Letture: una riflessione sulla nostra identitÀ

Il poema di Gaudé per un’Europa della solidarietà e della libertà

di S.U.


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2' di lettura

All’indomani delle elezioni europee tre domande sintetizzano l’inquietudine con cui oggi i cittadini europei hanno votato: perché l’Europa? Cos'è l'Europa? Cosa fare dell'Europa? Domande più che centrate in un momento storico come quello attuale che vede molti paesi tentati dall’idea di voler fare marcia indietro (e alcuni l'hanno già fatta, come la Gran Bretagna con la Brexit).

Laurent Gaudé, scrittore (i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo), drammaturgo, già Premio Goncourt 2004 per Gli Scorta, arriva ora in libreria (in Italia con la casa editrice E/O) con un testo, Noi, l’Europa, di straordinaria intensità che ha l’evidente obiettivo di costringere a fissare ciò che siamo come davanti ad un specchio. Gaudè concepisce per queste pagine una scrittura che non è «prosa né poesia, ma il superamento di entrambe, un'avventura letteraria nuova, come del resto nuovo è il superamento delle divisioni che fino a pochi anni fa hanno portato l'Europa a dissanguarsi». Sceglie cioè la strada del poema in prosa per riflettere e ripercorre la strada fin qui percorsa: ovvero «il cammino dell'Europa non in quanto unione europea, ma in quanto coacervo di popoli e stati, cercando di risalire al momento in cui è apparsa l'idea, e ne fissa la nascita nel 1848».

Lì nasce l’idea che fu di Mazzini o di scrittori come Victor Hugo e che all’inizio stenta a decollare. Un’idea di carta che i popoli non recepiscono neppure. Arriveranno però la rivoluzione industriale, le guerre mondiali, i totalitarismi, i genocidi, la cortina di ferro, «quel difficile e sanguinario percorso a ostacoli da cui i popoli europei escono stremati, ma con una consapevolezza nuova di ciò che sono e soprattutto di ciò che non vogliono più: le guerre, le dittature, le divisioni, la competizione forsennata. L'unione è il superamento di tutto questo, è l’idea, elementare e nuova, che se le nazioni si uniscono anziché combattersi saremo tutti più forti e ci saranno sicuramente meno morti».

Nel racconto di Gaudé la consapevolezza che la nascita effettiva dell’Europa politica non coincide con l’identità ma con la tecnica. Motivo questo del sentimento di estranietà percepito da molti. E così se chi attacca l’Europa cerca la piazza «bisogna che il superamento degli egoismi nasca da un’esigenza della piazza, più che da logiche commerciali»

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