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Il Pil Usa non scalda i listini. Petroliferi giù con calo del greggio

di Eleonora Micheli

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(Artur Marciniec - Fotolia)


7' di lettura

Chiusura abbastanza stabile per le Borse europee, nonostante un'ottima lettura preliminare del Pil Usa del primo trimestre del 2019. Tra gennaio e marzo c'è stata un'espansione del 3,2% contro attese per un +2,5%. Tuttavia nel rapporto diffuso dal Dipartimento americano del Commercio è inclusa anche la misura preferita dalla Federal Reserve per l'inflazione - il Pce - che ha frenato, allontanandosi ulteriormente dal target di crescita annua del 2% della banca centrale Usa. Milano ha chiuso le contrattazioni in frazionale rialzo dello 0,08%, in attesa che questa sera si pronunci S&P sul debito sovrano italian. Lo spread è migliorato a 260,4 punti.

Andamento dello spread Btp / Bund
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Gli investitori si interrogano sulle mosse della Fed
Wall Street ha iniziato le contrattazioni con il segno meno e anche le Borse europee hanno registrato un andamento volatile, nonostante il dato sul pil Usa migliore delle attese.

Del resto gli investitori hanno puntato l'indice sulla performance del pil sostenuta più che altro dalle esportazioni e dalle scorte aziendali. Per contro i consumi delle famiglie americane sono aumentate solamente dell'1,2% e anche gli investimenti aziendali sono saliti su base annua del 2,7%, dopo il +5,4% del quarto trimestre del 2018, a dimostrazione che l'effetto degli stimoli fiscali adottati sul finire del 2017 negli States si sta raffreddando. In più è emerso che l’inflazione calcolata sulle spese personali, la misura preferita dalla Federal Reserve, si è attestata allo 0,6%, in forte calo dall'1,5% degli ultimi tre mesi del 2018. La componente core, quella depurata da costi volatili di energia e generi alimentari, è stata dell'1,3%, ben al di sotto del target del 2% della banca centrale Usa. Il dato ha spinto gli operatori a non escludere che la Fed possa addirittura pensare a una riduzione del costo del denaro entro fine anno. Ipotesi, quest’ultima, che ha indebolito il dollaro e spinto all’insù i prezzi dei Treasury.

PIazza Affari puntellata dalle banche
Piazza Affari ha beneficiato dell'andamento delle banche, che hanno proseguito il recupero iniziato la vigilia. Banca Pop Er è stata la migliore, registrando un progresso dello 0,8%. L’attenzione rimane alta suUnicredit (+0,13%), dopo che si sono interrotte le trattative per la fusione tra Deutsche Bank (-1,8%) e Commerzbank (+3,6%). Il mercato, nonostante i dinieghi, non esclude che l’istituto guidato da Jean Pierre Mustier possa studiare qualche mossa in Germania. Leonardo - Finmeccanica è salita durante la seduta, ma poi ha perso lo 0,3%, nonostante la firma di un contratto del valore di circa 380 milioni di euro con la Marina Militare polacca.

Male i petroliferi,giù St s ulla scia del tonfo di Intel
Il calo del greggio, provocato dalle affermazioni del presidente Usa Donald Trump (che ha chiesto all'Opec di far scendere i valori della benzina) ha invece fatto sbandare le azioni petrolifere: Saipem ha registrato la performance peggiore, scivolando del 3,59%, mentre Enii ha lasciato sul parterre l'1% e Tenaris il 3,2%. Per altro, a pesare sul comparto sono stati anche i numeri deludenti del colosso Usa Exxon, che nel primo trimestre 2019 ha registrato un utile netto in calo del 49% a 2,35 miliardi di dollari. Sono inoltre andate male le Stmicroelectronics(-2%), risentendo del tonfo accusato dalla concorrente Usa Intel, a sua volta penalizzata dal taglio delle stime sugli utili e sui ricavi del trimestre in corso e del resto del 2019. I vertici dell’azienda hanno rivisto l’utile per azione a 4,14 dollari rispetto a 4,35 dollari e il fatturato a 69 miliardi, da 71,5 miliardi, anche alla luce dei numeri in calo dell'11% a 3,97 miliardi di dollari.

