ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùalessandria e dintorni

Il Piemonte di Coppi, dove la storia della bici si mescola all’eccellenza del vino

Mentre la stagione del ciclismo professionistico vive il suo culmine, tra Tour de France appena concluso e il Mondiale in programma a Imola, una gita nell’alessandrino coniuga in maniera perfetta enogastronomia e passione per la bicicletta

di Massimo Donaddio

default onloading pic

Mentre la stagione del ciclismo professionistico vive il suo culmine, tra Tour de France appena concluso e il Mondiale in programma a Imola, una gita nell’alessandrino coniuga in maniera perfetta enogastronomia e passione per la bicicletta


4' di lettura

C'è una zona d'Italia, adagiata tra la pianura e le colline del Piemonte, benedetta dai numi del ciclismo. Qui i pionieri pedalatori si sono fatti largo tra strade, sterrate e salite, allenando muscoli e volontà per raggiungere i primi grandi traguardi dello sport italiano a due ruote. Qui sono nati i primi campionissimi – da Cuniolo a Girardengo a Coppi – che hanno marchiato a fuoco la storia del ciclismo italiano. Stiamo parlando dell'alessandrino, dalla città capoluogo fino alle colline tortonesi, un territorio dove la memoria dei leggendari albori dello sport a due ruote si mescola in maniera forse unica con i sapori e i profumi dell'eccellenza enogastronomica di oggi.

Se la città di Alessandria fatica a uscire da una fase di crisi economica e appannamento industriale, qui e nel territorio provinciale, sono comunque molti gli spunti per celebrare un passato eroico, che tanto ha inciso sulla vita e sul tessuto sociale di questa parte sudorientale del Piemonte, confinante con la Lombardia e, nello specifico, con l'Oltrepo pavese.

Per restare solo nel campo della bicicletta (anche se la città è patria di una gloriosa società calcistica, che fu protagonista in Italia tra le due guerre e che ha visto l'alba del talento di Gianni Rivera), Alessandria si è dotata, giustamente, di un museo dedicato alla bici, figlio “permanente” di una fortunata mostra realizzata nel 2016 e ospitato nelle stanze di Palazzo Monferrato, sede della Camera di Commercio. Qui, grazie anche alla passione intelligente dello storico direttore dell'ente, Roberto Livraghi, ci si può immergere – con l'aiuto di testimonianze materiali e fotografiche – nella storia della bicicletta a partire dalle origini, quando nel 1867 l'imprenditore alessandrino Carlo Michel portò da Parigi il velocipede, l'antenato “asimmetrico” della bicicletta.

Una sezione fondamentale del museo mostra le varie evoluzioni della bicicletta: dall'introduzione dei pedali, alla trasmissione a catena, all'invenzione dello pneumatico. Ogni passaggio “tecnologico” è testimoniato da alcuni modelli di bici. Il Circolo Velocipedisti Alessandrino – di cui sono raccolti alcuni cimeli – sarà così significativo, a cavallo di ‘800 e ‘900, da essere scelto come sede per un quindicennio della Union Cyclistique Internationale (UCI). Dall'esperienza del Circolo emerse anche la figura di Eliso Rivera, fondatore, con Camillo Costamagna, della Gazzetta dello Sport.

Tra i pezzi pregiati del museo, non si possono non citare quelli che provengono dalla fabbrica Maino, azienda cittadina all'avanguardia nella produzione e nella commercializzazione della bicicletta, nonché punto di riferimento lavorativo per molti alessandrini. La Maino – oltre ad essere una fabbrica di punta dell'industria ciclistica a livello nazionale e internazionale - era anche una squadra ciclistica di grande successo, alla quale appartenevano, per fare solo qualche nome, Giovanni Gerbi, Giovanni Cuniolo, Costante Girardengo, Learco Guerra.

Nell'itinerario museale particolare spazio viene dedicato alla rivalità tra Cuniolo (detto “Manina”) e Gerbi (“Il diavolo rosso”), così come ai due campionissimi Girardengo e Fausto Coppi, ai loro cimeli e alle loro biciclette originali, senza trascurare altri importanti comprimari di questa gloriosa storia sportiva. C'è spazio anche per illustrare le numerose altre fabbriche di biciclette del territorio, prima di poter godere di un archivio fotografico digitale in continuo aggiornamento.

In una ideale gita alla scoperta delle glorie ciclistiche di questo territorio suggeriamo anche un passaggio al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, dedicato a Coppi e Girardengo, e poi una salita a Castellania, il borgo che ha dato i natali al Campionissimo per eccellenza, Fausto Coppi. In questo piccolo paese sui colli tortonesi, tutto parla ancora di lui, quasi la località fosse un museo a cielo aperto.

Toccante e doverosa la fermata a casa Coppi, dove Fausto nacque e visse fino a quando si sposò con Bruna Ciampolini nel 1945. Entrare nella casa, ristrutturata negli anni '50 dallo stesso Fausto anche per agevolare l'anziana mamma Angiolina, è come fare un tuffo nella storia familiare del campione: gli stessi numerosi cimeli di Fausto acquistano forse ancora più valore, proprio perché inseriti in un contesto unico, testimonianza di vita vissuta.

Arrivati a questo punto, merita di concludere questo bell'itinerario dedicato alla bicicletta - il massimo sarebbe farne una parte magari proprio in bici! - approfittando delle delizie enogastronomiche del territorio, e qui non possiamo non citare gli spettacolari vini tra cui oggi svetta, oltre al classico Barbera, anche il “bianco” Timorasso. Si tratta di «un vitigno autoctono di questa terra di mezzo incastonata tra Piemonte e Lombardia, ha origini antichissime e avvolte un poco nella leggenda, ed è tornato a far parlare di sé a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso», lo descrive con passione Luigi Boveri, proprietario di un'azienda vitivinicola a Costa Vescovato, uno degli artefici del revival e del successo di questo vino sempre più amato dagli intenditori. Un bianco asciutto, corposo, dorato, «più alcolico del classico Cortese e adatto persino all'invecchiamento». E si chiama proprio “Fausto” un altro eccellente Timorasso prodotto a Castellania dal nipote del campionissimo, Francesco Bellocchio, titolare dell’azienda Vigne Marina Coppi. Chi l'avrebbe detto, nella terra dei grandi rossi! Insomma, tra una pedalata e l'altra, una sosta in cantina per provarlo non può che fare bene al palato e al cuore…

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti