Svolta

Il porto mitteleuropeo volàno per l’export del legnoarredo 18

Di Fonzo (Cluster Arredo): l'asse Germania-Francia-Inghilterra vale 700 milioni per il distretto Agrusti (Confindustria): integrazione volta a spingere il made in Italy ma anche a renderci più attrattivi investimenti

di Barbara Ganz

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Le connessioni logistiche in Europa ricoprono un ruolo strategico

Di Fonzo (Cluster Arredo): l'asse Germania-Francia-Inghilterra vale 700 milioni per il distretto Agrusti (Confindustria): integrazione volta a spingere il made in Italy ma anche a renderci più attrattivi investimenti


4' di lettura

L’economia del Friuli VG trova nel porto uno dei suoi punti di forza, ma l’avvicendarsi di interessi - dopo l’ingresso dell’operatore - crea anche qualche dubbio.

Il plauso della Regione
Il primo plauso è arrivato dalla politica: «Valutiamo in modo molto positivo questa nuova collaborazione con la Germania che rafforza i legami del Friuli Venezia Giulia con il Centro Est Europa - ha commentato il governatore della Regione Massimiliano Fedriga alla cerimonia ufficiale per la conclusione dei lavori della Piattaforma logistica di Trieste, che ha visto l’ingresso nella sua compagine sociale di Hhla, società quotata in borsa ma controllata dalla municipalità di Amburgo, che gestisce tre terminal container su quattro del porto tedesco. «Si tratta - ha aggiunto - di un partner strategico che punta a sviluppare maggiormente la crescita del Porto di Trieste che la Regione ha sempre sostenuto. Ricordiamo i 4 milioni e mezzo di euro concessi per la parte infrastrutturale e i 18 milioni in tre anni per rendere maggiormente competitivo il traffico su ferro. Lo sviluppo della logistica, insieme alla ricerca e innovazione, è uno dei nostri asset strategici». Questo investimento - ha aggiunto - rappresenta «una grande opportunità anche per la Germania che grazie a questa partnership potrà potenziare i collegamenti con il Sud Europa. Trieste è una porta verso la Mitteleuropa grazie ai suoi scambi commerciali e alle sue infrastrutture logistiche. Sono fiducioso pertanto che questa alleanza possa rafforzarsi con nuove collaborazioni con importanti realtà industriali tedesche. Il nostro plauso va ai soggetti privati che hanno creduto con forza nell’investimento sulla piattaforma logistica, superando le difficoltà che hanno dovuto affrontare in questi anni, e a tutte le istituzioni coinvolte che - ha detto il governatore in conclusione - hanno saputo fare sistema per la crescita del territorio».

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Il distretto
Le connessioni logistiche in Europa ricoprono un ruolo strategico fondamentale, e per un comparto come quello dell’arredo vocato all’export lo sono ancora di più, sottolinea Franco di Fonzo, presidente Cluster Arredo - Casa. L’export vale per il cluster della regione Friuli Vg il 50% del valore della produzione: su oltre 3,5 miliardi parliamo di 1,7 miliardi di esportazioni con un pieno recupero rispetto alla crisi del 2008 (i dati sono 2019 ante Covid, che ha determinato un calo significativo). «Mercati come il residenziale domestico stanno comunque rispondendo bene, altri restano più statici: per questo è fondamentale attivare tutte le possibili sinergie in modo da essere pronti per la ripartenza che vede l’asse Germania-Francia-Inghilterra come un polo di esportazione del mobile friulano che vale più di 700 milioni di euro. Vi sono diverse opportunità ancora da cogliere e progetti da sviluppare con il Porto di Trieste in relazione a questo importante collegamento con la Germania che, per altro, rappresenta per noi il terzo mercato di export. Come Cluster siamo sempre stati al servizio del comparto e a disposizione dell’autorità portuale per iniziative congiunte a beneficio del nostro export», conclude Di Fonzo.

Fra Cina e Germania
Da Cormons, Gorizia, prende la via dell’export il 90% della produzione di Ilcam, specializzata nella produzione di frontali per l’industria dell’arredamento (come le antine da cucina per tutte le marche): solo una minima parte passa però per il porto di Trieste: «La merce diretta negli Usa parte da Livorno e Genova per ovvi motivi di rotte - spiega Pierluigi Zamò, presidente -. Noi usiamo molto l’intermodalità: nessuno stupore che Trieste attiri un investitore tedesco, ormai dobbiamo ragionare in chiave europea, non certo nazionale. Quello che dispiace è che l’Italia sia arrivata tardi nella gestione di tratte ferroviarie destinate alla movimentazione delle nostre produzioni: siamo di fatto costretti ad affidarci a vettori inglesi o francesi».

L’ingresso dell’operatore tedesco lascia però anche alcuni dubbi: «L'operazione è ancora molto fresca e non è ancora del tutto chiara, mentre l’interesse cinese era molto definito dettagliatamente anche in termini finanziari - osserva Pompeo Tria, Presidente del Gruppo Fintria che controlla Step Impianti di Trieste, impegnata sui fronti dell’impiantistica elettrica e meccanica chiavi in mano in tutti i settori industriali e nel settore civile, negli impianti tecnologici e negli impianti di condizionamento e refrigerazione, con più sedi anche all’estero. «Trieste sta vivendo un momento magico e il suo porto è ai vertici in Italia, con un ruolo di respiro europeo. Strategie e intenzioni sulla futura via della Seta vanno capite bene e, fino a prova contraria, concordate con l’Italia, che non può essere ridotta a una semplice osservatrice delle scelte altrui. Quanto all'avvicendarsi di interessi, va anche detto che parliamo sempre di investitori stranieri, mentre manca un ruolo più netto del nostro sistema Paese».

Il ruolo internazionale
Il Porto di Trieste è da tempo, «se non da sempre, uno dei pochi scali italiani con reale vocazione internazionale. A Trieste sono già da tempo presenti operatori danesi, turchi, svizzeri, taiwanesi cui si affianca il recente l’arrivo ungherese - fa notare Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico - Negli ultimi anni la crescita di tutti i valori che misurano le performance portuali lo ha certificato in grande espansione e i dati 2019 lo vedono primo porto d’Italia per tonnellate movimentate, primo porto per crescita del numero di container, primo per traffico ferroviario e primo porto petrolifero». Numeri che riflettono «una sempre maggiore efficienza dello scalo e di conseguenza la sua attrattività da un lato per nuovi traffici, dall’altro per nuovi investimenti. L’ingresso di Hamburger Hafen und Logistik Ag è forse il più concreto segnale dell’interesse che il dinamismo del motore dell’economia dell’area giuliana e di tutto il Friuli Venezia Giulia suscita». Di fronte a questo «Confindustria Alto Adriatico esprime soddisfazione perché è fondamentale che il nostro territorio sia capace di essere sempre più attrattivo anche per i big player internazionali, come è Hhla. Sarà importante fare in modo che questa partnership rafforzi ancora di più l’integrazione logistica dello scalo non solo con il Nord Europa, ma anche con il network cui HHLA già interagisce grazie alla sua posizione privilegiata di terzo scalo marittimo in Europa per traffici dopo Rotterdam e Anversa, e che questa integrazione abbia ricadute in due direzioni: per le aziende del nostro territorio, con la possibilità di raggiungere nuovi sbocchi per le produzioni made in FVG, e per l’attrattività delle nostre zone in quanto sempre più e sempre meglio interconnesse al mondo intero».

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