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Il piano Colao a Palazzo Chigi: cantieri e incentivi a chi rientra

Cento schede per venti obiettivi con cronoprogramma. Per le infrastrutture un progetto di opere strategiche e un «presidio di esecuzione»: sovrapposizioni ampie con il Dl semplificazioni

di Barbara Fiammeri

Vittorio Colao, da Vodafone alla task force

Cento schede per venti obiettivi con cronoprogramma. Per le infrastrutture un progetto di opere strategiche e un «presidio di esecuzione»: sovrapposizioni ampie con il Dl semplificazioni


3' di lettura

Il 6 giugno Vittorio Colao è rientrato in Italia per un incontro «personale» a Milano ma subito dopo è ripartito per Roma, proprio nel giorno in cui era stato annunciato l’invio a Palazzo Chigi del documento conclusivo della task force per la ripartenza guidata dall’ex ad di Vodafone. Al momento non risulta alcun appuntamento in agenda con il premier Giuseppe Conte ma il faccia a faccia non è da escludere.

Anche perché il documento, contenente un centinaio di progetti per 20 obiettivi, partorito dal comitato di esperti è il prodotto di una serie di confronti non solo con singoli esponenti del Governo ma anche con manager e rappresentanti di categorie dai quali sono arrivati assieme alle segnalazioni delle principali criticità anche suggerimenti.

Di qui l’indicazione dei tempi per la messa a terra delle singole misure che vengono evidenziate dal piano di Colao. A partire dall’individuazione delle infrastrutture di «interesse nazionale» per le quali deve essere introdotta una procedura ad hoc, attraverso l’introduzione di un «presidio di esecuzione» che consenta lo snellimento delle procedure per la realizzazione delle opere. Vale per quelle materiali (a partire dall’estensione dell’Alta velocità senza escludere il Ponte sullo Stretto) ma anche e a maggior ragione per la digitalizzazione dell’intero territorio nazionale.

Contemporanemente vanno rafforzati e accelerati gli investimenti per potenziare la green economy così come gli incentivi per facilitare il reshoring, il rientro delle imprese che hanno preferito andare a produrre all’estero e che bisogna invogliare a tornare attraverso aiuti fiscali e non solo. Non manca poi un’attenzione agli interventi a sostegno dell’occupazione femminile, che è stata quella più colpita, in termini di perdita di posti di lavoro, dal coronavirus.

Pacchetto di misure da valutare

Resta da capire però il punto di caduta: quanto del lavoro del team di Colao sarà utilizzato dal Governo. Sono passati appena due mesi da quando Conte lo investì del ruolo di capo della Task force per individuare le ricette per superare la recessione provocata da Covid-19. Il rapporto tra il premier e il manager residente a Londra non è mai decollato. Forse anche per le voci che indicavano Colao tra i possibili candidati alla sostituzione dell’avvocato del popolo. Fatto sta che a questo punto il documento finale della task force - per dirla con Conte - sarà solo uno dei «contributi» sul tavolo di Palazzo Chigi e comunque non sarà di certo la scaletta degli Stati generali annunciati dal premier che dovrebbero tenersi tra 10 e 11 giugno.

Riforme già in cantiere

Da sottolineare, inoltre, che fra le proposte del piano Colao ci sono, curiosamente, anche molte misure a cui il presidente del Consiglio sta già lavorando per renderle effettive nel decreto semplificazioni, in agenda per metà giugno. Fra queste anche la riforma dell’abuso di ufficio, una limitazione della fattispecie del danno erariale per i funzionari pubblici, l’aumento al 30% dell’anticipazione concessa all’appaltatore di lavori pubblici, lo snellimento delle procedure per la valutazione di impatto ambientale, fino alla semplificazione degli iter autorizzativi per l’edilizia privata.

Sarà interessante vedere cosa pensa Colao della disputa che sta spaccando il governo in merito agli strumenti per il rilancio degli investimenti pubblici: commissari straordinari, sospensione del codice appalti e modello Genova a tutto campo o semplificazione delle procedure ordinarie restando nel perimetro del codice degli appalti, sia pure corretto? Oggi questa disputa spacca il governo, la maggioranza, il mondo delle imprese e una soluzione di compromesso (o una scelta drastica) andrà trovata entro un paio di settimane.

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