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Il podcast non è la radio. Ecco perché e come funziona

di Francesca Milano


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3' di lettura

Nei mezzi pubblici, al parco durante una corsa, in cucina mentre bolle l’acqua, per strada quando passeggiamo con il cane. Nelle nostre giornate ci sono piccoli spazi vuoti che possono essere riempiti con un nuovo strumento di comunicazione, che in fondo è il più vecchio di tutti: il racconto orale. In un’epoca in cui non abbiamo più tempo per niente, il podcast è un mezzo che ci consente di trovare del tempo per quello che ci piace: storie, approfondimento, reportage, self help, lingue straniere. Ma guai a confondere un podcast con la radio! Addirittura, la BBC ha stilato undici regole sui podcast. Eccole:

1. Un podcast non è un programma radiofonico, anche se un programma radiofonico viene ascoltato con un podcast;
2. Le nuove generazioni, che non avranno mai una radio, considerano i podcast le loro radio, ma rileggete la regola 1;
3. La storia e l’argomento determinano la lunghezza di un podcast;
4. I podcast sono pensati per una generazione digitale: siate rispettosi e delicati nelle loro orecchie e nelle loro teste;
5. Siate informali e intimi, ma la libertà di usare un linguaggio ruvido non è un obbligo;
6. Ipodcast hanno lo stesso potere di un’arte visiva: sono come il cinema per le orecchie;
7. La forza dei podcast sta nei dettagli. I podcast raccontano storie emotive e complesse, che siano reali o inventate;
8. In un ciclo continuo di notizie, i podcast, attraverso il focus e il contesto, fanno chiarezza;
9. I podcast creano comunità molto forti;
10. Non importa la loro provenienza, i podcast hanno comunque un accesso globale;
11. Comunque i podcast sono versatili. Tutte le regole sono modificabili, tranne la prima.

In Italia la galassia del podcasting è in espansione: dagli 850mila ascoltatori del 2015 siamo arrivati ai 2,7 milioni del 2018, e il margine di crescita è ancora enorme visto che - secondo una ricerca Nielsen - il 50% degli italiani non sa cosa siano i podcast. Per intravedere il potenziale basta guardare oltreoceano, dove - secondo un report dell’Interactive Advertising Bureau - entro il 2021 l’attuale giro d’affari legato ai podcast raddoppierà portando l’attuale fatturato del settore, stimato a 479,1 milioni di dollari, a 1 miliardo di dollari.

Se c’è un volto - anzi una voce - che ha fatto da spartiacque, separando l’era pre-podcast dall’era attuale, è quella di Pablo Trincia, il giornalista che nel 2017 ha realizzato “Veleno”. «Il podcast sta alla radio come il cinema sta alla tv - spiega - . Ascoltando la serie chiamata “Serial”, condotto da Sarah Koenig, mi sono accorto che il racconto orale fa lavorare la testa, perché non ci sono immagini preconfezionate. Quindi il cervello lavora per ricostruire a livello visivo quello che ascolti. Dopo “Serial”, mi sono detto: voglio fare questo».

Così Trincia si è messo alla ricerca di una storia da raccontare, e si è imbattuto, assieme a Luca Micheli, nella vicenda dei bambini tolti alle famiglie nella bassa modenese tra il 1997 e il 1998. Una (brutta) storia rimasta ai margini delle notizie di cronaca e portata alla ribalta dal podcast “Veleno”, con il quale Trincia (assieme ad Alessia Rafanelli) ha vinto l’Investigation & Forensic Award 2018.

«Il racconto, le serie, le storie hanno un mercato enorme», dice convintamente Pablo Trincia, che sta per lanciare il suo nuovo podcast dal titolo “Sopravvissuti”: «Sono storie vere, storie di chi è andato all’inferno ed è tornato indietro per raccontarcelo. Storie che spero possano aiutare chi le ascolta». Il podcast è prodotto da Audible, la società di Amazon leader nell’audio entertainment per la quale Trincia è anche diventato curatore e talent scout di nuovi autori per l’audio.

«Il mercato dei podcast sta crescendo - afferma Marco Azzani, country manager Audible per l’Italia - ma mancano autori e professionisti dell’audio. Anche per questo è nata la Audible Academy, che offre un percorso formativo per gli aspiranti autori di podcast, ma anche per tutte la filiera audio (registi, sound engineer eccetera).

Che i podcast siano un linguaggio destinato ad avere lunga vita lo dicono i dati degli ascoltatori: sono in prevalenza persone tra i 20 e i 45 anni, alla ricerca di un prodotto dinamico che informi e intrattenga nei tempi “morti”, come quelli destinati agli spostamenti sui mezzi pubblici, in auto o mentre si fa sport.

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