ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùBanca dati nazionale entro fine anno

Il portale anti lavoro sommerso: faro su caporalato e frodi in azienda

Giordano (direttore Ispettorato nazionale): «Entro l’anno avremo una banca dati nazionale, strumento prezioso per rafforzare l’efficacia delle ispezioni attraverso un lavoro d’intelligence mirato»

di Giorgio Pogliotti

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3' di lettura

Il contrasto del lavoro irregolare è uno degli obiettivi del Pnrr, che punta a rendere più efficace l’attività di vigilanza nei vari settori produttivi. Il decreto Pnrr 2 (il Dl n. 36/2022) ha previsto l’istituzione del Portale nazionale di contrasto al lavoro sommerso, per concentrare in un’unica banca dati tutte le informazioni derivanti dalle attività di vigilanza sulle prestazioni irregolari condotte dai vari organi ispettivi. Alimentato dalle banche dati di Inail, Inps, Arma dei carabinieri, Guardia di Finanza e Inl, il portale sarà unico e accessibile a tutti gli organismi che effettuano attività di vigilanza sul lavoro irregolare.

Tutti i risultati dell’attività di vigilanza svolta dai diversi soggetti con le contestazioni di violazioni in materia di lavoro sommerso, i verbali ispettivi, e ogni altro provvedimento legato all’attività di vigilanza, compresi gli atti di eventuali contenziosi confluiranno in questo portale gestito dall’Inl: «Entro l’anno avremo una banca dati nazionale dell’illecito e del sommerso – spiega il direttore dell’Inl, Bruno Giordano – una fotografia reale, con i dati delle imprese ispezionate, di quelle irregolari, l’indicazione del settore in cui operano, del territorio dove sono localizzate. Sarà uno strumento preziosissimo per rafforzare l’efficacia delle ispezioni attraverso il lavoro di intelligence mirato. La banca dati nazionale ci consentirà di sapere se una determinata ditta è stata sanzionata, ad esempio, a Treviso, Sassari e Palermo, superando le difficoltà nella trasmissione e condivisione di informazioni a livello interprovinciale. Avremo una radiografia dell’illecito. Non un campione statistico, ma dati reali sull’economia sommersa e le violazioni contrattuali estesi a tutto il territorio nazionale».

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Ispezioni mirate: irregolarità nel 62% dei casi

Del resto anche scorrendo l’ultimo rapporto annuale dell’Inl, emerge che l’attività ispettiva è sempre più “mirata”, e si basa sul lavoro di intelligence effettuato “a monte”: su 62.710 ispezioni dell’Inl nel 2021, oltre il 62% è risultato irregolare: per 39.052 è stato adottato un verbale di contestazione di illeciti. Su 84.679 ispezioni definite complessivamente da Inl, Inps e Inail il 69% è risultato irregolare, con un incremento in materia previdenziale (+17%) e assicurativa (+42%).

I settori dove è più frequente l’irregolarità

Gli indici di irregolarità più elevati si riscontrano nell’edilizia e nel terziario, in particolare nelle attività dei servizi di alloggio e ristorazione, trasporto e magazzinaggio, ma soprattutto nei servizi a supporto delle imprese, in presenza di esternalizzazioni e interposizioni illecite. Sono 151.742 i lavoratori tutelati da Inl, tra questi 59.362 lavoratori tutelati a seguito di illeciti contestati, quelli tutelati con l’adozione di provvedimenti come la diffida accertativa (12.720), la disposizione (74.705) o l’esito positivo di conciliazioni monocratiche (4.955).

La diffusione del lavoro sommerso e “nero”

Tra i 59.362 lavoratori irregolari, quelli “in nero” rappresentano circa il 26% (15.150) e sono stati rilevati nel 39% delle 39.052 ispezioni con esito irregolare. I controlli sono distribuiti in modo omogeneo tra il Sud (30%), il Centro (29%) Nord Ovest e Nord Est (rispettivamente con il 21% e 20%). Il tasso massimo di irregolarità riguarda il Nord Est (oltre il 70%), segue il Nord Ovest (61,48%), e con quasi il 60% il Centro e il Sud. Nel rapporto tra il numero lavoratori in nero e ispezioni con esito irregolare, le percentuali più elevate si registrano in Campania (60 lavoratori in nero per 100 ispezioni con esito irregolare), Toscana (52%) e Calabria (48%). «L’incremento dell’attività ispettiva ha portato a una diminuzione del lavoro sommerso dell’8% - sottolinea Giordano –. Più ispezioni si traducono in meno lavoro nero e meno concorrenza sleale. Ai 4.023 dipendenti dell’Inl si stanno aggiungendo altri 2.580, di questi 1.174 sono ispettori tecnici che in precedenza erano 230. Con l’arrivo di nuove forze ispettive e con la sinergia di tutte le istituzioni si può prevedere un più efficace contrasto al lavoro sommerso e irregolare».

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