filosofia

Il più importante filosofo della scienza italiano

“Poteva parlare di Hegel con la stessa competenza e facilità con cui parlava di algebra non standard e di game theory”

di Sebastiano Maffettone

default onloading pic
Giulio Giorello (Agf)

“Poteva parlare di Hegel con la stessa competenza e facilità con cui parlava di algebra non standard e di game theory”


3' di lettura

Invecchiare è un'arte difficile. Riserva molte amare soprese. Tra le amare sorprese, c'è la morte degli amici di una vita. Ieri se ne è andato tra questi Giulio Giorello, il più importante filosofo della scienza italiano. Era stato colpito dal covid 19, ma sembrava esserne uscito indenne, ma non era così.

Lo avevo conosciuto circa 45 anni fa, quando abitavo a Oxford con Marco Mondadori (morto anche lui nel 2000). Giulio e Marco erano una coppia straordinaria di pensatori. Entrambi allievi di Ludovico Geymonat, entrambi brillanti e coltissimi. Su Giulio era stato fatto, per merito di Geymonat, un investimento enorme. Dopo essersi laureato in filosofia nel 1968, Giulio era stato spinto a laurearsi in matematica nel 1971. E, prima di diventare professore di filosofia della scienza, era stato professore di storia della matematica, forse l'unico in Italia che avesse un curriculum così complesso e giusto. Geymonat era un grande maestro, ma non era un uomo facile.

La sua passione per il marxismo e il materialismo dialettico era dura e pura, e non era facile per i suoi allievi non aderire al paradigma favorito dal rigido Ludovico. Gli anni in cui ho cominciato a frequentare Giulio, con Marco, erano proprio gli anni in cui i due formidabili allievi volevano liberarsi della figura del padre intellettuale e maestro. Cosa non semplice, ve l'assicuro. Ho avuto la fortuna di assistere a diverse ore della intervista che Giulio e Marco fecero a Geymonat, intervista pubblicata poi da il Saggiatore, e vi assicuro che -in alcuni passi- il dialogo tra maestro e allievi sembrava un corpo a corpo. L'intervista fu l'ultimo omaggio e significativo.

Orizzonte liberale progressista

Dopo, il distacco dal Diamat divenne netto e aperto. La Introduzione al “Saggio sulla libertà” di John Stuart Mill -anche questo pubblicato il Saggiatore- fu forse il documento più evidente in cui la separazione intellettuale e politica divenne pubblica. Giulio e Marco abbracciarono da allora un orizzonte liberale progressista, sia pure con sfumature diverse. Mentre Marco era più coerente con il mainstream, Giulio coltivò sempre un suo amore specifico per la tradizione anarchica a cominciare dagli amatissimi patrioti irlandesi come amava chiamarli. Sull'anarchismo ebbe a scrivere e a parlare molto e rimase un suo tema ricorrente di vita, tra i suoi libri Senza Dio. Del buon uso dell'ateismo, e Di nessuna chiesa. La libertà del laico. Ma, ovviamente, il leit motiv fu costituito sempre dalla filosofia della scienza. Giulio ne era un rappresentante sui generis. La passione per l'anarchismo metodologico di Feyerebned ne fu un aspetto fondamentale, essendo in effetti un trait d'union tutt'affatto personale tra politica e scienza. Giulio era ritenuto da tutti un uomo di estrema intelligenza e di grande capacità analitica, ma quello che non tutti sanno è che era anche una persona di sconfinata cultura. Poteva parlare di Hegel con la stessa competenza e facilità con cui parlava di algebra non standard e di game theory. La sua produzione scientifica, che consiste in un'infinità di articoli e saggi, non mostra forse a sufficienza la profondità del suo punto di vista filosofico-scientifico. Tra i suoi libri in materia, si ricordano Il fantasma e il desiderio, La filosofia della scienza nel XX secolo (con Donald Gillies), Libertà di pensiero: Giordano Bruno, John Stuart Mill e Paul K. Feyerabend.


Anche la collana “Scienza e Idee”, da lui diretta per Cortina editore, la ricchezza e la qualità dei titoli rivelano la pluralità e la qualità degli interessi del direttore, interessi che spaziavano da matematica e fisica a genetica, biologia, astronomia, paleontologia, neuroscienza, psicologia evolutiva. Ed è confermata dalla collaborazione con il Corriere della Sera dal 1985 e poi con la Lettura, da cui tutti noi abbiamo imparato qualcosa e da cui abbiamo avuto la prima notizia di movimenti di idee o di tesi filosofiche originali. In tutti questi anni, dai primi anni 1970 a oggi, Giulio Giorello è stato un fantastico divulgatore e una voce autorevole, forte e chiara nell'ambito del dibattito filosofico italiano e non solo. Un punto di riferimento per i giovani e i non giovani nel conflitto delle idee, cui ha partecipato sempre con estrema lucidità e totale mancanza di pregiudizi. Non credo sia solo per nostalgia e affetto che penso che ci mancherà molto. Ciao Giulio!

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti