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Il piano De Laurentiis per il canale Serie A con utili fino a 2,6 miliardi di euro

Un progetto con un piano di ricavi che possono salire da 2,5 a 2,9 miliardi di euro in cinque anni, con utili alla fine del quinquennio fino a 2,6 miliardi di euro annui. Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha illustrato agli altri presidenti a Roma il suo piano per un canale della Serie A gestito in autonomia dai club

di Andrea Biondi e Carlo Festa

Diritti tv, incontro a Roma tra i presidenti della Serie A

Un progetto con un piano di ricavi che possono salire da 2,5 a 2,9 miliardi di euro in cinque anni, con utili alla fine del quinquennio fino a 2,6 miliardi di euro annui. Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha illustrato agli altri presidenti a Roma il suo piano per un canale della Serie A gestito in autonomia dai club


2' di lettura

Un progetto nel solco della media company su cui sta lavorando la Lega Serie A. L’ipotesi proposta da Aurelio De Laurentiis analizza la possibilità di realizzare il canale della Lega da soli, senza far leva su private equity e fondi di investimento, se non in veste di finanziatori, più o meno in alternativa al credito bancario. Il presidente del Napoli ne ha parlato ieri, lunedì 20 luglio, a Roma nel corso di un pranzo (circostanza anticipata dal Sole 24 Ore del 17 luglio) cui ha invitato i presidenti dei club che hanno risposto in massa: assenti solo Juventus, Brescia e la Spal fresca di retrocessione in B. Prossimo appuntamento il 27 luglio.

Il piano messo sul tavolo da De Laurentiis, a quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, punta a introiti, da subito, di 2,5 miliardi di euro per arrivare a 2,9 miliardi all’anno alla fine di un quinquennio con 5,2 milioni di abbonati (dai 4 di partenza). In questi ricavi ci sarebbe qualcosa come 330 milioni da ricavi internazionali (una stima definita prudente) oltre a Coppa Italia, Supercoppa, advertising, introiti da bar ed esercizi commerciali.

Il tutto con un livello di costi che negli anni lieviterebbero da 264 a 350 milioni per utili sempre crescenti da 1,8 (raddoppiati quindi da subito rispetto agli incassi attuali da diritti tv) a 2,6 miliardi annui alla fine del quinquennio. Il progetto potrà eventualmente realizzarsi solo dopo il bando dei diritti domestici – se i valori offerti da broadcaster e intermediari per il 2021-24 non fossero ritenuti congrui – e se i club decidessero di produrre il canale da soli invece di legarsi a un partner produttivo e distributivo (come Mediapro, Wanda o Discovery).

Il presidente del Napoli vorrebbe insomma 20 club di Serie A slegati dai destini dei licenziatari dei diritti (in questo triennio Sky e Dazn) e comunque senza l’apertura della media company a un fondo di private equity come invece previsto dal progetto che la Lega del presidente Paolo Dal Pino e dell’ad Luigi De Siervo sta portando avanti e giunto a uno snodo cruciale.

Per venerdì 24 luglio, infatti, sono attese le offerte vincolanti dei private equity. Tra i diffidenti ad aprire il capitale ai fondi di investimento ci sarebbe anche il presidente della Lazio, Claudio Lotito, che preferirebbe strade alternative, come forme di cartolarizzazione dei diritti tv, presentate da altri gruppi finanziari come l’americana Fortress.

Circa due terzi dei presidenti sarebbero invece a favore delle offerte dei fondi: consensi che potrebbero essere decisiva in vista dell’assemblea del 30 luglio che esaminerà le offerte dei private equity. In data room ci sono il gruppo Cvc, il primo che ha avviato trattative con il presidente della Lega Paolo Dal Pino, ma anche i fondi Advent e Bain Capital, quest’ultimo affiancato dagli advisor Nomura e Mediobanca e dal consulente Marco Fassone, ex ad del Milan. In data room dovrebbe esserci anche Tpg. Cvc aveva valutato un 20% della media company della Serie A circa 2,2 miliardi di euro.

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