Confindustria Trento

Il Pil del Trentino cresce dell’1,5%

Fausto Manzana: «Retribuzione media dell’industria superiore del 20%». Ora serve un nuovo rapporto fra utenti, cittadini o imprese e lo sblocco delle infrastrutture

di Barbara Ganz


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Fausto Manzana

3' di lettura

Il Pil del Trentino nel 2019 è stato di +1,5%, nel 2020 sarà di 1,4. Negli stessi anni l'Italia segna rispettivamente di 0,1 e 0,5.

Più di un terzo del valore aggiunto dell’economia trentina è prodotto dal comparto industriale. In questa parte di Italia che cresce a velocità (almeno) tripla della media l’accento è sull’impresa della responsabilità: «Un termine che significa congruenza con un impegno assunto – dice nella sua relazione il presidente di Confindustria Trento Fausto Manzana -. Non si dovrebbe dare spazio a chi non si consideri responsabile delle proprie azioni, si autoassolva spostando la responsabilità altrove. Ma abbiamo costruito un sistema di regole che non aiuta a mantenere l’impegno assunto: mi riferisco al rapporto fra utenti, cittadini o imprese che siano, e Pubblica amministrazione, per cui il termine suddito è forse il più adeguato».

I risultati della responsabilità sociale
L’impresa responsabile «è quella che ha sguardo sociale, che concepisce interno ed esterno come un unicum, che è consapevole di essere parte di un organismo. Ed è certo che la responsabilità sociale è fortemente connessa al contesto nel quale l’impresa stessa è inserita». C’è bisogno – sostiene Manzana – «di sicurezza sociale, di giustizia ed equità. Basta vedere l’impresa come soggetto che ruba, inquina, sfrutta i lavoratori; in Trentino lavorano aziende che quotidianamente non emettono alcun inquinante grazie agli investimenti fatti a tutela dell’ambiente che garantiscono posti di lavoro stabili e ben remunerati. Abbiamo stimato che la retribuzione media dell'industria trentina è superiore del 20% rispetto alla media delle retribuzioni provinciali e nazionali».

Manzana affronta i temi di attualità, a cominciare dall’inclusione: «Dobbiamo prendere atto di essere stati in passato dei migranti, e oggi dobbiamo accogliere. Dobbiamo coltivare la memoria per far fiorire un futuro migliore». E poi le grandi opere, a cominciare dalla Valdastico, «che per noi industriali dovrebbe avere un percorso con lo sbocco trentino posto più a Nord rispetto al progetto della Provincia. In questo modo potrebbe diventare alternativa alla Valsugana, alleggerendola del traffico pesante che tutti conosciamo e riducendo gli incidenti. E poi guardo alla terza corsia dell’autostrada del Brennero, alla tangenziale di Trento e a quella di Rovereto. Oggi per realizzare un’opera importante sono necessari 16 anni».

Sul palco sfilano gli esempi di imprese che hanno fatto della responsabilità un punto di forza: da Dr Schär (prodotti senza glutine) che ha realizzato un asilo nido aziendale, alla vicentina Pedon (legumi e cereali) con lo stabilimento modello in Etiopia che offre scuola, autobus e mensa ai figli delle lavoratrici.

Imprese sostenibili che sono anche le più attrattive per i giovani talenti, sottolinea Rossana Revello, Presidente del Gruppo tecnico Responsabilità sociale d’impresa di Confindustria in un’area dove il problema della fuga dei talenti è centrale.

E di giovani e di responsabilità parla nelle conclusioni il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che cita il presidente Mattarella e auspica un grande progetto di formazione e inclusione di ragazzi e ragazze: «L’unico cambiamento che ci interessa si misura da crescita e occupazione, il resto sono parole. Quanto alla sostenibilità, non dovrebbe nemmeno essere necessario citarla perché non esiste uno sviluppo insostenibile, in senso ambientale, sociale, economico. Eppure dobbiamo farne un punto di forza anche nel confronto con altri Paesi quando si parla di prodotti italiani e di design, tecnologia e gusto». Attenzione però – conclude - a pensare che l’ambiente si difenda «tassando un intero settore come quello della plastica. Più che una nuova imposizione ci saremmo aspettati maggiore attenzione a temi centrali come quello delle infrastrutture, capaci di collegare territori e includere persone, e di attivare cantieri e lavoro».

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