EX ILVA

ArcelorMittal, i sindacati: sciopero contro un piano inaccettabile

Il ministro Patuanelli: non è il piano che abbiamo discusso. Organizzazioni dei lavoratori convocate il 9 al Mise

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3' di lettura

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha convocato per il 9 giugno un incontro in videoconferenza con i sindacati metalmeccanici e confederali circa la vertenza in corso sull’Ex Ilva. Lo rendono noto gli stessi sindacati secondo i quali all’incontro non parteciperà l’azienda.

«Questo piano non rispetta l’accordo del 4 marzo», ha detto il ministro Patuanelli, al Tg1. «Coniugare ambiente e lavoro a Taranto è il programma del governo e questo governo lo vuole attuare, riteniamo che sia compatibile e pensabile un impianto moderno nuovo, all'avanguardia che diventi il fior all'occhiello dell'Europa per la produzione d'acciaio da ciclo integrato. Noi ci crediamo, vogliamo capire anche se la controparte ci crede», ha continuato il ministro.

Intanto, però, le sigle dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato 24 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del Gruppo Arcelor Mittal Ex Ilva proprio per il 9 giugno, in concomitanza con l'incontro tra le segreterie nazionali e il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli. «Le segreterie nazionali di Fim Fiom Uilm, insieme alle strutture territoriali ed alle Rsu del gruppo Arcelor ex Ilva - spiegano in una nota - ritengono inaccettabile il piano industriale presentato da Arcelor Mittal al Governo in data 05/06/2020, non ancora ufficializzato alle organizzazioni sindacali, contenente esuberi all'interno dei vari siti». «La vicenda dell'Ilva è davvero scandalosa. Gli esuberi annunciati da Arcelor sono inaccettabili. Non si può scaricare il peso di scelte sbagliate ancora una volta sui lavoratori, su migliaia di famiglie ed anche comunità che aspettano da tempo il risanamento ambientale», ha detto ad Avvenire la segretaria della Cisl Anna Maria Furlan.

Il piano industriale di ArcelorMittal

Nella serata di venerdì è arrivato sui tavoli dei ministri competenti, Patuanelli (Sviluppo Economico), Gualtieri (Mef) e Catalfo (Lavoro) il nuovo piano industriale di ArcelorMittal per Ilva , che prevede in particolare tremilatrecento esuberi già nel 2020 e il rinvio del rifacimento dell’altoforno 5. A rivelarlo, il segretario della Fim Cisl Marco Bentivogli.

Secondo il sindacalista «il piano presentato non sarebbe lontano dall'accordo raggiunto a marzo scorso al Tribunale di Milano, quando si chiuse il contenzioso tra Ilva in amministrazione straordinaria e ArcelorMittal». «Ci aspettiamo un piano in linea con l'intesa del 4 marzo» aveva detto ancora una volta in mattinata il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli in un'intervista radiofonica, ma adesso il tono era di chi ha perso la pazienza.

L’incidente diplomatico del 1 giugno

Al clima sempre molto teso fra Governo e azienda, non ha giovato l'incidente diplomatico del primo giugno scorso, quando ai cancelli di Taranto si sono presentati i commissari straordinari per l'annunciata ispezione agli impianti, e si sono trovati i cancelli chiusi.

I top manager che dovevano accompagnarli erano in vacanza per il ponte del 2 giugno. Nel corso della giornata prima il segretario della Fim-Cisl Marco Bentivogli in un post e poi il segretario della Uilm Rocco Palombella in un comunicato hanno fatto trapelare la cifra monstre di 8.200 esuberi che ArcelorMittal vorrebbe attuare mettendo la stragrande maggioranza dei suoi dipendenti in cassa integrazione.

Gli accordi siglati il 4 marzo prevedevano invece da parte della società la garanzia di mantenere i livelli occupazionali di 10.700 posti, in linea con gli impegni del settembre 2018 siglati con Governo e sindacati. Quello di settembre è il solo accordo che i sindacati riconoscono e che si traduce nei fatti in zero esuberi. «Se Mittal ha deciso di andarsene se ne andasse e la finiamo qui» - scandisce il ministro non nascondendo irritazione «Troviamo il modo per farlo andar via. ci sono delle clausole, delle penali che lo rendono possibile» dice in un'intervista mattutina a Radio anch'io dopo aver ribadito che pur comprendendo le difficoltà della filiera, il Governo considera i tagli «inaccettabili».

Patuanelli pessimista: piano non in linea con quanto discusso

Patuanelli è pessimista: «Do ormai per scontato che arriverà un piano che non è assolutamente in linea con quanto abbiamo discusso per mesi fino a marzo e con quanto si aspetta il governo», ammette. A non avere fiducia in Mittal c'è anche l'indotto. La ditta d'appalto Ferplast ha ritirato i lavoratori dallo stabilimento siderurgico di Taranto. Si tratta di un'azienda con oltre 200 addetti tra contratto a termine e a tempo indeterminato, lamentando una «situazione insostenibile» che riguarda i pagamenti: «Hanno promesso un acconto che non è mai arrivato».

Patuanelli, uno dei ministri di punta del M5S non nasconde che preferirebbe avere le mani libere sull'Ilva di Taranto per mettere a punto il suo piano nazionale strategico dell'acciaio, annunciato nei giorni scorsi, una piano che porti tutta la filiera a una rivoluzione eco-sostenibile, già intrapresa da altre acciaierie come Arvedi. La società data come possibile acquirente delle acciaierie di Terni oggi ha comprato una pagina pubblicitaria per dire che «all'Acciaieria Arvedi le Istituzioni, controllano, verificano, e certificano il rispetto della qualità ambientale nella produzione».

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