varsavia contraria

Il polacco Donald Tusk riconfermato alla presidenza Ue

di Beda Romano

Donald Tusk al Consiglio di Bruxelles

3' di lettura

BRUXELLES – Doveva essere una rielezione senza fatica quella di Donald Tusk alla presidenza del Consiglio europeo. Ma proprio la Polonia, il suo Paese, ha deciso di dare battaglia contro l’ex premier. Varsavia è stata dunque l’unica a votare contro la riconferma di Donald Tusk per un altro mandato, decisa questo pomeriggio a Bruxelles dal Consiglio europeo. La votazione si è conclusa così 27 a uno. «Habemus il “presidentum” del Consiglio europeo, buona fortuna Donald» ha twittato il premier del Lussemburgo, Xavier Bettel. «Grato per la fiducia - ha risposto Tusk, sempre su Twitter -. Farò del mio meglio per rendere migliore la Ue». Prima del vertice, la premier polacca Beata Szydlo aveva spiegato che il suo governo non voleva Tusk perché critico delle politiche di Varsavia. La sua rielezione, ha detto la portavoce Beata Mazurek, «è una decisione sbagliata che non promette all’Europa nulla di buono».

«Faremo tutto il possibile perché la conferma non avvenga oggi», aveva detto prima alla televisione polacca il ministro degli Esteri Witold Waszczykowski. Il governo aveva candidato alla presidenza del Consiglio europeo un deputato del Parlamento europeo, Jacek Saryusz-Wolski. A gestire l’iter è stata la presidenza di turno dell’Unione che attualmente è nelle mani di Malta. E il premier maltese Joseph Muscat non aveva voluto che Saryusz-Wolski fosse presente al vertice di oggi, in assenza dell’accordo unanime dei Ventotto.

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La conferma di Donald Tusk, esponente del Partito popolare europeo, doveva avvenire alla maggioranza qualificata. Non c’era bisogno quindi del voto favorevole della Polonia. Di recente, anche Jean-Claude Juncker e Federica Mogherini sono stati nominati rispettivamente presidente della Commissione europea e Alto Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza senza l’appoggio nel primo caso della Gran Bretagna e dell’Ungheria, e nel secondo caso della Lituania.

«La maggioranza è con Tusk»
Nessun Paese ha voluto seguire la strada di Varsavia. Spiegava un responsabile diplomatico di un Paese dell’Est Europa: «C’è una chiara e ampia maggioranza a favore di Donald Tusk. Credo che la signora Szydlo sappia che la partita non può essere vinta e che in ogni caso subirà una sconfitta (…) Molto dipenderà se la premier giungerà al vertice combattiva o più umile. Sorprese ve ne possono sempre essere, ma non le vedo arrivare».

Da Berlino, la cancelliera Angela Merkel aveva confermato in mattinata il proprio appoggio all’ex premier polacco. «Considero la sua rielezione come un segno di stabilità per l’Unione europea, e sono contenta di continuare a lavorare con lui», ha detto la cancelliera, parlando al Bundestag. Interessante notare che eventuali segnali contrari a Donald Tusk non stiano giungendo neppure dal Partito socialista europeo, che pure potrebbe cogliere l’occasione per mettere sul tavolo un proprio candidato.

Osservatori qui a Bruxelles spiegano la combattiva e quasi aggressiva posizione polacca con ragioni di politica interna. Il governo Szydlo, conservatore e nazionalista, vuole dimostrare in patria che è capace di fare sentire la propria voce nelle istituzioni comunitarie; strappare eventuali concessioni su altri dossier aperti in Europa; e possibilmente indebolire Tusk, che a un certo punto potrebbe voler tornare a fare carriera politica in Polonia. Si vota per le legislative nel 2019.

La tragedia di Smolensk
L’uomo forte della Polonia, il leader del partito al governo Legge & Giustizia Jaroslaw Kaczynski, considera Tusk proprio rivale, e alcuni osservatori sostengono che gli imputi addirittura la responsabilità - in un modo o nell’altro - della morte del fratello Lech in un Russia, in un incidente aereo nel 2010. L’attuale presidente del Consiglio europeo è stato nominato una prima volta nel 2014. Il suo mandato, che deve essere rinnovato oggi dai Ventotto, è di due anni e mezzo.


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