Cavallino Treporti

Il piccolo comune veneziano con i campeggi più grandi d’Europa

Treporti. Nel 2020 l'occupazione nelle strutture è stata del 60% ma già nel 2021 il ritorno degli stranieri ha riportato la macchina a pieni giri

di Giambattista Marchetto

 L’occupazione diretta creata supera le 3.500 persone

4' di lettura

Fino al 1999 era un quartiere della città di Venezia. Poi un referendum ha fatto di Cavallino Treporti un piccolo comune, che però nella stagione estiva vive un boom di presenze nel segno del turismo en plein air.

Questa striscia di terra stretta tra il mare e la laguna nord di Venezia – con cui condivide il riconoscimento di patrimonio Unesco - è infatti una calamita per un flusso a trazione germanofona che ha un target peculiare: degli oltre 766mila turisti che nel 2018 affollavano questo litorale, per un totale di 6,26 milioni di presenze, quasi 665mila (per un totale di 5,67 milioni di presenze) erano ospiti in camping, villaggi e resort. Sono questi i numeri ufficiali (in crescita da un decennio) di una “invasione” per l’87% di provenienza estera che muove un’economia impressionante, tanto che una realtà piccola come Cavallino Treporti è la prima città europea per il turismo all’aria aperta (resort, villaggi, campeggi), la seconda città turistica balneare italiana e la sesta realtà turistica italiana in termini assoluti.

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Le presenze erano cresciute ulteriormente e in maniera decisa nel 2019, arrivando a quota 6,5 milioni, prima del “crollo” legato al Covid: nel 2020 l’occupazione nelle strutture è stata del 60% (circa 4 milioni di presenze, con una crescita della componente italiana), ma già nel 2021 il ritorno degli stranieri ha riportato la macchina a pieni giri e la stagione dovrebbe chiudersi con un -15% rispetto al 2019.

Si fa presto a dire camping

Se l’intera popolazione di Cavallino Treporti arriva a circa 13.500 persone, le due strutture ricettive più importanti e più grandi – che sono poi il primo e il secondo camping in Europa per dimensioni – sono di fatto due città nella città. Tutto è iniziato a metà Novecento. Dove i fiumi Sile e Piave avevano riversato detriti sabbiosi, tra le dune della penisola di Cavallino Treporti, gli importatori italiani della tedesca Nsu inventarono l’eccellenza del turismo all’aperto. Per offrire le vacanze al mare agli operai della casa automobilistica, Ignazio Vok e Angelo Macola fondarono nel 1955 quello che oggi è l’Union Lido, primo camping 5* in Europa e oggi secondo per dimensioni (capienza di quasi a 12mila persone su circa 60 ettari), per un fatturato di 26 milioni nel 2019.

Nato pochi anni dopo, nel 1958, il villaggio turistico Marina di Venezia - oggi una Spa da 25,6 milioni di fatturato nel 2019 – occupa un’area di 70 ettari e può ospitare fino a 12mila persone. Sviluppa oltre 1,2 milioni di presenze, di cui 55% dalla Germania, 25% dal Centro-Nord Europa e 25% dall’Italia. Gli ospiti soggiornano in caravan, camper, roulotte, ma anche in unità abitative, chalet e resort che portano decisamente l’offerta sul piano luxury. E per soddisfare un target di alto livello, nella variegata offerta gastronomica della struttura, il ristorante sulla spiaggia Calici e Mare propone un’esperienza gastronomica sofisticata eppure rilassata, con un’invidiabile selezione di Champagne. Queste due “città” fatte di caravan e camper, bungalow, tende e strutture di lusso, ma anche di piazze, negozi e ristoranti gourmet (prevalentemente esternalizzati in appalto), spiagge e parchi acquatici, sono capofila di un articolato bacino turistico che sviluppa un giro d’affari stagionale di circa 130 milioni, «ma anche un indotto che si può stimare in circa 220 milioni», evidenzia il presidente del Consorzio di promozione turistica di Cavallino Treporti Paolo Bertolini. Le aziende hanno la gestione quasi esclusivamente diretta del booking e l’appoggio sulle agenzie online è minimo, mentre ci sono solo alcune piazzole assegnate a pacchetto a tour operator specializzati.

Una stagione lunga

A fronte di numeri già enormi, ci sono in realtà margini di crescita. «Siamo convinti che il turismo outdoor non sia ancora un segmento maturo – osserva Bertolini – e in Italia è ancora poco praticato. Nei Paesi centro europei, il Covid ha portato a forti aumenti di immatricolazioni per caravan e camper, dato che spazi come i nostri permettono di vivere a contatto con la natura con un comfort totale e in piena sicurezza. Il Covid ha accelerato un fenomeno che sarebbe arrivato in 5 anni». Ora gioca la partita dell’allungamento stagionale. «Le strutture di Cavallino Treporti erano inizialmente attive per 4 mesi, ma da anni – osserva il presidente del Consorzio – siamo arrivati a 6 mesi di stagionalità da aprile a ottobre. Andare oltre è difficile». Senza contare che esistono villaggi con vocazioni peculiari, come il San Paolo, che fa dell’attento servizio per ospiti con disabilità un punto di forza importante. Se sul piano organizzativo per i villaggi risulta difficile mantenere aperto parzialmente, secondo la sindaca Roberta Nesto si dovrebbe estendere l’attrattività del territorio oltre il turismo balneare. «Aprire a marzo e chiudere a novembre sarebbe l’ideale – dice – evitando che i picchi in alta stagione siano così distanti da periodi completamente morti. Lavorando su proposte mirate per lo sport e le attività all’aria aperta, ma anche su un turismo naturalistico a basso impatto, si potrebbe creare una coda lunga. Certo le grandi strutture hanno una limitata flessibilità, perché sono macchine complesse e costose, e l’offerta alberghiera o agrituristica è davvero ridotta».

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