ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa sfida

Il Pnrr come acceleratore della rigenerazione urbana

Troppa burocrazia e tempi lunghi per i permessi rischiano di fare da freno

di Paola Dezza

Carlino (Pres. Corte Conti): "Connubio tra etica e finanza pubblica essenziale per Pnrr"

2' di lettura

Case con prezzi accessibili, mobilità fluida, riqualificazione degli edifici in chiave sostenibile sono alcuni dei temi toccati dal Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che potrebbe rappresentare la sfida chiave per il nostro Paese. E per Milano. In arrivo nel capoluogo lombardo pre-Covid erano attesi investimenti per circa dieci miliardi di euro, oggi che le cifre si sono ridimensionate per la pandemia e la cautela imposta dai tempi che viviamo dovrebbero arrivare però 4-5 di miliardi proprio dal Pnrr. Capitali in grado di accelerare quel processo di rinascita che Milano ha messo in piedi anni fa.

Rigenerazione urbana

«La stagione aperta dal Governo Draghi e l’approvazione del Pnrr rappresentano una opportunità storica non ripetibile per tracciare un nuovo percorso per il futuro dell’Italia, da un punto di vista sociale, ambientale ed economico - dice Paolo Bellacosa, partner di Vitale & Co -. Manca però una unità di coordinamento. Proprio in virtù della centralità della rigenerazione urbana, affinché il Piano possa essere uno strumento veramente efficace nel processo di ammodernamento fisico e digitale del Paese è determinante rispondere tempestivamente ad alcune sfide riguardanti l’implementazione degli investimenti e degli interventi in questo ambito, a partire dalla creazione di una unità di indirizzo e coordinamento dedicata alla rigenerazione urbana, con una competenza specifica di settore e a supporto sia degli enti territoriali che degli stakeholders privati».

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Transizione ecologica

Bellacosa sottolinea che i nodi per Milano sono la rivoluzione verde e la transizione ecologica, quest’ultima legata a un principio di riqualificazione dello stock immobiliare esistente e ad alcune aree di rigenerazione, ma anche la mobilità e l’housing sociale, la costruzione e la riqualificazione delle scuole e lo sviluppo delle case e degli ospedali di comunità.

Il nodo burocrazia

Quali le criticità? In primis la burocrazia. «È necessario adeguare la portata storica del Piano a un processo straordinario di semplificazione ed accelerazione burocratica e degli iter autorizzativi: tempistiche autorizzative certe, limitazione allo strumento dei ricorsi e delle impugnazioni (sia da privati che da enti pubblici) per evitare ritardi, poteri di veto e l’azzardo morale di operatori avvezzi alla presentazione pretestuosa di ricorsi. Ma anche favorire le public private partnerships (PPP). Il Piano a oggi prevede – per i soli Piani Urbani Integrati – un limite massimo all’investimento privato del 30%. Un investimento di minoranza in progetti fortemente “industriali” a controllo pubblico è difficilmente attrattivo per operatori privati. Si dovrebbe implementare un programma di PPP per attrarre investimenti privati in tutti i progetti che hanno un mercato di riferimento con una presenza di minoranza pubblica di controllo e di indirizzo verso politiche sostenibili sia in chiave economica, sociale ed ambientale».

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  • Paola DezzaCaposervizio Responsabile Real Estate

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: mercato immobiliare, architettura, finanza immobiliare, lifestyle, turismo, hotel e ospitalità

    Premi: “Key player of the italian real estate market” di Scenari Immobiliari

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