l’eredità

Il piano Sud in attesa delle misure attuative

Dalla clausola del 34% alla decontribuzione sulle assunzioni, nella relazione di fine mandato di Giuseppe Provenzano i nodi da sciogliere

di Nino Amadore

3' di lettura

Quasi 50 pagine (più allegati) fitte di dati, numeri, riferimenti normativi, ragionamenti e proposte. E in controluce cose ancora da fare: dalle risorse del Piano Sud da spendere all’attuazione delle norme sulla clausola del 34%, all’impegno per portare a regime e senza ritardi la decontribuzione per le assunzioni nel Mezzogiorno. E si tratta solo di alcune cose cui si potrebbe aggiungere anche l’avviamento delle Zone economiche speciali (si veda altro articolo in pagina) e altre misure per favorire l’occupazione e la modernizzazione della pubblica amministrazione meridionale. Si trova tutto nel bilancio di fine mandato di Giuseppe Provenzano che ha recentemente lasciato il posto di ministro per il Sud a Mara Carfagna entrata nel governo guidato da Mario Draghi. Una relazione dettagliata che rappresenta le cose fatte nei 16 mesi che Provenzano, proveniente dalla Svimez, ha ricoperto la carica di ministro. L’altra faccia della medaglia è che quelle cose fatte sono solo il presupposto di un programma tutto da sviluppare perché a ben vedere si tratta di una sostanziale riforma della filosofia e del metodo di intervento a sostegno dello sviluppo del Mezzogiorno e per il rafforzamento della coesione territoriale nel nostro Paese. Un intervento per forza di cose condizionato dalla pandemia che ha fatto esplodere tutte le contraddizioni preesistenti. 

Il promemoria
Non è un caso che, in premessa, l’ex ministro Provenzano parli di cornice strategica in cui si fa riferimento al Piano Sud 2030 che «con le sue missioni strategiche e azioni prioritarie, ha per molti versi anticipato le linee di policy che caratterizzano la svolta europea di Next generation EU, che rappresenta un’occasione unica per rendere l’Italia più forte, più innovativa, più giusta e più coesa». E dunque, che lo si voglia o no, questo documento rappresenta un promemoria per la Carfagna: «C’era bisogno di recuperare credibilità e fiducia nelle politiche di sviluppo e coesione: lo abbiamo fatto accelerando la spesa, rendendola più efficiente e concentrando le risorse su poche misure, verificando e monitorando l’attuazione» dice Provenzano.

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Il Piano Sud
Ed è ovvio cominciare dal cosiddetto Piano Sud, presentato dall’allora premier  Giuseppe Conte e dal ministro Provenzano il 14 febbraio 2020 e divenuto poi parte integrante del Programma nazionale di riforma 2020. Un piano che vale 140 miliardi con risorse aggiuntive per la coesione pari a 123 miliardi per il decennio. Il piano individuava anche 5 missioni nazionali della coesione, che ora aspettano di essere praticamente declinate: un Sud rivolto ai giovani; un Sud connesso e inclusivo; un Sud per la svolta ecologica; un Sud frontiera dell’innovazione; un Sud aperto al mondo nel Mediterraneo. «Il Piano individua le prospettive di medio periodo in termini di risultati attesi e le prime azioni attivate o da attivare nel triennio 2020-2022» si legge.

La clausola del 34%
Su questo fronte è stato fatto un intervento sostanziale sulla previsione che era stata introdotta dalla legge di Bilancio del 2016 e con la legge di Bilancio 2020 si è passati «da un sistema di mero monitoraggio ex post a un vincolo normativo stringente per le amministrazioni» stabilendo anche di destinare agli interventi nel territorio delle otto regioni meridionali un volume complessivo di stanziamenti ordinari in conto capitale almeno proporzionale alla popolazione di riferimento. Ma manca il Dpcm attuativo che definisce il dettaglio delle norme di monitoraggio e di attuazione della misura. Il decreto in corso di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale è emanato su proposta del ministro per il Sud e coinvolge il Mef e l’autorità politica delegata agli investimenti presso la presidenza del Consiglio.

La decontribuzione del 30%
È stata una battaglia dell’ex ministro Provenzano. Una norma che è tornata prepotentemente d’attualità in questi giorni a causa dei ritardi che hanno messo in difficoltà le imprese costrette a versare per intero i contributi in mancanza di norme attuative.  Come si ricorderà la riduzione del 30% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro per i dipendenti operanti nelle regioni del Sud è stata approvata con Dl Agosto per il periodo ricompreso tra ottobre e dicembre 2020 e poi confermata nella legge di Bilancio 2021 fino al 2029 con un importo a calare per il 2026-2027 pari al 20% e per il 2028-2029 pari al 10 per cento. Le risorse stanziate sono pari a circa 40 miliardi in parte statali e in parte europee. E qui la questione è delicata perché gli imprenditori del Sud si attendono molto dalla misura ma è in corso il negoziato con gli uffici della Commissione europea per l’autorizzazione fino al 2029.

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