LA MISURA

Il piano del Tesoro per attrarre i risparmiatori sui Btp 2.0

In cantiere nuovi strumenti per allargare la quota di debito pubblico detenuta direttamente dai risparmiatori

di Vitaliano D'Angerio e Gianni Trovati

Chi comprerà i Btp (oltre la Bce?)

In cantiere nuovi strumenti per allargare la quota di debito pubblico detenuta direttamente dai risparmiatori


3' di lettura

È destinata a chiarirsi a stretto giro la strategia del Mef per provare a chiamare a raccolta piccoli investitori e famiglie sui titoli di Stato italiani.

A confermare che il tema ha un posto importante nell’agenda del Tesoro in queste settimane è stato il ministro dell’Economia Gualtieri. Nell’intervista di giovedì 9 aprile a Il Sole 24 Ore il titolare dei conti italiani ha spiegato che nei radar del Mef c’è l’obiettivo di «aumentare il coinvolgimento di investitori retail domestici» per «collocare in modo efficace» una parte del debito aggiuntivo reso necessario dalla crisi in un panorama al sicuro dalle incognite europee e internazionali.

BORSE IN RIALZO

Variazione percentuale di ieri

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LE ASTE DI BTP

Rendimento %. Nota: il dato a 30 anni dell’asta precedente è relativo ad un collocamento sindacato di gennaio. Fonte: Mef

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E a precisare i tempi di questo rilancio, che prova a schiodare la quota retail dal 3% in cui è sprofondata, c’è il calendario. Che per il 23 aprile indica la scadenza di uno dei BTp Italia più voluminosi nella storia di questi titoli: si tratta della sesta emissione, che sei anni fa ha raccolto 20,6 miliardi di euro, per il 49% acquistati dal retail. Dopo tre operazioni di riacquisto effettuate da Via XX Settembre fra 2018 e 2019, i miliardi rimasti nei portafogli degli investitori sono circa 15. Un pacchetto consistente, che crea le premesse per un rilancio immediato del BTp.

Ma nei tempi eccezionali come quelli creati dall’emergenza sanitaria serve altro. E al Tesoro ha ripreso slancio il dossier, avviato in realtà già nei mesi scorsi, che punta a costruire nuovi strumenti tagliati su misura delle famiglie. E che potrebbe a stretto giro trovare una definizione più puntuale. Il tema è come ingolosire i risparmiatori italiani attualmente possessori di appena il 3% di debito pubblico in via diretta. I rendimenti in salita di queste settimane possono dare una mano. Ma non bastano.

Per cercare un possibile precedente bisogna risalire a un’altra crisi. Quella del 2011. Oltre all’evento BTp day, avvenne appunto il lancio nel 2012 del BTp Italia, il primo titolo indicizzato all’inflazione italiana, di durata quadriennale con la possibilità dei risparmiatori di acquistarlo direttamente online. La vera novità del BTp Italia fu però il “premio fedeltà” pari al 4 per mille lordo sul valore nominale dell’investimento nel caso delle persone fisiche che acquistavano il titolo all’emissione e lo detenevano fino alla scadenza.

L’ipotesi di limare il 12,5% su interessi e capital gain
Non è ancora chiaro se anche il nuovo prodotto avrà la forma del BTp. Ma è inevitabile immaginare a una leva importante per sollecitare gli investitori. I rendimenti dell’asta di ieri, grazie anche agli acquisti della Bce, non rendono infatti particolarmente attraenti i governativi italiani. Il BTp a 15 anni è stato collocato con un rendimento lordo del 2,06 per cento.

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In discussione fra gli osservatori c’è un’altra ipotesi. Che possa essere il fisco a stupire ancora gli italiani. Il 12,5% pagato sui interessi e capital gain potrebbe essere limato o addirittura azzerato. «Attenzione però agli altri strumenti finanziari tassati al 26%– mette in guardia il fiscalista Patrizio Braccioni, partner dello studio tributario Led Taxand–. Il rischio è una forbice molto ampia che può penalizzare in particolare le obbligazioni bancarie».

Di certo non penalizzerà gli altri titoli di Stato europei e quelli sovranazionali (come i bond Bei) già oggi trattati fiscalmente come quelli italiani. Infine c’è il nodo degli investitori istituzionali. Il nuovo prodotto del Tesoro sarà collocato o no ai fondi pensione, alle assicurazioni e alle banche? Il BTp Italia, restando ai prodotti innovativi più recenti, è stato in parte collocato anche agli istituzionali. Un percorso che era stato ipotizzato anche per il Green Bond disegnato dall’ultima legge di bilancio, una prospettiva che la crisi sanitaria sembra però aver messo un po’ all’angolo.

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