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Il Pim attende ancora commesse Faro sullo smantellamento relitti

Il polo

di Monica Zunino

Piombino industrie marittime. È operativo da agosto 2020, progettato per essere un polo di costruzione e riparazione navale e un centro specializzato per le demolizioni

3' di lettura

Operativo da agosto 2020, progettato per essere un polo di costruzione e riparazione navale e un centro specializzato per le demolizioni secondo i principi eco-compatibili del riciclo stabiliti dalle normative comunitarie, nel suo anno e mezzo di attività, Pim-Piombino Industrie Marittime, ha demolito due relitti di navi cargo, una naufragata in Sardegna, presso l’isola di Sant’Antioco e una affondata a Ravenna.
Il cantiere è con San Giorgio del Porto, che ne è l’azionista con Fratelli Neri (al 50% ciascuno), l’unica altra azienda iscritta all’albo speciale italiano dei demolitori e ha in corso le pratiche per entrare in quello europeo. «In parallelo siamo andati avanti anche sul tema delle riparazioni e conversioni navali. Stiamo completando la costruzione della nuova “barca porta” (in pratica la paratia di chiusura, un gigante galleggiante da 1.500 tonnellate, ndr) del bacino di carenaggio numero 10 del Cantiere di Marsiglia (67% di San Giorgio del porto), il più grande del Mediterraneo, che dovrebbe essere completata fra la fine del mese e i primi di maggio – spiega Valerio Mulas, amministratore delegato di Pim -. Stiamo realizzando lo scafo per un mega yacht da 52 metri e nel mondo della nautica, che è in grande fermento, stiamo dialogando con molti player perché hanno tutti bisogno di costruire scafi e quindi è un ambito di sviluppo importante, oltre al fatto che i nostri piazzali ci consentono di lavorare anche nell’ambito di offshore e piattaforme». Sulle demolizioni? «Siamo sempre attivi, sia nell’ambito militare che in quello civile, abbiamo discussioni in corso, anche se non ancora commesse» aggiunge Mulas. «Una possibilità, ad esempio, sono le imbarcazioni travolte dalla mareggiata di Rapallo, relitti stoccati a Marina di Carrara che dovrebbero essere trasportati qui a Piombino dove noi eseguiremmo le demolizioni». Per ora si parla di relitti, non demolizioni “volontarie” di navi ancora funzionanti, che prescindono da naufragi e affondamenti, anche perché «è un tema delicato: con l’inserimento dei cantieri turchi nell’albo europeo dei demolitori, quando là ci sono regole e norme estremamente meno stringenti di quelle europee, una parte di attività resta preclusa. Ma al di là delle norme noi miriamo a diventare un riferimento per la sostenibilità ambientale e l’economia circolare».
La demolizione di navi militari? «Nell’accordo di programma del 2014 fra le cose messe sul piatto dalle amministrazioni c’era un canale preferenziale verso il naviglio militare in dismissione o già dismesso. Purtroppo, ci si è un po’ incastrati con la burocrazia e non si è arrivati a chiudere il cerchio – aggiunge Mulas -. Ma siamo costantemente in rapporti con la Marina e confidiamo che si possa concretizzare qualcosa».
Centotremila metri quadrati a terra, una banchina di 320 metri con 20 di pescaggio, il cantiere dopo una partenza lenta in attesa della realizzazione dell’area e i tempi lunghi della burocrazia, ha iniziato l’attività da un anno e mezzo e sta completando gli investimenti con la costruzione del terzo capannone. «Sarà pronto nei primi mesi del 2023, sperando che nel frattempo siano completati i lavori delle opere di urbanizzazione primaria che le amministrazioni stanno con fatica portando nel nostro cantiere e nelle aree adiacenti alla nostra – precisa Mulas -. Per poter iniziare a lavorare ci siamo portati alimentazione elettrica, acqua e tutti i servizi, con uno sforzo economico non trascurabile per l’azienda. Del resto stiamo parlando di un’area che prima era mare, l’amministrazione ha investito soldi e fatto un’opera ciclopica per realizzare i banchinamenti, ma le attività di completamento sono andate a rilento».
In compenso Piombino Industrie Marittime ha chiuso i suoi primi due bilanci con il segno più. «Nel 2021 abbiamo raddoppiato i volumi – aggiunge Mulas -: il fatturato è passato dai 2 milioni e mezzo del 2020 a 5 milioni e mezzo. Numeri ancora piccoli, ma nel 2022 supereremo il valore del 2021».

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