il ruolo della scienza

Il piacere umile di ritornare a essere allievi

di Mauro Paoloni

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(AFPAFP)


3' di lettura

Il sostantivo “Maestro” è presente nella vita di ciascuno di noi dal momento in cui siamo in grado di intendere e volere. La nostra evoluta società dell’apprendimento lo utilizza, ormai, da molto tempo coniugandolo nelle diverse modalità: da quelle che lo vedono inserito nella scala gerarchica dei titolari degli insegnamenti nelle scuole di ogni ordine e grado che ne coniugano le tipologie; facendole iniziare con il maestro di scuola materna fino a mutarne la denominazione in professore per tipizzare la specifica disciplina che impartisce (professa); fino ad arrivare a coloro che riconoscono nel Maestro colui che, titolare dell’esperienza “di qualcosa” o “per qualcosa” è in grado di potere e sapere traferire questa esperienza a terzi.

Nelle circostanze della vita è molto comune che ciascuno possa anche per periodi temporalmente limitati, assumere ed esercitare il ruolo in questione talvolta anche obbligatoriamente e in funzione di previsioni giuridiche.

Si riscontrano, talvolta i paradossi di coloro che avrebbero l’obbligo di esercitarlo ma non lo fanno e di quelli, invece che non perdono mai l’occasione per farlo anche se non gli competerebbe. Insomma, si corre il rischio di avere eccesso di maestri in alcune circostanze e una pericolosa assenza degli stessi, laddove sarebbero necessari.

Il periodo storico che stiamo vivendo, causa le note vicissitudini di ordine sanitario sarà, probabilmente, ricordato nei libri di storia. Tuttavia, prescindendo da ogni considerazione inerente la gravità della circostanza e rammentando, a noi stessi che la disciplina che specifica le nostre cognizioni scientifiche e che categorizza il nostro essere “professori di economia aziendale”, non si limita a nozioni esclusivamente di tipo quantitativo, ma comprende anche conoscenze di tipo sociologico, ci piace soffermarci sul tema dell’identificazione del Maestro più consono per la seria circostanza che stiamo vivendo. L’esercizio è necessario, ad avviso di chi scrive, per avere una specifica idea identificativa dei maestri e degli allievi. Evitare confusioni, in casi come questi, non è questione di poco conto.

E allora pensiamo sia indubbio che, considerata l’argomentazione così specifica, i maestri siano ineluttabilmente, i medici con specialità sul tema; una categoria specifica, quella degli epidemiologi e dei virologi che, alla stessa stregua dei virus che studiano e identificano, sono per lunghi periodi, in situazioni di scarsa visibilità ma che, proprio quando nessuno se lo aspetta, compaiono e divengono indiscussi protagonisti di uno scenario che, come quello attuale, non è certo dei più desiderabili.

Non bisogna, tuttavia, compiere l’errore, almeno in tal caso vista la serietà della circostanza, di scambiare i ruoli di maestro e allievo. Noi, tutti noi, non medici specialisti, siamo umili, indistinti, inermi, timorosi e ignoranti allievi. Ognuno, quale allievo, faccia la sua parte con totale umiltà e destrezza, utilizzando, laddove possibile, i nostri rispettivi ruoli, quale contributo per fare in modo che i maestri possano essere messi nella condizione di insegnare meglio. Facciamo gli allievi modello. Questo non è un campionato di calcio, dove tutti anche con ilarità e simpatia siamo allenatori e, quindi, maestri. In tal caso non siamo in una competizione per lo scudetto o per una coppa. Per una serie di sfortunate circostanze stiamo vivendo una difficilissima fase della vita della società globalizzata e non possiamo assolutamente permetterci di invertire i ruoli per salvaguardare la vita di molti di noi.

Riviviamo con senso di assoluta responsabilità, almeno per una volta, il piacere di tornare a essere allievi.

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