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Il PNRR e le infrastrutture di ricerca: a che punto siamo

di Giovanni Barbieri, Floriana Cerniglia – Università Cattolica del Sacro Cuore

(adimas - stock.adobe.com)

3' di lettura

Il PNRR alla Missione 4 (Istruzione e Ricerca) stanzia circa 30,88 mld. di cui 11,4 destinati alla componente due: dalla ricerca all'impresa. Può rappresentare una grande opportunità sia per il sistema italiano della ricerca scientifica tout court sia per il sistema produttivo che, spesso, manca di connessioni funzionali con il settore scientifico. In questa componente sono infatti comprese le risorse per il finanziamento delle Infrastrutture di ricerca (IR). Di cosa si tratta? Sono un sistema più o meno strutturato tra diversi soggetti e presentano tre caratteristiche fondamentali: producono dati sperimentali a disposizione dei ricercatori, formano capitale umano da impiegare nel mondo della ricerca; fanno trasferimento tecnologico, in cui molto spesso le tecnologie utilizzate si rivelano utili per applicazioni in campo industriale (di cui molto spesso beneficiano le realtà d'impresa che agiscono in partnership con le IR nel caso, ad esempio, della fornitura dei macchinari necessari).

Queste infrastrutture hanno anche importanti ricadute socio-economiche sui territori in cui vengono insediate, grazie anche al modo in cui spesso prendono forma: nodi e/o network di ricerca dislocati fisicamente in luoghi diversi, ma che essendo interconnessi creano nell'insieme una IR che ne amplifica l'impatto in termini di sviluppo, di conoscenza e trasferimento tecnologico. Un esempio di IR è il CERN di Ginevra, dove 23 paesi europei portano avanti congiuntamente l'attività di ricerca sperimentale nel campo della fisica delle particelle, mettendo in comune risorse e capitale umano e sfruttando congiuntamente la rete di sei acceleratori installati nel sito. Un altro esempio di IR europea è lo European Molecular Biology Laboratory (EMBL), che si occupa di portare avanti studi avanzati nel campo delle scienze umane e che si compone di una molteplicità di laboratori, localizzati in sei diverse università europee e organizzati in una rete in comunicazione costante, che svolgono attività di ricerca sperimentale nel campo della biologia molecolare ognuno secondo le proprie linee di specializzazione.

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Ma a che punto siamo rispetto a quanto prevede il PNRR? Nella Relazione presentata dal sottosegretario Garofoli al Parlamento il 5 gennaio 2022, si evidenzia che l'iter per il finanziamento delle IR si è sbloccato il 6 agosto 2021, con il decreto legge 241/2021 che stanzia un totale di 1,580 mld. di euro che, secondo l'obiettivo definito dal PNRR e sulla base del sistema di condizionalità stabilito dalla Commissione, devono essere erogati a finanziamento di 30 IR entro il secondo trimestre del 2023. Il Ministero dell'Università e della Ricerca ha dunque pubblicato due bandi, in scadenza al 28 febbraio 2022, per il totale citato di 1,58 mld. di €, di cui: 1,08 mld. vengono stanziati per la “presentazione di proposte progettuali per il rafforzamento e la creazione di Infrastrutture di ricerca” e 500 milioni per “la concessione di finanziamenti destinati alla realizzazione o ammodernamento di Infrastrutture tecnologiche di innovazione”. Per quanto il bando da 1,08 mld., i soggetti ammessi saranno gli Enti pubblici di Ricerca e le Università (sia in partnership, sia singolarmente). Questi bandi dovrebbero favorire il potenziamento di reti e/o IR tra le università e gli enti di ricerca nelle aree: “Scienze fisiche e ingegneria”, “Ambiente”, “Salute e Cibo”, “Innovazione sociale e culturale”, “Data, computing e infrastrutture di ricerca digitali” e “Energia”.

Per il bando da 500 milioni, l'obiettivo è potenziare i meccanismi di trasferimento tecnologico, incoraggiando l'uso sistemico dei risultati della ricerca da parte del tessuto produttivo, anche attraverso la mobilitazione di competenze e capitali privati e l'introduzione di modelli gestionali innovativi. Potranno parteciparvi Enti e Istituzioni di ricerca vigilati dal MUR, da università e scuole superiori a ordinamento speciale istituite dal Ministero che presentino progetti nella modalità del partenariato pubblico-privato, quindi con il coinvolgimento attivo delle imprese.

In conclusione, una grande opportunità per provare ad aggredire altri colli di bottiglia del nostro Paese: un basso indice di innovazione nel sistema delle imprese e un basso tasso di trasferimento tecnologico. Infine, una questione fondamentale per il buon esito di questi bandi è la governance del sistema che per essere efficace, deve coinvolgere tutti gli attori locali esterni agli enti direttamente coinvolti dai bandi, quali sono ad esempio le amministrazioni locali e regionali. Questo è un requisito essenziale affinché gli investimenti in IR abbiano delle chance di generare impatti positivi anche sul tessuto socio-economico dei territori in cui avvengono.

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