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Il piano di Macron per bloccare l’allargamento dell’Unione

Parigi propone un percorso molto più lungo, burocratico e accidentato. Europa spaccata sull'avvio di negoziati con Albania e Macedonia del Nord

dal nostro corrispondente Beda Romano

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(REUTERS)

Parigi propone un percorso molto più lungo, burocratico e accidentato. Europa spaccata sull'avvio di negoziati con Albania e Macedonia del Nord


3' di lettura

A qualche giorno ormai dall’entrata in carica della nuova Commissione europea, i Ventisette stanno discutendo animatamente del futuro dell’allargamento comunitario, dopo che la Francia ha bloccato in ottobre l’inizio dei negoziati di adesione della Macedonia del Nord e dell’Albania. Il governo francese vorrebbe che da qui a maggio i Ventisette si dotassero di una nuova strategia di avvicinamento dei paesi candidati che sia più graduale. Non tutti i Ventisette sono d’accordo.

Parlando prima di una riunione ministeriale qui a Bruxelles, la sottosegretaria francese agli affari europei Amélie de Montchalin ha spiegato che la Francia vuole che il processo di allargamento sia «riformato», che l’accesso alle politiche europee sia «graduale», che l’iter sia «più rigoroso, con una convergenza che non sia solo giuridica ma anche politica, economica e sociale», e soprattutto che il processo sia «reversibile» nel caso i paesi in questione dovessero rallentare il cammino sulla strada dell’acquis communautaire.

Il piano dell’Eliseo
Il governo francese ha trasmesso ai suoi partner una proposta nella quale riassume il suo pensiero. La Francia ha bloccato in ottobre l’inizio delle trattative di adesione della Macedonia del Nord e dell’Albania (si veda Il Sole 24 Ore del 19 ottobre). Il tema dell’allargamento è spesso utilizzato a fini elettorali dal Rassemblement National di Marine Le Pen. A ridosso di nuove elezioni, il presidente francese Emmanuel Macron ha quindi preferito mettere il veto a Skopje e Tirana.

Al netto di queste considerazioni di politica interna, Parigi non ha torto quando esprime dubbi sul processo di allargamento. L’ultimo rapporto presentato dalla Commissione europea e relativo proprio alla Macedonia del Nord e all’Albania si è rivelato ricco di ambiguità. Bruxelles ha chiesto il benestare dei governi alle trattative, pur notando numerosi ritardi qua e là. Dietro alla Francia si sono più o meno allineati altri paesi, a cominciare dalla Danimarca e dall’Olanda.

La ricerca di un accordo
La Francia vorrebbe trovare un accordo tra i Ventisette su una nuova metodologia entro il vertice europeo dedicato alla regione dei Balcani occidentali previsto il 6-7 maggio a Zagabria. Sul fronte opposto, c’è in particolare l’Italia che ritiene invece l’allargamento un fattore importante di stabilizzazione politica della regione. Dello stesso avviso sono molti paesi dell’Est, e in particolare l’Ungheria che attraverso un allargamento dell’Unione vuole arginare eventuali nuovi flussi migratori.

Sei paesi, tra cui l’Austria e l’Italia, hanno scritto una lettera alla Commissione europea dicendosi pronti a discutere del metodo, anche se nel frattempo vogliono che venga aperto il negoziato su Macedonia del Nord e Albania. Ieri la presidenza di turno dell’Unione, per bocca della ministra finlandese per gli affari europei Tytti Tuppurainen, ha accolto con interesse la proposta francese, ma ha spiegato che una discussione formale potrà avvenire solo quando la nuova Commissione presieduta da Ursula von der Leyen si sarà insediata (data d’inizio probabile il 1 dicembre).

Dietro al dibattito di questi giorni si nascondono dubbi sull’opportunità e la tempistica dell’allargamento del 2004. Proprio ieri la Corte europea di Giustizia si è nuovamente espressa sulla controversa riforma della giustizia adottata in questi anni da Varsavia. Questa volta i giudici hanno chiesto alla Corte suprema polacca di esprimersi su una nuova istituzione che deve giudicare da un punto di vista disciplinare i magistrati. La magistratura comunitaria ha spiegato di avere dubbi sull’indipendenza politica del nuovo organismo.

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