a gennaio la concessione

Il porto di Taranto prova a ripartire con i turchi di Yilport

di Domenico Palmiotti

Imagoeconomica

3' di lettura

Con i turchi di Yilport, tredicesimo operatore mondiale, premiato giorni fa a Londra da Lloyd's List Global Awards nella categoria “Port Operator Award” per l'efficienza e il servizio resi, il porto di Taranto prova a ripartire e a chiudere definitivamente una lunga fase difficile. Fase che ha avuto nella crisi Ilva (dall'estate 2012 in poi) e nell'abbandono del terminalista Evergreen (tra fine 2014 e inizio 2015) le sue maggiori espressioni in quanto entrambe hanno determinato un forte ridimensionamento dei traffici e l'inattività per centinaia di addetti.

Adesso i piani presentati da Yilport prevedono che a gennaio prossimo si firmi la convenzione con l'Autorità di sistema portuale del Mar Ionio aprendo così la strada al rilascio, da parte della stessa Authority, della concessione per l'uso per 49 anni del molo polisettoriale, infrastruttura di punta dello scalo. Tra aprile e maggio, poi, via ai traffici con la previsione di raggiungere un milione di teu nel traffico container nel giro di un anno mentre il riassorbimento graduale dei 480 addetti ex Taranto container terminal (la società, messa in liquidazione, nella quale era Evergreen) è stimato nel giro di qualche anno.

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I 480, dopo un lungo periodo di cassa integrazione, sono ora in quota all'Agenzia del lavoro portuale che il Governo ha istituito due anni fa allo scopo di superare la crisi degli scali meridionali di transhipment: Taranto e Gioia Tauro. Il gruppo Yilport si dichiara interessato alle grandi potenzialità del porto di Taranto, punta la sua attenzione anche sulla piattaforma logistica, meno propenso si manifesta per la connessione porto-aeroporto di Grottaglie per sviluppare il traffico cargo in quanto non ritenuto profittevole, e mette in cantiere un piano di investimenti da 400 milioni di euro scansionato in più anni e articolato in quattro tranche di spesa: si parte da 19 milioni di euro per salire a 41, quindi due tranche da 174 milioni di euro ciascuna. Incontrando i sindacati, Yilport ha dichiarato che intende saturare le capacità dello scalo (2 milioni di teu annui) in quanto a traffico container. E quest'ultima attività, insieme alle merci varie e al movimento ro-ro, sono gli ambiti dove la compagnia turca vuole caratterizzare la sua attività a Taranto. Controlla Yilport, Yildirim Holding, che possiede anche il 24 per cento di azioni di Cma Cgm Group.

Prima dell'insediamento effettivo di Yilport, c'è però un nodo da sciogliere ed è il contenzioso aperto davanti al Tar di Lecce (il ricorso si discute a gennaio) da una società, South Europe Terminal, esclusa dall'affidamento del molo polisettoriale. Set chiede l'annullamento degli atti dell'Authority. Questa società, insieme ad altre due, ha avanzato manifestazione di interesse diversi mesi addietro. L'Authority stava vagliando le loro istanze quando è arrivata la proposta di Yilport. A questo punto, si è deciso di fermare le istruttorie in corso per concentrarsi sull'offerta dei turchi ritenuta più valida e di più ampio respiro sotto il profilo dei traffici, dei programmi di sviluppo e della ricollocazione del personale ex Tct. E circa gli esiti del contenzioso, fonti dell'Authority manifestano ottimismo facendo leva proprio sulla differenza competitiva che separa Yilport da tutti gli altri offerenti, che, a differenza dei turchi, puntavano non a tutto il molo polisettoriale ma solo ad una parte. E più modesta era anche la ricaduta occupazionale.

Il prossimo riavvio della banchina dedicata al terminal container si inserisce in una fase intensa di lavori nell'area portuale. Il polisettoriale è stato già riammodernato e la banchina avanzata con un sistema di palificazioni in mare. L'adeguamento è avvenuto in due tranche per 75 milioni di euro complessivi. La prossima opera pronta, a febbraio, sarà la riqualificazione della “radice” del “polisettoriale” per 15 milioni. È in corso il dragaggio dei fondali, allo scopo di avere maggiore profondità, per altri 30 milioni. Ad aprile dovrebbero essere pronte altre due opere: ampliamento del quarto sporgente e della darsena. Sinora i traffici hanno risentito molto delle crisi Ilva e Tct. Prova ne è che il bilancio del primo semestre 2018, confrontato sull'analogo periodo 2017, si è chiuso con un meno 7,1 per cento (-11,2 per cento nel terzo trimestre 2018) e quel desolante numero zero piazzato alla voce container. Adesso tra Yilport, riavvio del siderurgico con Arcelor Mittal, che l'anno prossimo vuole portare lo stabilimento da 4,5 a 6 milioni di tonnellate di acciaio, infrastrutture completate e prospettive della Zona economica speciale ionico-lucana, dovrebbe cominciare la risalita.

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