pasticceria

Il pistacchio di Pistì batte la crisi Covid: fatturato in crescita

L'azienda di Bronte chiuderà il 2020 con un incremento del 27 per cento sul 2019

di Nino Amadore

L'azienda di Bronte chiuderà il 2020 con un incremento del 27 per cento sul 2019


2' di lettura

Si chiama Antichi sapori dell’Etna ma per tutti è ormai nota con il marchio Pistì. Si trova a Bronte ed è stata fondata ormai quasi 18 anni fa da Nino Marino (ex manager creativo proveniente dal settore delle carni) e Vincenzo Longhitano (ex dirigente cresciuto in una famiglia di produttori di pistacchio). E proprio l’oro verde dell’Etna è la base della produzione di panettoni, colombe torroni cui nel tempo si sono aggiunte le specialità alle mandorle e la frutta martorana. «Il prodotto di punta è la crema di pistacchio verde Dop ma l'azienda lavora anche lievitati e croccanti, di fatto è un grande laboratorio di pasticceria artigianale con una sede scavata nella sciara dell'Etna» dice Nino Marino. C’è certo la Gdo tra gli interlocutori di Antichi Sapori dell’Etna ma ci sono anche gli artigiani e i produttori che qui acquistano i prodotti base per la pasticceria.

Con 44 milioni di fatturato nel 2019 è ritenuta certamente tra le aziende più importanti del settore, con l’export che incide per il 35% sul fatturato: i prodotti Pistì vengono venduti in 41 paesi. Dati alla mano però, possiamo dire che Pistì conferma una crescita di tutto rispetto se si guardano gli ultimi cinque anni, con un trend in ascesa: nel 2015 infatti, l’azienda ha chiuso l’esercizio con 11.947.587 milioni di euro di fatturato, nel 2016 con 14.870.320 milioni, nel 2017 con 22.287.530 milioni, nel 2018 con 28.813.140 milioni e infine il 2019 con 44.526.560 milioni con un crescita rispetto all’anno precedente del 54,5 per cento. Crescita alimentata sicuramente dalla presenza di Pistì sui mercati esteri dagli Stati uniti all’Australia, alla Spagna. E il giro d’affari non è stato per nulla toccato dalla crisi dovuta alla pandemia da Covid-19, anzi tutt’altro: «Compreso Covid, compreso cioè il periodo del lockdown con il conseguente rallentamento chiuderemo il 2020 con una crescita del 27 per cento - dice Nino Marino -. I mercati continuano a chiederci prodotti. La forza e l’unicità di Pistì è nella filiera completa, dal pistacchieto allo scaffale: qui il pistacchio viene coltivato, lavorato e trasformato in prodotti di altissima qualità in quello che è il più grande laboratorio artigianale scavato nella lava dell’Etna». Proprio sul fronte della produzione del pistacchio l’azienda ha fatto recentemente un investimento acquistando nuovi terreni che porteranno così a 120 ettari il totale dei pistacchieti posseduti. Insieme all’acquisto dei terreni l’azienda ha programmato un investimento di cinque milioni per la costruzione di nuovi laboratori: «Il cantiere aprirà nei primi mesi dell’anno prossimo» dice Marino.

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Pistì dà attualmente lavoro stabile a 90 dipendenti, che nei periodi di alta produzione superano i 220, «con nuove assunzioni ogni anno che contribuiscono a dare impulso all’economia locale» dicono con soddisfazione in azienda. «L’impresa è giovanissima - spiega Longhitano -: l'età media dei dipendenti si aggira intorno ai trenta, con una forza lavoro costituita per il 90% da donne. Pistì, finora nei 70 ettari di pistacchieti di proprietà, ha prodotto mediamente dalle 85 alle 105 tonnellate di pistacchi di Bronte nel periodo di raccolta». Interessante è sicuramente la nuova iniziativa di Pistì sul fronte della formazione con la creazione di due scuole all’interno dell’azienda: una di cultura agricola e una di pasticceria.

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