S che nel 2018 hanno superato il miliardo di euro passando dai 552 milioni di euro del 2013 ai 906 milioni del 2017 (+39%).

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Con questo biglietto da visita le 13 imprese farmaceutiche a capitale italiano aderenti a Farmindustria - le «Fab13» - confermano la spiccata vocazione anticiclica del settore. Ma chiedono «regole certe e un quadro normativo stabile per continuare a creare sviluppo e occupazione in Italia». L’appello arriva dal workshop organizzato a Roma per presentare il Rapporto Nomisma “Industria 2030. La Farmaceutica italiana e i suoi campioni alla sfida del nuovo paradigma manifatturiero”.

Le condizioni per non delocalizzare
Abiogen Pharma, Alfasigma, Angelini, Chiesi, Dompé, I.B.N. Savio, Italfarmaco, Kedrion, Mediolanum, Menarini, Molteni, Recordati e Zambon chiedono all’unisono «politiche industriali condivise e un quadro normativo stabile, per non essere costrette a percorrere i processi di delocalizzazione che hanno caratterizzato molte imprese negli ultimi vent’anni». Il mercato italiano, affetto da crescenti criticità produttive, colpito da un’ondata di scadenze brevettuali senza precedenti che ha ridotto i ricavi unitari a fronte di maggiori costi operativi e caratterizzato da incertezze regolatorie e fiscali, continua infatti a mettere a dura prova la sostenibilità delle imprese. A questo va aggiunta la tendenza del nostro Paese – segnalata nel report Nomisma – a individuare nell'industria farmaceutica «una variabile di aggiustamento della finanza pubblica».

Imprese a tutto export e occupazione d’eccellenza
I principali traguardi raggiunti riguardano bilancia commerciale, ricavi, occupazione e investimenti. Le esportazioni hanno superato l’import toccando quota 24,8 miliardi di euro nel 2017, pari al 5,8% del totale manufatturiero italiano, con una crescita del 106,9% negli ultimi dieci anni. Il significativo irrobustimento dell’export ha portato la bilancia commerciale del settore in positivo di quasi un miliardo di euro (+0,8). I ricavi aggregati superano gli 11 miliardi di euro nel 2017 e sono in crescita del 70,3% rispetto al 2007 (6,1 miliardi di euro), quindi in aumento nonostante la crisi economica. In crescita costante anche l’occupazione: nel 2017 le aziende italiane del farmaco occupano 42.000 dipendenti, con un aumento del 57% rispetto ai 26.610 occupati del 2007. Del totale dei dipendenti 18.000 sono quelli impiegati in Italia, di questi oltre il 46% sono donne, con una quota di laureati e diplomati oltre l’87%.

Quasi la metà (46,8%) è occupata in attività di produzione e di ricerca, con un totale di addetti dedicati all'innovazione superiore al 5% in tutte le imprese. Il Rapporto evidenzia come, nel solo triennio 2015-17, il numero dei dipendenti domestici delle Fab13 sia aumentato di oltre 1.200 unità (da 14.380 a 15.600, che equivale a +8%). Infine, gli investimenti in ricerca e sviluppo, che hanno impresso un'accelerazione anche all'indotto di nuove aziende, di parchi tecnologici, università e altri enti dedicati alla ricerca scientifica, con una spiccata propensione delle Fab13 alle collaborazioni pubblico-private, con startup innovative e network internazionali.

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