energia e ambiente

Il polo Eni di Gela si candida a modello della bioeconomia

di Nino Amadore

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(Fotogramma)


3' di lettura

Gela punta a diventare il modello italiano di distretto della bioeconomia e si candida a fare scuola anche a livello europeo. La riconversione della raffineria dell’Eni in Green refinery viene vista dal territorio come una grande opportunità a patto che, viene spiegato, l’impianto che Eni si avvia a completare sia al centro di un sistema, di una filiera. In questo momento il punto fermo è uno: il polo industriale di Eni a Gela, con l’investimento di 2,2 miliardi di euro previsti nel Protocollo del 2014, diventerà uno dei siti produttivi green più importanti d’Italia.

Il tema è stato al centro di un convegno internazionale che si è tenuto proprio nei giorni scorsi a Gela, nei locali del centro direzionale Eni e organizzato dal Comune di Gela e da Unitelma-Sapienza Università di Roma con la collaborazione di Eni e la partecipazione di istituzioni ed esperti internazionali. Titolo del convegno “The Bioeconomy in Transition - International Workshop on the future of Biorefineries in Europe” . È stato il vicesindaco di Gela Simone Siciliano a spiegare quali siano le aspettative del territorio: «Noi – dice – pensiamo che attorno alla nuova raffineria debba nascere una filiera nuova che punta sulla bioeconomia, sulla chimica verde.  Abbiamo lanciato il distretto mediterraneo dei biocarburanti perché vogliamo lavorare ad una nuova opportunità per attrarre investitori da fuori, attirando la loro attenzione tanto sulle possibilità di leva finanziaria offerta dagli aiuti pubblici, quanto sul fatto che si verrebbe a creare, tramite il Distretto, un cluster sul biofuel capace di stimolare sinergie con operatori internazionali importanti come quelli presenti in Sicilia, oltre a promuovere iniziative volte a offrire occasioni di sviluppo locale sostenibile e migliorare la qualità della vita delle comunità interessate».

La questione vera rimane quella di attrarre nuovi investimenti da queste parti, attrarre qui imprese del settore offrendo loro opportunità e infrastrutture: «L’Italia e anche il Mezzogiorno hanno la possibilità di non rincorrere gli altri paesi europei in questo settore – dice Piergiuseppe Morone, ordinario di Politica economica all’Unitelma-Sapienza e a capo del Bit, il gruppo di ricerca per la bioeconomia – . E qui a Gela vi è la possibilità di fare bene perché Gela è un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. Ma bisogna fare in modo che i player del settore ( e noi ne abbiamo di grandi come Mossi e Ghisolfi e Novamont) vengano qui. Secondo me Eni deve essere un punto di riferimento per creare un distretto della bioeconomia».

La transizione verso un modello sostenibile è dunque il punto di partenza e fa di Gela un laboratorio per l’applicazione delle più avanzate tecnologie nel campo ambientale e delle rinnovabili, attraverso la realizzazione di un impianto pilota in grado di trasformare i rifiuti organici in bio olio e di un sistema innovativo di pannelli a concentrazione solare, sviluppato da Eni in collaborazione con il Mit di Boston e il politecnico di Milano. «Gela per noi rappresenta il futuro, un futuro basato sulla sostenibilità – ha spiegato Luigi Ciarrocchi, responsabile del programma gela per Eni –. Abbiamo già speso più di 470 milioni di euro su 2,2 miliardi previsti. Nella strategia di Eni verso un futuro low carbon è centrale è la produzione di biofuel e il progressivo passaggio da fonti di prima generazione a unconventional e advanced. Il bio olio prodotto dalla raffineria di Gela è un carburante di nuova generazione che consentirà di rispettare le prescrizioni della normativa europea sul contenuto energetico minimo di biofuel nei carburanti immessi nel mercato (10% al 2020). Il green diesel è raffinato utilizzando la tecnologia proprietaria Ecofining, sviluppata a partire dal 2005 grazie alla partnership con l’azienda americana Honeywell UOP. Questa tecnologia permette di ottenere un prodotto di elevata qualità, migliorando le performance del motore e abbattendo i fumi di emissioni».

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