Juventus riprende a scendere, occhi puntati su Fca
Della galassia Agnelli Ferrariha perso lo 0,66%e Juventus il 2,1%. Quest'ultima ha ripreso a perdere quota dopo il forte rimbalzo della vigilia. La capitalizzazione della squadra si attesta attorno a 1,2 miliardi dal top di 1,7 miliardi di metà aprile. Sono inoltre salite le Cnh Industrial(+0,37%), leExor (+1,35%) e le Fiat Chrysler Automobiles (+0,9%). Quest'ultime hanno beneficiato delle ipotesi di consolidamento nel settore auto, rilanciate da Wall Street Journal che ha raccolto indiscrezioni in base alle quali la francese Renault (+2,27%) potrebbe proporre una fusione a Nissan, l’azienda giapponese con la quale è già legata a doppio filo sia da incroci azionari, sia da un’alleanza industriale. Il giornale Usa sostiene che verrebbe creata una holding le cui quote sarebbero divise circa al 50% tra gli azionisti delle due società. L’operazione, tuttavia, sembra che abbia già avuto l'alt al Governo nipponico. Intanto il mercato continua a interrogarsi sul ruolo che reciterà la stessa Fca, tanto più che ieri il numero uno di Psa Peugeot (-1,19%), Carlos Tavares, ha mostrato apertura nei confronti di possibili operazioni straordinarie, pur avendo precisato che il gruppo non ha ancora nel mirino un’azienda specifica. Gli investitori, però, accarezzano l’idea di un’aggregazione tra Psa e Fca, che farebbe nascere una casa auto capace di produrre circa 8,5 milioni di auto ogni anno, livello non distante dalla soglia dei 10 milioni realizzati dal primo gruppo europeo, Volkswagen. Intanto sul fronte dei numeri, la concorrente di Fca, Ford ha annunciato un trimestre superiore alle attese, sebbene l’utile netto sia sceso del 34% annuo a 1,15 miliardi di dollari, risentendo anche di poste straordinarie per circa 600 milioni di dollari. I vertici del gruppo, inoltre, si aspettano un 2019 in miglioramento.

Fuori dal paniere principale, bene Expert System e il Sole 24 Ore, giù Nexi
Tra i titoli più piccoli, non si arresta le corsa di Expert System(+8,7%), in volata dopo che nei giorni scorsi è stato annunciato un aumento di capitale da 7 milioni di euro, da offrire a Ergo, società controllata da un pool di investitori privati tra cui Claudio Costamagna, Diego Piacentini e Francesco Caio.Il Sole 24 Oreha guadagnato il 5,9%, sulla spinta di un report favorevole di Banca Akros. Infine Nexi ha perso il 3,5%, anche sulla notizia che il fondo sovrano di Singapore, Gic Pte Ltd, ha ridotto sotto il 3% la propria partecipazione, scendendo al 2,867%. I titoli erano stati collocati in ipo fino alla scorsa settimana a 9 euro, mentre hanno chiuso a 8,1 euro.

Euro riprende quota sul dollaro dopo dato su Pil , giù il petrolio
Sul fronte dei cambi, l’euro si è rafforzato dopo il dato sul Pil Usa, passando repentinamente da quota 1,1130 a 1,1160 (segui qui i principali cross). Il petrolio, già debole in mattinata, ha ampliato le perdite nel pomeriggio dopo le affermazioni del presidente Usa, Donadl Trump. Il wti è arrivato a segnare un calo di oltre il 4%, allontanandosi dai livelli dei giorni scorsi, massimi da sei mesi (segui qui l'andamento di Bret e Wti). Oggi Trump ha dichiarato alla stampa: «I prezzi della benzina stanno scendendo. Ho chiamato l'Opec. Ho detto: 'Dovete farli calare. Dovete farli calare'. E i prezzi sono scesi».
Non è chiaro quando Trump abbia contattato il cartello dei Paesi produttori, impegnato insieme a 10 nazioni capitanate dalla Russia a tagliare la produzione per sostenere le quotazioni e riequilibrare i mercato di riferimento. E non è nemmeno chiaro se abbia contattato il segretariato dell'Opec a Vienna o se abbia invece sentito alcuni suoi membri come l'Arabia Saudita, il leader di fatto dell'Opec nonché suo stretto alleato, o gli Emirati Arabi Uniti. Lunedì scorso Washington ha comunicato che il 2 maggio non rinnoverà le esenzioni agli otto paesi (Italia inclusa) a cui a novembre aveva permesso di continuare ad acquistare per sei mesi petrolio iraniano anche dopo l'imposizione di nuove sanzioni americane contro il greggio prodotto da Teheran. Secondo l'amministrazione Trump, Riad e Abu Dhabi si sono impegnati a coprire le mancanze derivanti dal venire meno sul mercato del greggio iraniano.

