Interventi

Il post-Covid, le scelte da fare e l’ “alveare umano”

di Piero Formica

2' di lettura

Fortemente scosso dalla pandemia Covid-19, l’alveare umano resisterà alla dissoluzione? Dove e quando lo sciame umano si insedierà materialmente e culturalmente? Assisteremo alla metamorfosi del sistema economico?

Molto dipenderà dallo svolgimento delle disuguaglianze che hanno costruito una gabbia, dorata per pochi, una prigione per molti. Gli studiosi della disuguaglianza nella distribuzione del reddito e della ricchezza hanno lanciato l’allarme. Il coefficiente di Gini, dal nome dello statistico Corrado Gini che lo ha concepito, appare molto sensibile all’andamento della crescita economica post-pandemica. La distribuzione fortemente sbilanciata delle disponibilità economiche si aggraverebbe ulteriormente se la ripresa fosse lenta e resterebbe pressoché invariata qualora il passo dell’economia accelerasse. Nell’accidentato campo delle previsioni, la psicologia è tra i giocatori.

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Intervistato lo scorso 22 maggio 2020 dal New York Times, Paul Krugman osservava che, in uno scenario diverso dalla crisi del 2008 caratterizzata dalla bolla speculativa nel settore immobiliare e dall’indebitamento eccessivo delle famiglie, c’è da prestare attenzione ai processi cognitivi, emotivi e sociali che influenzano l’economia in preda di un evento naturale o solo inintenzionalmente riconducibile all’agire umano. Secondo il premio Nobel per l’economia, come per altre minacce di morte di massa, in assenza di una risposta immunologica la gente imparerebbe a convivere con il nuovo virus e l’economia riprenderebbe a correre più velocemente rispetto a quanto accadde dopo il 2008.

Al gioco delle previsioni che tentano di aprire uno squarcio di luce in mezzo alle spesse nubi che avvolgono il futuro, si contrappone la costruzione volontaria del proprio domani avendo la natura come partner, non come oggetto.

All’intenzione di imboccare un sentiero consultando la mappa dei trend passati subentra il disegnare, strada facendo in terra incognita, una nuova mappa che mostra la trasformazione del sistema economico. L’esplorazione è più che giustificata dagli accadimenti provocati da eventi eccezionali che fanno traballare le fondamenta su cui poggia la vita in comune.

Basti riflettere su questi tre esiti negativi: da un quarto a un terzo dei posti di lavoro resi vulnerabili; un calo dell’occupazione quattro volte superiore tra i lavoratori che occupano i gradini inferiori della scala dei salari rispetto a quelli che si trovano in cima; grande e persistente perdita di occupazione tra chi ha un basso livello di istruzione.

Tornando alla metafora dell'alveare, la metamorfosi mostrerebbe un sistema economico quale organismo vivente composto da una folla di persone che si comportano come un tutto unitario, praticando la solidarietà sociale come antidoto alla disgregazione. L’affermarsi di un tale ordine sociale esige forza di volontà e spirito collettivo per consentire al bene pubblico di esprimersi. È una battaglia con sé stessi, combattuta con “finte, astuzie ed espedienti”, per usare le parole dell’economista Albert Hirschman. È il mutamento del consuetudinario stile di vita che si esprime nel perseguire sempre gli stessi desideri attraverso le azioni quotidiane.

Il coinvolgimento comunitario è un bisogno di ordine superiore che mette in discussione la propria identità, una ‘metapreferenza' che allontana dall'essere chiusi in sé stessi. Lo snodarsi delle vicende dirà se la nuova pandemia sia stata la scintilla capace di accendere l'immaginazione per un cambiamento di così vasta portata.

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