UNIVERSITA’ E RICERCA

Il Politecnico di Milano disegna il futuro: Europa e tecnologia i pilastri del piano

Presentate nella sede del Sole 24 Ore le linee di sviluppo dell’ateneo con un progetto nato dal confronto con l’intera platea degli stakeholder: dagli studenti ai docenti, dalle istituzioni alle imprese

di Luca Orlando

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La presentazione del piano strategico del Polimi nella sede del Sole 24 Ore

3' di lettura

«La novità? Quello che prendiamo oggi è un impegno pubblico, abbiamo deciso di andare ben oltre il mero adempimento amministrativo». Percorso “burocratico” che Ferruccio Resta ha deciso di innovare, trasformando il piano strategico dell’ateneo che guida, il Politecnico di Milano, da semplice strumento interno a momento di scambio e confronto con l’intera platea degli stakeholder. Chiamando studenti e docenti, istituzioni e imprese a offrire contributi per tracciare la rotta del triennio 2020-2022, «progetto che nasce in modo condiviso - spiega Resta - e che proprio per questo vede come punto di arrivo un piano “di tutti”, non certo imposto o calato dall’alto». Progetto esposto il 28 settembre, nell’evento pubblico organizzato presso il Sole 24Ore e aperto dal direttore del quotidiano, Fabio Tamburini, punto d’arrivo di un percorso avviato mesi fa e che prende le mosse da un paio di punti fermi non “negoziabili”: l’Europa e la tecnologia.

«L’Europa è la risposta a problemi comuni - spiega Resta -, unica via per la nostra competitività, patrimonio di valori condivisi: lì dobbiamo e possiamo trovare le soluzioni alle grandi sfide». Tra queste, guardando ai tempi attuali, anche la capacità di dare risposte a grandi crisi, ambito in cui si rafforza e diventa ancora più rilevante il ruolo dell’università tecnica. Così, in modo in fondo lineare partendo da questi presupposti, emerge la missione “macro” dell’ateneo, quella di diventare sempre più una European Leading University, parte di una rete e di un progetto comune, con l’obiettivo di essere all’avanguardia e sulla frontiera dello sviluppo, capace di guidare ricerca e innovazione per contribuire ad una crescita sostenibile ed inclusiva.

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Ateneo che da pochi giorni è tornato ad erogare lezioni in presenza, «perché l’università - spiega Resta - è confronto, relazione», e anche se pare impossibile prevedere un percorso lineare senza stop&go determinati dalle oscillazioni nei contagi, la rotta del ritorno alla normalità è ormai tracciata.

Le risorse e gli obiettivi

Per proseguire in un percorso strategico che si snoda lungo tre ambiti: l’individuo, per porlo al centro dei percorsi; il campus globale, per garantire spazi fisici e servizi innovativi; l’impatto, misurato come contributo generato a favore della società. Ambiti declinati in specifici obiettivi, come l’aumento del 20%  dei dottorandi, il varo di un fondo di venture capital interuniversitario da 300 milioni di euro, il progresso ulteriore nella capacità di intercettare fondi Horizon 2020 e maxi-contratti di ricerca con imprese, questi ultimi da portare nel triennio a 50 milioni di euro.

Target e numeri non buttati a caso, ma prosecuzione coerente di un percorso già ben avviato, che ha portato il Politecnico di Milano a classificarsi tra i primi 20 atenei al mondo in ciascuna delle tre aree disciplinari (ingegneria, architettura, design), ad offrire ai propri laureati un’occupabilità del 90% ad un anno dal titolo, a battere tutti gli altri atenei italiani nella capacità di attrarre fondi europei destinati alla ricerca. «Ci siamo dati degli obiettivi - spiega Resta - e su questi saremo giudicati. E non si tratta di una scommessa, ma di un impegno civico. Anche perché progettazione, pianificazione ed esecuzione sono nelle nostre corde: la cultura del progetto è quella del Politecnico di Milano».

Che non agisce in solitudine ma che sul territorio milanese e lombardo può contare sulla collaborazione delle istituzioni. «Il Politecnico ha avuto un ruolo fondamentale anche nella risposta alla crisi sanitaria - spiega l’assessore a politiche del Lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano Cristina Tajani - ed è al nostro fianco anche ora, mentre sviluppiamo insieme il progetto “Unlock”, una sorta di cruscotto multidimensionale che possa aiutare la città che riparte. Direi che si tratta di un attore fondamentale nel territorio. E non solo in ambito formativo».

«L’aspetto interessante - aggiunge il vicepresidente della Regione Lombardia Fabrizio Sala - è lo scambio continuo di know-how. Perché se la Regione ha partecipato alla costruzione del piano strategico del Politecnico in realtà è accaduto anche l’opposto, con l’ateneo ad aiutarci ad elaborare il nostro piano strategico. Qui al Politecnico vedo la sintesi di competenza e creatività. Binomio che fa la differenza di questo territorio rispetto a molti altri nel mondo».

Bovisa, campus dell’innovazione

In attesa di verificare i target al 2022, il “work in progress” più rilevante riguarda il polo della Bovisa, 40mila metri quadri dismessi da trasformare in un grande parco dell’innovazione. «Vogliamo partire entro un anno - spiega Resta - senza altri ritardi. Perché il Politecnico non è solo la capacità di immaginare il futuro. Ma anche la conoscenza e la forza per realizzarlo».

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