Sale in zucca

Il Pil recupera, ma ecco perché Draghi non può e non vuole cantar vittoria

Davanti alla «escalation» dell’entusiasmo di molti addetti ai lavori per il Pil in crescita, il premier ha preferito rimanere cauto. E ha i suoi buoni motivi

di Giancarlo Mazzuca

Draghi: "L'economia va bene ma la sfida è mantenere la crescita elevata"

2' di lettura

Draghi ha preferito restare piuttosto cauto: davanti alla «escalation» dell’entusiasmo di molti addetti ai lavori, che hanno sottolineato la crescita esponenziale registrata dalla nostra economia negli ultimi tempi, «Super Mario» ha fatto presente che se è vero che un simile balzo in avanti non si vedeva da decenni, è altrettanto vero che siamo reduci da una caduta che ugualmente non si registrava da decenni. E’, insomma, tutto relativo, oggi più di ieri. 

Il premier, a mio parere, fa bene a gettare acqua sul fuoco anche se avrebbe tutto l’interesse a dimostrare come l’Italia abbia davvero voltato pagina dopo il suo sbarco a Palazzo Chigi. Possiamo pure comprendere l’ottimismo di tanti “guru”: sprizzano felicità perché c’è una grande voglia di voltare pagina dopo un periodo così lungo di blackdown anche economico. Ma credo che sia, comunque, sempre meglio restare saldamente con i piedi per terra perché già alla fine dell’estate 2020 c’eravamo un po’ illusi che il peggio fosse davvero passato e il successivo appesantimento della situazione è stato doppiamente amaro per tutti.  Per questo motivo è dunque preferibile non illudersi troppo a dispetto degli ultimi dati eclatanti. Dobbiamo sempre tener presente lo scenario generale: fino a quando la pandemia non sarà completamente debellata,  continuerà a pendere  sulle nostre teste anche il punto interrogativo sotto il profilo economico.

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Non solo: nonostante il sospiro di sollievo per il forte recupero del Pil, la realtà quotidiana ci dice che continuiamo a fronteggiare una novantina di gravi crisi aziendali, dalla componentistica per auto alla siderurgia. E’ vero, quest’estate, in particolare nel settore turistico, tanti operatori hanno avuto difficoltà a trovare sul mercato il personale adatto e sono, così, stati costretti ad arrangiarsi ma oggi sono ancora tantissimi che stanno cercando un posto di lavoro come dimostra il caso della nuova Alitalia presa letteralmente d’assalto.  

 Dobbiamo anche tener conto del giro di vite della Banca centrale europea che, dopo aver abbassato la guardia di fronte all’emergenza-contagio, con il piano d’acquisto dei titoli pubblici e privati dell’eurozona (1850 miliardi di euro), ha già deciso di frenare sugli aiuti dalle prossime feste natalizie.  Una “normalizzazione” che tiene anche conto del fatto che sulla stessa strada si sta muovendo la Federal Reserve americana: non è un caso che Christine Lagarde, prima di approdare a Francoforte all’ultimo piano del grattacielo Bce, sia stata a lungo negli Stati Uniti alla guida del Fondo monetario internazionale. Ma pure Bruxelles, dopo aver elargito tanti soldi con il Recovery, sembra adesso intenzionata a mettere la retromarcia anche perché è pressata in tal senso dai “falchi” europei. Le incognite sono quindi tante: meglio allora non cantar vittoria troppo presto come facemmo invece l’anno scorso. Ricordiamoci sempre che, con tante incognite, dobbiamo comunque scalare l’Everest.

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