psicologia

Il piacere del sesso da soli

di Vittorio Lingiardi


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4' di lettura

A conferma che la masturbazione, per chi la pratica e per chi la corregge (e comunque la pratica), è attività per lo più anonima, tanto diffusa quanto poco rivendicata, arriva - scritto da un misterioso Administrateur des Prisons - un manuale di consigli del 1830 per correggere i giovani (detenuti e non solo) dall'abitudine dell'onanismo e dalle sue “conseguenze fatali”. Preceduto da una breve introduzione giocosa di David Riondino e da una lunga introduzione colta di Piero Manni (così da soddisfare ogni gusto anche in fatto di preliminari), questo volumetto, “senza titolo e senza autore”, era “destinato ai giovani, e ai padri e madri di famiglia”.

È insomma il piacere segreto di un Sesso solitario, così almeno recita il titolo della Storia culturale della masturbazione di Thomas Laqueur, insigne docente dell'Università di Berkley (tradotto in italiano per il Saggiatore nel 2007). E poiché Onan, almeno in anagramma, è nelle prime quattro lettere di Anonimo, finisce che anche Laqueur parte da un libro senza autore: Onania, caso editoriale d'inizio Settecento, summa di paure, colpe e punizioni, a metà tra pruderie e farmacopea popolare. Onania, recita il testo, è “l'odioso peccato dell'auto-polluzione”, le cui spaventose conseguenze, per entrambi i sessi, si combattono con consigli spirituali e materiali”. Ed è studiando Onania che Laqueur fa risalire la “masturbazione moderna” all'epoca dell'Illuminismo, addirittura cogliendone la data di nascita in un gioco di parole, intraducibile nella nostra lingua, del primo capitolo de I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift: “Mr. Bates, my master”, “My good master Bates”.
Tornando al nostro master, il Direttore di Prigioni, quali siano le “conseguenze fatali” lo apprendiamo velocemente in due modi. Il primo è con i titoli dei sedici capitoli che compongono il trattatello. Si parte speranzosi con “Fiore di salute” e si arriva esanimi a “La tomba”, passando per “Consunzione della colonna vertebrale”, “Dolori di stomaco”, “Infiammazione degli occhi”, “Astenia e prostrazione”, “Sonno disturbato, incubi”, “Caduta dei denti”, “Versamenti di sangue”, “Alopecia”, “Vomito”, “Sbocco di sangue”, “Pustole per tutto il corpo”, “Febbre e pallore”, “Rigidità del corpo” e “Morte”. Lo so, elencarli tutti non era necessario, ma volevo testimoniare il fervore sadico-pedagogico dell'anonimo Direttore. Il secondo modo è grazie ai fantastici acquerelli d'accompagnamento, una tavola per capitolo: da “Il était jeune, beau: il faisait l'espoir de sa mère” a “À 17 ans il expire, et dans des tourments horribles”. Questa volta vi lascio la curiosità delle didascalie rimanenti, ma vi assicuro che sono irresistibili per tratto grafico, accanimento letterario e macabra comicità.

Perché la masturbazione, pratica naturale d'autosufficienza, è stata presa così di mira, soprattutto dalle pedagogie sette e ottocentesche? Una domanda che apre molte porte, una delle quali ci conduce al corso foucaultiano 1974-1975 su Gli anormali, tra i quali risalta la figura del giovane onanista: “Il piacere non disciplinato dalla sessualità normale supporta l'intera serie di condotte anormali, aberranti, istintive, che sono in grado di essere psichiatrizzate”. È attraverso l'ingranaggio medico-familiare, dice Foucault, che da problema morale-religioso la masturbazione (soprattutto infantile) diventa problema psichiatrico e pedagogico. Sarà Freud, pur coi timori dell'epoca, a scortare l'ingresso dell'autoerotismo nel regno della normalità, o meglio dell'istinto. Non tanto perché lo consacrò pratica “sana” in quanto tale, quanto perché la riconobbe ed ammise come pratica di curiosità, scoperta e piacere nella vita infantile.

Esegesi biblica
Un'altra porta passa per l'esegesi biblica. Il termine onanismo fu coniato nel Settecento a partire dal nome del personaggio biblico Onan. Ma, come ricorda Manni nell'introduzione, il vero bersaglio dello stigma è la dispersione del seme, potremmo dire il metodo contraccettivo. Infatti Onan, venendo meno alla prescrizione divina di procreare una discendenza (la consegna era di “compiere il dovere di cognato”, cioè procreare con la moglie del fratello morto), per non depositare il suo sperma nel grembo di Tamar, lo lasciava sistematicamente cadere a terra. Insomma, il peccato di Onan sarebbe il coito interrotto, ma col tempo onanismo e masturbazione si fusero in un'unica riprovazione (utile anche a tenere a bada le intemperanze dei monaci).
Tornando al nostro libricino, se la sua pedagogia del terrore fosse ancora in voga prenderebbe di mira l' Albachiara di Vasco (“Con una mano, una mano, ti sfiori”), l'America di Gianna Nannini (“Lei si morde la bocca e si sente l'America … Lui che scende e che sale e si sente l'America”), per non parlare della hit anni Ottanta di Amanda Lear Ho fatto l'amore con me …
Poi, come molte cose, anche la masturbazione non si esaurisce nella sua pratica, ma si complica negli usi e nei significati. Liberata dal peccato e dalla malattia, ci mette di fronte al mistero dell'appagamento e alle sue infinite gradazioni psichiche: da pratica ansiolitica, compulsiva o compensatoria, a piacevole gioco del prendersi cura di sé e di farsi compagnia sull'onda del noto adagio “meglio soli che male accompagnati”.

Chi si tocca muore. Un trattato del 1830 sulle conseguenze fatali della masturbazione. Manni Editore

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