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Il pioniere delle spac Strocchi già al lavoro su nuovi strumenti per ipo

di Eleonora Micheli

(Alamy)

5' di lettura

Mentre in Italia imperversa la febbre da spac, sul mercato già compaiono forme evolute di questo genere di strumento, nato allo scopo di acquisire un’azienda da far debuttare sul mercato, come indica il nome special purpose acquisition. A Piazza Affari già fervono i preparativi per il lancio di una spac tecnologicamente avanzata. Si tratterà di uno schema aperto a tutti gli operatori, proposto sulla piattaforma Elite Club Deal di Borsa Italiana, su un’idea sviluppata in joint venture con Electa, la società di Simone Strocchi, pioniere e precursore delle spac, avendo lanciato nel 2011 la prima special purpose acquisition company di giurisdizione italiana, Made in Italy 1, quella che poi ha inglobato Sesa, società che oggi fa parte dell’indice Star e che capitalizza poco meno di 400 milioni di euro. Non solo. «L’imprenditore finanziario», come ama definirsi il fondatore di Electa e presidente di Aispac, l'associazione delle spac, ha ideato anche un nuovo modello di evoluzione delle spac, la così detta prebooking company.

Tale strumento ha consentito il debutto a Piazza Affari di Italian Wine Brands e di Pharmanutra, l’azienda toscana sbarcata sull’Aim nelle scorse settimane, con una performance da capogiro (+40% il giorno del debutto). In più Strocchi di recente è stato anche il primo a lanciare un ‘feeder fund’ dedicato alle spac. Si tratta di Ipo Club creato assieme ad Azimut e che ha partecipato all’operazione di Pharmanutra.

Progetto tecnologico realizzato con Elite di Borsa
A settembre verrà presentato il nuovo progetto di spac in cloud. «Non voglio anticipare nulla, ma si tratterà di un significativo avanzamento tecnologico – ha spiegato Strocchi – sarà un modello che avrà alla base la stessa proposizione della spac, ma in forma sgranata. Si tratterà di un format, una sorta di schema di gioco proposto eslusivamente sulla piattaforma Elite Deal aperto a tutti gli operatori, che metterà assieme promotori di spac, investitori, istituzionali o professionali come quelli che partecipano inizialmente alla spac e aziende che potranno ottenere capitali e accesso al listino».

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Nuove prebooking company in arrivo entro fine anno
In ogni caso Strocchi ed Electa sono già all’opera per lanciare entro fine anno una nuova prebooking. «Del resto, con il fondo Ipo Club, Azimut, su nostro stimolo, ha raccolto oltre 120 milioni di euro da destinare a spac e prebooking company, considerando che il fondo investe il 30% circa di ogni prebooking company di cui intende essere co-promotore, questo significa che nei prossimi tre anni abbiamo in progetto investimenti fino a 400 milioni nell’ambito nell’ambito di questo progetto in joint venture con Azimut Non è da escludere che potremo utilizzare la piattaforma spac in cloud, che presenteremo a settembre con Elite e Borsa, magari per aprire le danze».

Spac un bene per il Paese
L’imprenditore ritiene che «le spac siano un bene per il Paese, dal momento che favoriscono l’ingresso in Borsa di aziende medio piccole», quelle che più di tutte formano il tessuto connettivo dell’economia italiana. «Nel 2011, quando abbiamo lanciato Made in Italy1, la prima spac che ha portato in Borsa Sesa, abbiamo riscontrato difficoltà visto che il modello non era conosciuto in Italia. Ma ci credevamo fermamente dal momento che avevamo appreso che negli Stati Uniti circa la metà delle quotazioni di aziende medie avveniva con questa formula inedita, che consentiva all’imprenditore di affrancarsi da incertezze e conflitti di interesse del processo classico di ipo». Insomma poteva essere un modo per incoraggiare il ricorso al mercato di capitali da parte di aziende di piccole dimensioni, evitando sia spese consistenti , sia lungaggini burocratiche.

Boom di spac a Piazza Affari
Il successo delle spac sta nei numeri e forse anche nei nomi. «Dopo la nostra prima spac, si sono lanciati in questa esperienza anche nomi noti della finanza italiana». Solo per ricordarne alcuni, si sono lanciati nel modello di finanza da Massimo Capuano, ex presidente di Borsa Italiana, al finanziere, Gerardo Braggiotti, a Gianni Mion, che è stato la mente finanziaria dei Benetton, al manager di private equity, Roberto Italia, fino alla spac Eps, promossa da Equita di Francesco Perilli e da Private Equity Partners, di Fabio Sattin e Giovanni Campolo. «Al momento sono state quotate a Piazza Affari 16 spac (l’ultima oggi, Capital for Progress 2). Probabilmente entro fine anno saranno 20 – ha aggiunto Strocchi – la raccolta complessiva di questi strumenti raggiungerà molto probabilmente entro fine anno circa 2 miliardi di euro e, considerando che in genere l’investimento è su una parte di minoranza del capitale di un’azienda, è prevedibile che le spac avranno favorito quotazioni con una capitalizzazione cumulata di oltre 5 miliardi di euro». Insomma il successo delle spac è tangibile sul mercato italiano, che si sta affermando come mercato di riferimento in Europa di questo nuovo modello di società.

La prima evoluzione della spac è la prebooking company
Per Strocchi, comunque, prenderanno sempre più piede le prebooking company, dal momento che la filosofia alla base è la stessa di quella della spac, ma i passaggi burocratici sono ridotti e i tempi molto più stretti. La spac classica, ad esempio, richiede mediamente almeno 18 mesi prima che la società target sia consegnata sul mercato. «Per il codice civile devono essere rispettati certi tempi perché la fusione diventi effettiva e perché il recesso si sviluppi secondo le normative – ha spiegato Strocchi - con la prebooking company, che non passa da una procedura di fusione, il processo è accelerato». L’imprenditore ha ricordato che con la prima prebooking company, quella che ha portato sul mercato Italian Wine Brands, i tempi di attesa per il debutto in Borsa della target si sono ridotti a 7 mesi. «La seconda prebooking company, poi, ha consentito il debutto di Pharmanutra a Piazza Affari dopo soli due mesi e mezzo. Merito anche del fondo di co-promozione lanciato con Azimut che anticipatamente ha raccolto i soldi e sottoscritto il 30% dell’operazione». In pratica nella prebooking company la società emette bond che verranno convertiti in azioni della società che sarà proposta per il debutto sul mercato. Chi non vuole aderire all’operazione, però, otterrà i soldi del bond indietro, evitando la conversione.

Percorso da percorrere anche con le istituzioni
Il lavoro da fare, comunque, è ancora lungo e prevede anche un continuo dialogo con le istituzioni. «Come Aispac, l’associazione delle Spac – ha spiegato Strocchi – abbiamo occasione di sostenere diversi incontri a Roma con il ministero dell’economia, per favorire il processo, in un momento ottimale come questo, in cui in Italia sono stati promossi anche i fondi Pir». Fondi che privilegiano proprio gli investimenti in Pmi. «Alcuni, tuttavia, hanno statuti restrittivi come il fatto di non poter avere warrant in portafoglio o non poter sottoscrivere aziende con capitalizzazione inferiore a 100 milioni». Principio tuttavia poco in linea con l’intenzione di far fluire fondi alle pmi italiane., sia un processo complicato. «Sesa, la società che abbiano scelto per la prima business combination, operava in un settore solido, ma sarebbe potuto risultare poco attraente per una ipo classica – ha spiegato l’imprenditore - Fatto sta che la stessa Sesa è passata da un valore di 125 milioni, il giorno della business combination, ai quasi 400 attuali di capitalizzazione in Borsa».

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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