Rosano Dry fruit

Il pistacchio? Non solo Bronte

Il successo con l'apertura ai nuovi prodotti

di Nino Amadore


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Un momento della raccolta del pistacchio a Bronte. Il prodotto siciliano è considerato tra i più pregiati. La Rosano Dry fruit ha allargato il business all'importazione da altri Paesi

2' di lettura

Un mercato in crescita, una piccola azienda che prova ad adeguarsi con risultati positivi, la solita miopia della pubblica amministrazione che diventa un argine per le imprese. È il paradigma della Rosano dry fruit di Adrano in provincia di Catania, impresa fondata nel 1959 da Gaetano Rosano e oggi guidata dal figlio Tino. «Per anni - racconta Tino - mio padre ha lavorato il pistacchio di Bronte, il cui territorio non è molto distante dal nostro comune. Sono stato io a dare una svolta all’azienda. Negli anni Novanta, ho avviato una nuova fase: dalla tradizionale fornitura da parte di agricoltori siciliani sono passato a un lavoro di importazione anche da mercati esteri. Siamo stati i primi a importare il pregiato pistacchio siriano ma ora a causa della guerra importiamo soprattutto quello greco, iraniano, spagnolo. Oggi commercializziamo anche nocciole provenienti dalla Georgia, rivolte al mercato italiano». Una scelta che evidentemente ha dato i suoi frutti.

L’azienda, che oggi conta sei addetti (vi lavorano la moglie e le tre figlie ventenni di Tino), negli ultimi tre anni è passata da un fatturato di 600mila euro l’anno a un giro d’affari di tre milioni. E punta a crescere ancora grazie a un mercato fertile e presidiato da pochissime aziende: quello dei pistacchi sgusciati destinati al lavorazione in pasticceria. «Le aziende che fanno questo tipo di lavoro sono poche - racconta Tino -: è un mercato davvero di nicchia. Le aziende italiane hanno sostituito quelle di Amburgo che però non facevano la lavorazione ma solo la vendita. I napoletani sono specialisti nella lavorazione del pistacchio destinato agli snack noi nella lavorazione del pistacchio da pasticceria». Insomma un settore d’eccellenza e di nicchia: il 70% della produzione della Rosano dry fruit, oggi costretta a lavorare in un capannone di 400 metri quadrati, finisce sul mercato siciliano e il resto invece altrove ma soprattutto, per il momento, sul mercato italiano. «Io vivo una situazione veramente paradossale - racconta Tino -: il mercato è in crescita così come la domanda ma io non riesco a far crescere la mia azienda: avrei bisogno di costruire un capannone più grande, almeno di duemila metri quadrati, ma non riesco a ottenere le autorizzazioni dal Comune. Perché? Semplice: il Comune di Adrano non ha previsto nel piano regolatore generale né un’area industriale né un’area artigianale e quindi, dicono, non possono autorizzarmi. Mi chiedo e vi chiedo: per far crescere la mia impresa che devo fare, costruire abusivamente il mio capannone?»

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