Milano la peggiore della settimana, ma continua a correre Azimut
Al rientro dalle vacanze di Pasqua, Milano ha registrato la performance peggiore d'Europa, nell'ultima settimana, con il Ftse Mib che ha lasciato sul parterre l'1%, complice il ritorno delle tensioni politiche e il rialzo dello spread. L'indice italiano, comunque, continua a essere il migliore da inizio anno, anche se i guadagni, riducendosi al 18,6%, si sono avvicinati a quelli delle altre Borse europee, in particolare di Parigi e Francoforte.
Numeri alla mano, Parigi da martedì scorso ha limato i propri valori dello 0,2%, portando i guadagni del 2019 al 17,7% e Madrid ha lasciato sul parterre lo 0,79%. Da inizio anno sale dell'11,3%. Londra, inoltre, ha perso lo 0,42%, mettendo a segno un rialzo complessivo del 2019 del 10,4%. Francoforte è stata la migliore dell'ultima settimana, con un guadagno dello 0,76%. Il suo rialzo del 2019 si è portato così al 16,63%.
Lo spread tra Btp e Bund, anche se ha registrato un andamento volatile, ha chiuso poco sotto i livelli della scorsa settimana in area 260 punti, nonostante l'attesa per il giudizio di S&P sul debito sovrano e nonostante le tensioni all'interno del Governo. L'euro, nonostante il rialzo di questo pomeriggio, ha perso lo 0,83% nei confronti del biglietto verde.
Analizzando i singoli titoli, Azimut ha vantato la performance migliore della settimana, con un rialzo del 3,7%, anche sulla spinta della promessa del presidente Pietro Giuliani, che la società chiuderà l'anno con un utile superiore ai 300 milioni indicati dal piano industriale. In più il manager ha preannunciato un primo trimestre da record. Da inizio anno le azioni della società di gestione sono volate quasi dell'85%. L'ipotesi di un ingresso in Alitalia, che potrebbe favorire un riavvicinamento della società al Governo e forse una mancata revisione dei contratti di concessione autostradale, hanno spinto su del 3,1% le Atlantia nonostante i dinieghi piovuti sull'operazione (di oggi le voci di ingresso in Alitalia del groppo Toto). Così da inizio anno le azioni vantano un rialzo attorno al 30%. Al terzo posto si sono classificate le Davide Campari (+2,9% settimanale, +20% da inizio anno). Per contro il peggior titolo del Ftse Mib è stato quello della Juventus, che nonostante il rimbalzo di ieri ha perso il 5,5%, assottigliando al 18,5% la performance da inizio anno. Anzi tenendo conto delle quotazioni del 2 gennaio, i guadagni si sono quasi azzerati (i titoli erano saliti a cavallo di fine anno grazie all'ingresso della squadra nel Ftse Mib). Sono inoltre andate male le Fca (-5,4% in una settimana, +9,27% nel 2019), facendo peggio del settore auto che ha lasciato sul parterre il 2,6%. Infine Unicredit ha perso il 5,38% (+22% da inizio anno), risentendo dei dubbi che la banca possa fare qualche mossa in Germania, dopo che nei giorni scorsi è stato annunciato che si sono interrotte le trattative per il matrimonio tra Deutsche Bank e Commerzbank.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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