infrastrutture

Il porto di Taranto a caccia di altri operatori per crescere

di Domenico Palmiotti

(Paris)

3' di lettura

Quarantacinque giorni di tempo, a partire dal 22 gennaio, per sapere se il molo polisettoriale di Taranto e l’ampia area retrostante interessano ad altri gruppi dopo le due domande di concessione demaniale marittima giunte a novembre all’Autorità portuale di sistema del Mar Ionio dal consorzio Soutghate Europe Terminal e dalla South Marine Gate. I 45 giorni, regolati dalla procedura dell’avviso pubblico, scadono il 7 marzo. Oltre a domande concorrenti, all’Authority potranno arrivare opposizioni e osservazioni.

«Le domande di concessione – si specifica – dovranno avere a oggetto l’occupazione e l’uso, totale o parziale, del compendio molo polisettoriale nello stato di fatto in cui si trova. Ciò per le finalità di sviluppo dei traffici commerciali e della logistica con particolare riferimento alla movimentazione dei contenitori unitamente alla movimentazione di merce varia e ro-ro, conformemente alla funzione d’uso indicata nel piano regolatore portuale adottato».
In sostanza, è come se si aprisse una gara. «Al termine della pubblicazione – spiega il presidente dell’Authority, Sergio Prete –, se ci saranno più domande sarà fatta una valutazione comparativa e poi l’istruttoria sulla domanda o sulle domande prescelte. Altre richieste, oltre quelle presentate, possono infatti essere presentate e non possiamo escludere che ne arrivino».

Loading...

Si sono manifestate nuove candidature? «Abbiamo verificato l’esistenza di interesse ma non garanzia di domande» risponde Prete. E i sindacati, che auspicano che un nuovo importante operatore internazionale si affacci nel porto dopo l’abbandono di Evergreen, evidenziano come il conflitto sull’Ilva non aiuti e faccia di Taranto, agli occhi dei potenziali investitori, un’area dove è problematico intervenire e dove non c’è certezza che i programmi si trasformino in realtà.

Soutghate Europe Terminal è un consorzio partecipato da Zeta System spa e Taranto Iniziative Produttive srl. La concessione, chiesta per 30 anni, riguarda la creazione di un terminal multipurpose con la gestione del ciclo completo di movimentazione di merce containerizzata e merce varia. Il consorzio punta ad ottenere 1.200 metri di banchina e un’area retrostante di 319.404 metri quadrati compresi la stazione di banchina (197 mq) e l’officina-magazzino (2.556 mq). Soutghate Europe Terminal ha chiesto inoltre l’anticipata occupazione di una parte dell’intera area, e cioè, nella fase iniziale, di 600 metri di banchina e 50.773 mq di area retrostante. South Marine Gate srl, invece, mette insieme Castiglia srl, Compagnia portuale srl, Malucia srl e Quadrato divisione industriale srl. Punta ad avere, in uso per 30 anni, 800 metri di banchina per arrivare poi a 1.600 ed un’area retrostante di 447.853 mq comprensivi dell’officina-magazzino di 2.287 mq e della palazzina uffici-torre di controllo di 1.135 mq. South Marine Gate intende «recuperare la funzione portuale e logistica del porto di Taranto per le merci destinate all’import-export, nonchè al mercato interno, mediante il riavvio dell’operatività consentita dagli adeguamenti infrastrutturali in corso».
L’infrastruttura messa sul mercato è il molo polisettoriale, del quale ad agosto è stato inaugurato l’ultimo tratto da 600 metri ammodernato. I primi 600 furono invece completati a luglio 2016. Utilizzati i fondi recuperati tramite il Contratto istituzionale di sviluppo di Taranto. Questa è anche l’infrastruttura utilizzata sino a fine 2014-inizio 2015 dalla società Taranto container terminal (Tct) partecipata da Evergreen e Hutchinson e attiva nel transhipment (da nave madre a navi feeder). Tct ha lasciato il porto di Taranto - e la società a giugno 2015 è stata messa in liquidazione - poiché ha ritenuto la banchina non piú competitiva non essendo stati effettuati, nei tempi annunciati, i lavori di adeguamento. Di conseguenza, per il personale Tct è continuata, intensificandosi, la cassa integrazione: poco più di 500 gli addetti coinvolti. Lavoratori che ora sono in carico alla nuova Agenzia portuale, finanziata con risorse pubbliche, la quale, dopo la formazione professionale, ha il compito di rioccuparli in nuove attività nell’ambito del porto nell’arco di 36 mesi dalla presa in carico.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti