il po ai minimi da otto anni

Il Piemonte nella morsa di siccità, incendi e smog. Torino: polveri sottili alle stelle

di Jacopo Giliberto

default onloading pic
La nube di fumo rilevata venerdì mattina dal radar meteorologico


4' di lettura

Anche il mese di ottobre è passato senza nemmeno una goccia di pioggia, da Torino a Ferrara il Po è in secca come otto anni fa, nelle dighe idroelettriche mezzo vuote Terna rileva un tasso di riempimento al minimo dal 1970, molte centrali idroelettriche anche in Centro Italia sono ferme perché sono arrivate al fango del fondo, in Piemonte vasti incendi dei boschi con nuvole di fumo denso e pieno di Pm10, nuvole che si espandono anche sulla pianura padana con quantità di polveri fini da primato. Ieri a Torino sono stati sfiorati i 200 microgrammi di Pm10. Rispetto al valore obiettivo di 50 microgrammi, sono tassi di smog che ci si aspetterebbe a Pechino, non a Torino.

Smog — va ricordato — di origine naturale: il blocco del traffico sarebbe una misura ridicola. Eppure anche se non ci sono ancora controprove definitive la siccità può essere attribuita al cambiamento climatico per il quale è accusata soprattutto l’anidride carbonica prodotta dall’uomo attraverso centrali termoelettriche, motori e altre fonti. Nella val Susa (Torino) che ha sempre visto nel treno ad alta velocità il nemico che avrebbe offeso la valle e devastato la natura, sono invece le fiamme furiose a spazzare per il terzo giorno vaste foreste sui fianchi delle montagne. Ma incendi anche nel Cuneese e nel Canavese alle spalle di Ivrea. Il vento di venerdì mattina aiuta a disperdere le polveri sviluppate dal fuoco ma al tempo stesso alimenta le fiamme.

L’aria del Piemonte

La prima fonte di Pm10 nell’aria è la combustione di biomassa, come confermano i limiti posti da diverse Regioni dell’Alta Italia all’uso di stufe e alla pratica del bruciare i residui agricoli. I vastissimi incendi nel Piemonte occidentale producono quantità enormi di polveri fini, non paragonabili per dimensioni con a quelle prodotte dall’inquinamento umano. Dal 24 ottobre gli esperti dell’Arpa Piemonte hanno istallato rilevatori mobili nei centri abitati più vicini agli incendi boschivi per misurare gli inquinanti.

Venerdì mattina la nube generata dall’incendio è stata osservata dal radar meteorologico di Bric della Croce e in tarda mattinata ha coperto il cielo sopra i quartieri meridionali e occidentali di Torino.

Già ieri le centraline torinesi dell’Arpa Piemonte avevano segnalato concentrazioni di Pm10 fra i 190 e i 199 microgrammi per ogni metro cubo d’aria. Nel pomeriggio l’Arpa Piemonte diffonderà l’aggiornamento sui dati relativi a oggi .

I  vigili del fuoco combattono gli incendi in Val Susa

I vigili del fuoco combattono gli incendi in Val Susa

Photogallery20 foto

Visualizza

La Regione Piemonte e lo stato di calamità

«Purtroppo, non si vede un miglioramento significativo delle condizioni e resta lo stato di massima allerta fino alla settimana entrante, una situazione che rende necessario mantenere la massima presenza di mezzi e persone», ha affermato il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino. «Abbiamo formalizzato la copertura finanziaria atta a mantenere questa massima presenza. E abbiamo formalizzato l’avvio della proceduta dello stato di calamità».

«Le analisi effettuate permettono, al momento di escludere rischi per la salute, occorre però rilevare che se, sulla base dei rilievi dell’Arpa, si evidenziassero pericoli, l’Asl To3 proporrà senza indugio ai sindaci gli interventi necessari», dice l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta.

Pompieri e aerei contro le fiamme. No ai militari

Quattro Canadair e un elicottero dei Vigili del fuoco sono impegnati nelle province di Cuneo e Torino per contribuire allo spegnimento degli incendi, mentre a terra stanno lavorando 50 squadre di pompieri. Nella Provincia Granda sono operative 10 squadre, un Canadair e un elicottero S64 Eriksson soprattutto sui boschi di Bellino, Pietraporzio e Casteldelfino. In val Susa e nel Canavese sono 40 le squadre dei Vigili del fuoco aiutate da 4 Canadair per gli incendi di Monpantero, Locana, Frossasco, Cantalupa, Cumiana e Traversella.

Il sindaco di Susa nonché presidente dell’Unione montana, Sandro Plano, non è d’accordo sulla proposta della ministra della Difesa Roberta Pinotti di inviare l’esercito per fronteggiare gli incendi. «Il ministro Pinotti ha offerto l’appoggio
dell’Esercito, gesto apprezzabile. In questo frangente però può essere pericoloso l’impiego di militari non addestrati ad affrontare i problemi che crea una barriera di fuoco su un versante scosceso nell’oscurità».

Commenta Angelo Bonelli, portavoce dei Verdi: «È ora che la politica esca dal mutismo e dall’immobilismo».

Il Po asciutto

«È il dato peggiore degli ultimi 8 anni. La carenza di piogge e le alte temperature — afferma la Coldiretti Lombardia — stanno mettendo a dura prova il Po che al Ponte della Becca a Pavia è ormai sceso di 3 metri sotto lo zero idrografico. Si tratta del dato peggiore mai registrato in questi giorni negli ultimi 8 anni».

Ettore Prandini, presidente della Coldiretti Lombardia, è sicuro che sia il cambiamento climatico, «a partire dalla carenza di piogge che anche a ottobre ha fatto registrare il 95% di precipitazioni in meno rispetto alla media storica». Per questo motivo la Coldiretti lombarda propone di usare come bacini irrigui le cave abbandonate. «Solo in Italia i danni causati all’agricoltura dal clima impazzito ammontano a oltre 14 miliardi di euro negli ultimi 10 anni», stima Prandini.

Riserve di acqua dimezzate

«In 7 anni, dal 2010 ad oggi, in Italia le disponibilità idriche si sono praticamente dimezzate, con forte accentuazione del fenomeno al Nord: a Settembre 2017 (il più recente dato disponibile) erano presenti, in bacini lungo la Penisola, 1.066 milioni di metri cubi contro i 1.512 dell'anno scorso, i 1.730 del 2015 e i ben 2.317 milioni di metri cubi del 2010», afferma l’Associazione nazionale dei consorzi irrigui. I bacini artificiali settentrionali sono in condizioni peggiori: oggi trattengono circa 2,5 milioni di metri cubi contro gli 11 dell’anno scorso.

«Valutando l’andamento climatico degli anni recenti — commenta Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi — la nostra preoccupazione deve già andare all'anno prossimo perché difficilmente arriveremo alla prossima stagione estiva con disponibilità idriche nella media».

Le dighe a secco secondo Terna

In attesa dei dati relativi a ottobre, nei giorni scorsi Terna (la società dell’alta tensione) ha divulgato il dato dello stato di riempimento delle dighe idroelettriche per il mese di settembre: lo stato degli invasi era al 51,7% di riempiemento, cioè con la metà dell’acqua, con un drammatico 35,6% di riempimento (appena un terzo del massimo) per i bacini del Centro-Sud. Il dato è il minimo rilevato nel periodo 1970-2016.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti